Uno pneumotorace, cinque costole rotte, una frattura a una vertebra lombare. La gloriosa carriera di Chris Froome potrebbe aver avuto nel pomeriggio di mercoledì la propria parola fine. E nel modo peggiore, non per sua decisione — l’idea ronzava comunque in testa al quarantenne britannico — ma per una brutta caduta in allenamento. Il vincitore di 4 Tour de France, di un Giro e due volte della Vuelta stava percorrendo le strade nel comune di Fayence, nel dipartimento del Var, in Provenza, quando si è sbilanciato a causa di uno spartitraffico ed è finito contro un palo, «senza coinvolgimento di vetture o altri corridori», come risulta da un comunicato del suo team, la Israel-Premier Tech.
Il trasporto in ospedale e l’operazione
Froome è stato elitrasportato in ospedale a Tolone, dove è stato operato d’urgenza alla colonna vertebrale. Non ha mai perso conoscenza e non ha riportato traumi alla testa. Le sue condizioni sono apparse immediatamente molto serie, anche se non è mai stato …
Uno pneumotorace, cinque costole rotte, una frattura a una vertebra lombare. La gloriosa carriera di Chris Froome potrebbe aver avuto nel pomeriggio di mercoledì la propria parola fine. E nel modo peggiore, non per sua decisione — l’idea ronzava comunque in testa al quarantenne britannico — ma per una brutta caduta in allenamento. Il vincitore di 4 Tour de France, di un Giro e due volte della Vuelta stava percorrendo le strade nel comune di Fayence, nel dipartimento del Var, in Provenza, quando si è sbilanciato a causa di uno spartitraffico ed è finito contro un palo, «senza coinvolgimento di vetture o altri corridori», come risulta da un comunicato del suo team, la Israel-Premier Tech.
Il trasporto in ospedale e l’operazione
Froome è stato elitrasportato in ospedale a Tolone, dove è stato operato d’urgenza alla colonna vertebrale. Non ha mai perso conoscenza e non ha riportato traumi alla testa. Le sue condizioni sono apparse immediatamente molto serie, anche se non è mai stato in pericolo di vita. Il corridore nato a Nairobi, dominatore di un’epoca del ciclismo ormai lontana nel tempo (la sua ultima vittoria è il Giro d’Italia 2018 grazie a uno storico attacco solitario di 80 km nato sul Colle delle Finestre), aveva chiuso la sua ultima gara, il Giro di Polonia, lo scorso 10 agosto, con un 68° posto finale. Resteranno 46 i successi di una carriera tagliata in due da un altro terribile incidente, avvenuto il 12 giugno 2019.
La caduta del 2019
Allora, durante la ricognizione della cronometro del Criterium del Delfinato, Froome finì contro un muro nei dintorni di Roanne, non lontano da Lione: gli vennero riscontrate fratture a femore, gomito, costole e anca, oltre ad alcune lesioni interne, un polmone perforato e varie escoriazioni. Finì in rianimazione, tornò alle gare dopo otto mesi, sbilanciato in bici (dopo l’incidente ha una gamba leggermente più corta dell’altra), senza mai riuscire a ritrovare i suoi livelli migliori. «Sento che mi è stata data una seconda possibilità» disse allora, «se la mia carriera fosse finita così, all’improvviso, avrei avuto tanti rimpianti. Ma il ciclismo è uno sport che amo e voglio continuare a farlo». Il sogno del quinto Tour de France, quello di entrare nel club esclusivo al quale appartengono i soli Anquetil, Merckx, Hinault e Indurain, è rimasto tale. Scaricato dalla Ineos a fine 2020, finì alla Israel: uno stipendio faraonico (oltre tre milioni a stagione) per risultati modestissimi. L’ultima fiammata del Froome di un tempo arrivò al Tour 2022, con un orgoglioso terzo posto nella tappa dell’Alpe d’Huez. Poi un lento scomparire, inghiottito dalle parti basse degli ordini d’arrivo, in netto contrasto con la sua volontà commovente, ma a tratti disperata di continuare a esserci a ogni costo in un ciclismo che nel frattempo è profondamente cambiato. A fine 2025 scade il suo contratto con la Israel.
Tra i sette grandi
Nel futuro di Froome c’è il possibile lancio di un’academy in Africa. Al Mondiale in Ruanda, a fine settembre, il primo evento globale organizzato dal ciclismo nel continente, però non ci sarà. Froome vive a Montecarlo con sua moglie Michelle Cound. La coppia ha due figli, Kellan e Katie. È professionista dal 2008 ed è uno dei soli sette di sempre (gli altri sono Anquetil, Gimondi, Merckx, Hinault, Contador e Nibali) ad aver vinto almeno una volta le tre grandi corse a tappe.