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Tadej Pogacar vince la Milano-Sanremo per la prima volta: impresa da leggenda dopo una caduta

Lo sprint di Pogacar su Pidcock
Lo sprint di Pogacar su Pidcock (lapresse)

Il campione del mondo cade, rientra in gruppo, allunga. Solo un grandissimo Pidcock gli tiene testa per poi arrendersi nello sprint a due. Sul podio anche van Aert

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SANREMO – Non si potrà mai dimenticare la maglia arcobaleno sbrindellata e sporca di Tadej Pogacar che cade da solo a Imperia, resta malamente indietro, sanguina sul fianco sinistro, risale in bicicletta, recupera mezzo minuto di svantaggio, rientra in gruppo ai piedi della Cipressa, risale e salta gli avversari uno dopo l’altro, infine scatta per lasciarli lì. Gli resistono solo Van der Poel e Pidcock, e Ganna è bravo a provarci ma non ha le energie dell’anno scorso, così Pogacar si strappa da ruota l’eterno rivale olandese all’inizio del Poggio e poi brucia a Sanremo, in volata, l’inglese come un consumato pistard. Esageriamo?

Per Pogacar è la partita della vita

E’ la vittoria più importante della sua vita (e parliamo di una carriera che contiene già 11 classiche monumento più quattro Tour, un Giro e due Mondiali consecutivi), non solo perché la Sanremo mancava all’alieno sloveno (come la Roubaix, ma presto non sarà più così), ma perché la dinamica di questa avventura è stata romanzesca, inimmaginabile. "Sono tanto felice, desideravo moltissimo questa vittoria e mi servirà un po’ di tempo per capire di averla raggiunta. Dopo la caduta, per un secondo ho pensato che fosse tutto finito e senza la mia squadra non ce l’avrei mai fatta: avrei tirato dritto da solo fino a Sanremo, per guardarmi l’arrivo. Pidcock è stato proprio bravo: io non arrivo quasi mai a giocarmi una corsa in una volata a due, sapevo che Tom è veloce e non immaginavo come sarebbe andata a finire”. Anche il terzo al traguardo è un campione monumentale per orgoglio e storia: Wout van Aert.

Una caduta che poteva rovinare tutto

Ci si chiedeva dove e come Pogacar avrebbe sbaragliato tutti, e lui ha pensato bene di riempirsi le tasche di pietre, appesantendo il più possibile il destino. Cadere in quel modo, andando a sbattere contro chi lo precedeva in gruppo, poteva rovinare tutto. E la grande rincorsa avrebbe potuto prosciugare il campione del mondo in un finale che si gioca sempre all’ultimo watt e all’ultimissimo metro. Invece, nonostante gli handicap, Pogacar ha superato tutti i limiti e tutti i corridori. Ogni volta, Tadej inventa qualcosa di diverso, siano le fughe solitarie di cento chilometri come i dieci centimetri dell’ultimo, inatteso sprint sul viale dei fiori. Ma nessuno più di Pogacar meritava questa corsa.

Uno così non nasceva dai tempi di Coppi e Merckx

Siamo di fronte a un atleta spaventosamente bravo, uno che ogni volta che gareggia può misurarsi con i grandi della storia: e se adesso, primo di sempre, vincesse tutte e cinque le monumento nella stessa stagione? Dai tempi di Coppi e Merckx non nasceva un personaggio simile, atteso ora dal pavé di Roubaix. Domato quello, non gli resterà che la Vuelta per avere trionfato ovunque. Nell’attesa, eccolo festeggiare con la maglia iridata strappata, e in quell’arcobaleno sdrucito splende il sole.

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