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È sempre Pogacar: trionfa alle Strade Bianche per la quarta volta

(afp)

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Quasi 80 km di fuga solitaria per il campione del mondo, che precede Seixas e Del Toro
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Bianche le strade e bianco lui, un angelo. Una nuvola di polvere consegna di nuovo l’epica di Tadej Pogacar all’abitudine: quarta vittoria nella corsa d’altri tempi sui colli senesi, 80 chilometri di fuga solitaria in maglia iridata, tutto quello che ci si immaginava potesse fare, ebbene lui l’ha fatto aggiungendo sempre qualcosa in più: stavolta, la media oraria (42,6). Non c’è primato che possa scamparla, quando Pogacar decide di diventarne padrone. L’anno scorso era caduto da solo in discesa, si era strappato la maglia, era risalito in bici e via volare. Quest’anno si è fatto accudire le ali dal compagno Isaac Del Toro, è fuggito in accelerazione su Monte Sante Marie, una progressione inesorabile, e qui c’è la fessura di luce che è passata nella corsa e che potrebbe illuminare un po’ il ciclismo negli anni a venire, che saranno inesorabilmente di Tadej ma chissà: perché l’ultimo a resistere è un francese di 19 anni, Paul Seixas, poi secondo a Siena, qualcosa di speciale già si intu…

Bianche le strade e bianco lui, un angelo. Una nuvola di polvere consegna di nuovo l’epica di Tadej Pogacar all’abitudine: quarta vittoria nella corsa d’altri tempi sui colli senesi, 80 chilometri di fuga solitaria in maglia iridata, tutto quello che ci si immaginava potesse fare, ebbene lui l’ha fatto aggiungendo sempre qualcosa in più: stavolta, la media oraria (42,6). Non c’è primato che possa scamparla, quando Pogacar decide di diventarne padrone. L’anno scorso era caduto da solo in discesa, si era strappato la maglia, era risalito in bici e via volare. Quest’anno si è fatto accudire le ali dal compagno Isaac Del Toro, è fuggito in accelerazione su Monte Sante Marie, una progressione inesorabile, e qui c’è la fessura di luce che è passata nella corsa e che potrebbe illuminare un po’ il ciclismo negli anni a venire, che saranno inesorabilmente di Tadej ma chissà: perché l’ultimo a resistere è un francese di 19 anni, Paul Seixas, poi secondo a Siena, qualcosa di speciale già si intuisce nel suo modo di stare in sella e correre.

La Sanremo si avvicina

C’è qualcuno, forse, alle spalle di una maglia fatta di arcobaleno.Le Strade Bianche sono uniche perché fanno da ponte tra le epoche. Tadej Pogacar le interpreta come se si fosse ai primi del Novecento, grumi di polvere secca sotto le ruote e nei polmoni. E se da un lato la strada è antica, ancora di più lo è Pogacar nella sua strabiliante modernità: così si uniscono i lembi del tempo, ripiegati su loro stessi, senza più margini. Ottanta chilometri da solo, spesso lo sloveno va a prendersi così le classiche monumentali e ora gli manca solo la Sanremo: due volte terzo negli ultimi due anni, lui già sul percorso a provarlo come un forsennato, tre giorni fa il record della Cipressa in allenamento: il 21 marzo Pogacar vorrà inaugurare la primavera portando a spasso, tra i fiori, il suo arcobaleno. E magari stavolta ci riesce.

I tentativi di (vana) resistenza di Seixas

Dentro un paesaggio meraviglioso, la corsa senese ha avuto storia finché Pogacar non se l’è presa tutta, virando sul leggendario. In uno dei 14 settori di sterrato (uno di questi, Colle Pinzuto, da tre giorni porta il suo nome), Tadej Pogacar ha semplicemente scatenato i suoi celeberrimi watt, moltiplicandoli in potenza. Il gruppetto si è sfarinato come un biscotto, soltanto il giovane Seixas ha provato a tenere il passo impossibile, a un certo punto c’è stata l’illusione di un riavvicinamento, fino alla sgasata definitiva del campione del mondo. A questo punto è iniziata la mirabile protezione del capitale da parte di Del Toro, che se avesse indossato una maglia diversa, e non quella degli emiri che pagano lui e il suo capitano, forse avrebbe vissuto un giorno diverso, un po’ meno lontano dall’alieno. O forse no.

Indomito ma anche fuori forma van Aert

Ma per i condannati ad inseguire, cioè tutti, non c’è stato scampo. Quasi commovente van Aert, poi abbandonato da una forma ancora lontana, ma sempre indomito. Due corse, come sempre: quella di Pogacar e quella degli altri, in mezzo a una folla smisurata e a tratti un poco opprimente (si sono rischiate cadute nella stretta, specialmente sulla rampa delle Tolfe), con gli spettatori protesi verso i ciclisti e molte mani appoggiate alla schiena di Pogacar che saliva, toccato e accarezzato come un santo in processione. Il prossimo santo si chiama Remo.

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