L’ingresso nell’età adulta per Giulio Pellizzari è arrivato in un angolo remoto della provincia di León, nello scenario post-apocalittico dell’Alto de El Morredero, tra alberi anneriti dagli incendi di inizio estate, pale eoliche che vorticavano per il forte vento e la paura di nuovi blitz dei manifestanti Pro-Pal. La Vuelta devastata dagli eventi degli ultimi giorni si è mutata nel giorno più bello della carriera dello scalatore marchigiano. «Il più bello sì, anche se la mia carriera è ancora corta…». A 21 anni e 275 giorni Pellizzari da Camerino è diventato il più giovane vincitore di tappa della corsa spagnola dai tempi di un certo Tadej Pogacar (2019), lo stesso con il quale Giulio scambiava occhiali e maglia al Giro d’Italia un anno fa, stupito dall’essergli stato così vicino in almeno due tappe di montagna.
Quinto in classifica
Il ragazzo è cresciuto, ora è anche quinto in classifica alla Vuelta e ha finalmente vinto la sua prima gara da professionista. «Avevo la strana sensazione che oggi sarebbe potuto essere il mio giorno». E ha vinto da campione, non grazie a una fuga da lontano, ma attaccando dal gruppo degli uomini di classifica a 3,5 km dall’arrivo, nel punto più duro della salita, dove l’odore acre del legno bruciato era più forte. Li ha staccati tutti, compreso Vingegaard, ancora in maglia rossa davanti ad Almeida a 4 tappe dalla fine. Pellizzari indossa la maglia bianca di miglior giovane e ieri si è probabilmente guadagnato il ruolo di capitano azzurro al Mondiale di Kigali nella prima Nazionale del ct Marco Villa.
Le manifestazioni Pro-Pal
Al Giro aveva chiuso al 6° posto, con un podio di giornata a Brentonico e tante aspettative frustrate dai compiti di gregariato per Roglic. Anche alla Vuelta ha un capitano da aiutare, Jai Hindley (che lo precede in classifica di 47”), ma da oggi, nella crono di Valladolid, a sabato, sulla lunare Bola del Mundo, può sfidarlo. Il finale della Vuelta resta un’incognita. L’organizzazione ha affermato di non avere un piano-B, «domenica arriveremo a Madrid», dove verrà schierato un migliaio di agenti di polizia per prevenire nuovi disordini dei manifestanti Pro-Pal. «Sono diventati pericolosi e violenti. Mettono puntine sulla strada, ci lanciano oggetti. A me hanno gettato in faccia urina» ha raccontato prima del via Jonas Gregaard. Dal buio della corsa a tappe più tormentata di sempre è spuntata una stella italiana, uno squarcio di meraviglia che il nostro ciclismo a corto di storie e di imprese aspettava da anni.