Tra orgoglio e sfortuna, il Mondiale di Remco Evenepoel è stato qualcosa di simile a uno spettacolo teatrale: massimo sforzo e massimo risultato, l'argento dietro un astronomico Tadej Pogacar. Ma quella intorno a Kigali è stata un'Odissea di problemi risolti in qualche modo, tanti strilli e un'accelerazione bruciante nel finale che gli è valsa il secondo posto.
I problemi meccanici
Intorno a metà gara Evenepoel ha cominciato a litigare con la sua bici. "Voglio spiegare nuovamente cosa è successo e perché tutto questo è stato frustrante per me – ha detto Evenepoel in conferenza stampa –. Ho preso una buca con la bici ed è venuta giù la sella. Mi è stata data una seconda bici, era la numero tre e non la numero due. Sono salito, ho iniziato a pedalare e sentivo che c’era qualcosa che non andava. E una volta in salita, sono iniziati i crampi ai muscoli posteriori della coscia che si facevano sempre più forti, quindi ovviamente non è andata bene. Può sembrare strano ma quando cambi posizione bruscamente, come è capitato a me, possono venire questo tipo di dolori. La sella non era più piegata in avanti come la prima bici, ma era completamente piatta e questo mi obbligava a stare in un’altra posizione, non corretta per me". Il meccanico della nazionale belga, Dario Kloeck, cugino di Remco, ha però smentito in un primo momento la versione del bi-campione olimpico: "Abbiamo misurato tre volte la sua bici, la sella era alla stessa altezza della sua altra bici. In verità la sella della sua prima bici si è rotta perché Remco è finito in una buca poco prima del Mont Kigali. Ha corso a lungo con una bici rotta, la sella era scesa di due centimetri. Si è rotto il morsetto che la regge e la sella si è inclinata verso il basso. Non c'era niente da fare".
I problemi "idraulici"
In realtà i problemi di Remco erano iniziati ben prima. Prima di uscire dal circuito principale, Evenepoel si è fermato nei bagni chimici allestiti dall'organizzazione per espletare i suoi bisogni fisiologici. Una scena piuttosto inconsueta nel ciclismo: in genere i corridori si fermano a bordo strada, stando attenti a evitare zone piene di tifosi. Solo che al Mondiale in Ruanda, con un milione di persone sul percorso, era praticamente impossibile. "Dovevo fare pipì e non ho osato farla da qualche altra parte per paura che mi squalificassero. Negli ultimi giorni ho avuto qualche problema di stomaco e appena ho cominciato a mandare giù dei gel, ho avvertito crampi allo stomaco: non sono stato il primo e neanche l’ultimo in questa gara ad avere problemi intestinali". La Si è rischiata la fila ai bagni, non molto numerosi lungo tutto il percorso. Nello stesso gabbiotto, qualche minuto prima, si era fermato anche Tadej Pogacar.
La soluzione pulp di Campenaerts
Qualcuno ha invece fatto, diciamo, altre scelte. È il caso del compagno di nazionale di Evenepoel Victor Campenaerts, che ha fatto la pipì direttamente nella borraccia. Lo ha raccontato l'altro corridore belga Luis Vervaeke "Victor Campenaerts invece aveva bisogno ma nemmeno lui si è fermato: ha preferito usare la borraccia dell’acqua e tirare dritto…". Regolamento alla mano, urinare in pubblico o in modo indecoroso è vietato e sanzionato. Si va da una semplice ammenda fino nei casi più gravi o ripetuti, alla squalifica alla multa salata fino alla perdita di posizioni nell'ordine d'arrivo.
Il viaggio per l’Europa
Ora Evenepoel è atteso da un lunghissimo viaggio: mercoledì è impegnato nella cronometro dei campionati Europei nella Drome, al sud della Francia. Stamane si è imbarcato su un volo con scalo ad Addis Abeba e destinato a Marsiglia. Da lì 200 km fino a Privas, martedì mattina. Infine la crono, dove è il naturale favorito: stavolta però troverà sulla sua strada anche Filippo Ganna.