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Saronni: “Pogacar come me nel club degli iridati vincitori a Sanremo. È il più grande sportivo al mondo”

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Solo Binda, Merckx e Gimondi prima di loro due, divisi da 43 anni di tentativi falliti: “Tadej è il più grande sportivo del mondo in questo momento”
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In un montaggio social spuntato un minuto dopo la fine della Milano-Sanremo c’erano gli ultimi due corridori capaci di vincere la Classicissima in maglia iridata. Uno era Tadej Pogacar.

(afp)

L’altro era lei, Beppe Saronni. 43 anni fa.

“Fa un po' effetto. Ma se c'era un campione del mondo che avrebbe potuto aggiungersi in questo gruppetto, era proprio lui. Binda, Merckx, Gimondi, Saronni, Pogacar: suona bene, no? Il fatto che siamo stati così pochi noi campioni del mondo in carica capaci di vincere la Sanremo in più di 100 anni, qualcosa vorrà pur dire”.

Altri c’erano andati vicinissimi.

“Mi viene in mente Sagan, che l’avrebbe meritata. E Van der Poel, quando aveva quella maglia, preferì fare il gregario per Philipsen. Sbagliò. E poi Tadej l’ha vinta in un modo speciale, incredibile”.

Cosa abbiamo visto sabato?

“Un Pogacar capace di vincere non alla sua solita maniera, con un assolo di 80-100 km. Ma a…

In un montaggio social spuntato un minuto dopo la fine della Milano-Sanremo c’erano gli ultimi due corridori capaci di vincere la Classicissima in maglia iridata. Uno era Tadej Pogacar.

(afp)

L’altro era lei, Beppe Saronni. 43 anni fa.

“Fa un po' effetto. Ma se c'era un campione del mondo che avrebbe potuto aggiungersi in questo gruppetto, era proprio lui. Binda, Merckx, Gimondi, Saronni, Pogacar: suona bene, no? Il fatto che siamo stati così pochi noi campioni del mondo in carica capaci di vincere la Sanremo in più di 100 anni, qualcosa vorrà pur dire”.

Altri c’erano andati vicinissimi.

“Mi viene in mente Sagan, che l’avrebbe meritata. E Van der Poel, quando aveva quella maglia, preferì fare il gregario per Philipsen. Sbagliò. E poi Tadej l’ha vinta in un modo speciale, incredibile”.

Cosa abbiamo visto sabato?

“Un Pogacar capace di vincere non alla sua solita maniera, con un assolo di 80-100 km. Ma allo sprint. Vale infinitamente di più. Vincere un Lombardia, per Tadej, su un percorso difficile adattissimo a lui, è fin troppo facile. Più è dura la corsa, più il suo strapotere emerge. Quello della Sanremo non è il suo percorso. E poi si è messo alle spalle la caduta. Me l'aspettavo così forte, in così grandi condizioni, ma ha fatto un’impresa incredibile. E ha battuto un Pidcock spettacolare. È la sua impresa più grande, non ho nessun dubbio”.

Dopo la caduta i suoi avversari non hanno forzato sulla Cipressa, semplificandone il rientro. Hanno sbagliato?

“Questa cosa l'ho pensata anch'io mentre vedevo gli ultimi chilometri. È vero, alcune squadre hanno fatto il forcing prima di prendere la Cipressa. Ma nessuno ha avuto la forza di fare la strappata. E lui è rientrato. Ma non si è messo un attimo nella pancia del gruppo a respirare. Ha fatto un forcing di ritmo. Costante, inesorabile, in progressione. Il gruppo si è frazionato immediatamente, sono rimasti davanti in tre. Tadej ne aveva il doppio degli altri. E chissà senza la caduta che cosa avremmo visto”.

Pogacar rischia di vincere tutte le classiche monumento in una stagione: nemmeno Merckx ci è riuscito.

“Al Fiandre è il favorito. Poi c'è la Roubaix, l'anno scorso è arrivato secondo. E Van der Poel non l'ho visto forte come nel 2025. Alla Roubaix ci vuole anche fortuna. Però la fortuna va aiutata”.

Qual è la differenza tra Pogacar e Merckx?

“Il gruppo riconosce la grande forza di Pogacar. Tante volte, mi dicono, i suoi avversari non vedono l'ora che lui se ne vada per fare la loro corsa, per il piazzamento. Siamo quasi ai livelli di Binda, quando lo pagavano per non correre il Giro. Io ci ho corso a inizio carriera contro Merckx: era fortissimo, stravincente, in corsa era determinato, cattivo, un agonista impressionante. Tadej non ha bisogno di cattiveria agonistica per vincere. Non corre con il coltello tra i denti perché non fa fatica ad essere superiore. Ha caratteristiche naturali uniche. È tutto in quelle due gambe. Sembrano due gambe normalissime. Ma poi c’è anche la testa. Anche se le due cose vanno sempre di pari passo”.

Quante volte ha ripensato a quella telefonata di Andrej Hauptman, l’attuale ds di Pogacar, quando lei era manager del team: “Beppe, ho un ragazzo fortissimo…”.

“La mia fortuna allora fu la conoscenza che avevo con Hauptman, che era stato nostro corridore come tanti altri sloveni. Pensare però che fosse l’Eddy Merckx dei nostri giorni, la prima volta che ci siamo incontrati in ritiro… incredibile. Ogni tanto ci sentiamo, ci scambiamo messaggi. È un ragazzo curioso, che accetta tanti consigli”.

Dopo i cinque monumenti, che altro c’è?

“Il quinto Tour. Non deve dimenticarsi che entrare nel club di Anquetil, Merckx, Hinault e Indurain è il sogno di chiunque faccia questo mestiere. Può riuscirci già a luglio, a 27 anni. Quanti Tour ha ancora davanti? A quanti potrà arrivare?”.

È il più grande sportivo del mondo, in questo momento?

“Credo proprio di sì”.

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