✕

Il ciclismo resiste in Venezuela: la Vuelta al Tachira cerca un’impossibile normalità

Ascolta l'audio

Sullo sfondo delle vicende politiche di questi giorni si gareggia nella regione di San Cristobal
2 minuti di lettura

Come ogni anno dal 1986 - con una prima volta leggendaria nel 1966 - e anche se questo non è un anno normale per il Venezuela, si sta correndo la Vuelta al Tachira. Si gareggia nella regione di San Cristobal, cara a Francesco Moser, iridato in quelle remote latitudini nel 1977. Ma questa "Tachira", prima corsa di un certo spessore dell'annata solare del ciclismo, è assai diversa da quelle che l'hanno preceduta.

Il caos politico

C'entra ovviamente la politica, anche se la deposizione di Maduro e il caos nel paese non hanno impedito a 76 uomini di schierarsi al via della prima tappa, proprio a San Cristobal: sono 53 i venezuelani, 14 i colombiani, 4 i boliviani, 3 i messicani, 2 gli ecuadoriani. Stop. Non ci sono squadre europee al via. Il più anziano, Manuel Medina, ha 49 anni. Il più giovane, Carlos Quintero, è da poco maggiorenne.

Avventura a San Cristobal

La selezione cubana, inizialmente prevista al via, non è riuscita a raggiungere il paese a causa della chiusura dello spazio…

Come ogni anno dal 1986 - con una prima volta leggendaria nel 1966 - e anche se questo non è un anno normale per il Venezuela, si sta correndo la Vuelta al Tachira. Si gareggia nella regione di San Cristobal, cara a Francesco Moser, iridato in quelle remote latitudini nel 1977. Ma questa "Tachira", prima corsa di un certo spessore dell'annata solare del ciclismo, è assai diversa da quelle che l'hanno preceduta.

Il caos politico

C'entra ovviamente la politica, anche se la deposizione di Maduro e il caos nel paese non hanno impedito a 76 uomini di schierarsi al via della prima tappa, proprio a San Cristobal: sono 53 i venezuelani, 14 i colombiani, 4 i boliviani, 3 i messicani, 2 gli ecuadoriani. Stop. Non ci sono squadre europee al via. Il più anziano, Manuel Medina, ha 49 anni. Il più giovane, Carlos Quintero, è da poco maggiorenne.

Avventura a San Cristobal

La selezione cubana, inizialmente prevista al via, non è riuscita a raggiungere il paese a causa della chiusura dello spazio aereo su Caracas. Le squadre provenienti dalla Colombia (Garroteros de Santander e Gesprom Evolution) e dalla Bolivia (Pío Rico Cycling Team) sono entrate in Venezuela via terra, passando dalla città colombiana di Cúcuta e dopo aver scavalcato il Rio Tachira, il fiume che fa da confine tra i due paesi. La corsa si è aperta venerdì con il successo in volata di Arlex Mendez. Emanuel Viloria ha sbaragliato la concorrenza nella seconda tappa, con arrivo in salita a San Cristobal. Terzo successo, ieri, per Jad Colmenares. La prima giornata ha tolto di mezzo già 9 corridori. Ora ne restano 66. Dieci le tappe in programma: quattro si concludono a San Cristobal. Una sul leggendario Cerro el Cristo. 1500 i km complessivi, su strade riasfaltate da poco. "Stiamo garantendo la sicurezza dei nostri atleti" ha segnalato il con orgoglio il governatore del Tachira, Arnaldo Sanchez, "seguendo le istruzioni del Presidente Nicolás Maduro, cureremo ogni dettaglio delle tappe che attraverseranno Mérida per garantire l'eccellenza dell'evento", ha dichiarato Sánchez. Il governatore ha sottolineato l'impegno coordinato di tutti i componenti della sicurezza: Protezione Civile, Forze Armate Nazionali Bolivariane (FANB), Vigili del Fuoco di Mérida, Polizia Nazionale (PNB) e ciascuna forza di polizia municipale".

Amore e bicicletta

Il senso del Venezuela per la bicicletta è profondo. Dietro a calcio e ovviamente baseball, il ciclismo è lo sport più popolare. Popolarissimo è il mitico José Rujano, tre tappe vinte al Giro e un terzo posto nel 2005. Il piccolo scalatore era ancora in gara nel 2025 con suo figlio, Jeison, 24 anni, in corsa anche in questa edizione. Non meno mitico è Leonardo Sierra, il primo vincitore di sempre di una tappa del Giro con il Mortirolo nel suo percorso, la Moena-Aprica del 1990. La Vuelta al Tachira era tradizionalmente terreno di caccia per le squadre del grande Gianni Savio, scomparso un anno fa. Niente Europa questa volta, in quella Macondo del ciclismo, sconvolta eppure orgogliosamente sulle sue strade ad applaudire i suoi improbabili eroi del pedale.

Leggi i commenti