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L’astronave di Pogacar: una bici che viene dal futuro nella caccia alla Roubaix

Pogacar in allenamento 

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Il campione del mondo cercherà di vincere oggi l’ultima classica monumento che gli manca per eguagliare Van Looy, Merckx e De Vlaeminck
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L’immortalità è lontana 258 km, più 300 metri da coprire nel velodromo Pétrieux. La Regina delle Classiche attende che Tadej Pogacar completi il career slam: Sanremo, Fiandre, Liegi e Lombardia già vinte, manca la Parigi-Roubaix. Solo Van Looy, Merckx e De Vlaeminck le hanno vinte tutte in oltre un secolo di ciclismo. Lo sloveno è il favorito naturale di qualunque corsa, ma stavolta no, non è detto, e non dipende solo da lui. Tutto però parla di storia, di impresa, di leggenda: l’anno scorso fu secondo con una caduta ai 30 dall’arrivo che lanciò Van der Poel. L’olandese ne ha vinte tre, solo De Vlaeminck e Boonen hanno fatto poker. Pogi arrivò al traguardo con il polso (e il suo orologio da 300mila euro) insanguinato. Promise di riprovarci, la pietra trasformata in trofeo dalla marmeria di Orchies non può mancare alla sua collezione.

L’immortalità è lontana 258 km, più 300 metri da coprire nel velodromo Pétrieux. La Regina delle Classiche attende che Tadej Pogacar completi il career slam: Sanremo, Fiandre, Liegi e Lombardia già vinte, manca la Parigi-Roubaix. Solo Van Looy, Merckx e De Vlaeminck le hanno vinte tutte in oltre un secolo di ciclismo. Lo sloveno è il favorito naturale di qualunque corsa, ma stavolta no, non è detto, e non dipende solo da lui. Tutto però parla di storia, di impresa, di leggenda: l’anno scorso fu secondo con una caduta ai 30 dall’arrivo che lanciò Van der Poel. L’olandese ne ha vinte tre, solo De Vlaeminck e Boonen hanno fatto poker. Pogi arrivò al traguardo con il polso (e il suo orologio da 300mila euro) insanguinato. Promise di riprovarci, la pietra trasformata in trofeo dalla marmeria di Orchies non può mancare alla sua collezione.

La bici futuristica di Pogacar

Pogacar ci riprova con i suoi mezzi fisici totalmente inadeguati – si sarebbe detto un tempo – a una corsa così. Ma il fulcro della sua passeggiata lunare sarà nel punto centrale dello sforzo, dove la fantasia e la forza trasformano i pedali in leve. Sulla sua Colnago Y1RS con manubrio ad ala di gabbiano super-aerodinamico, Pogi monta pedivelle corte, come si usa oggi (165 millimetri), tubolari larghissimi (da 35 mm, un prototipo messo sul mercato da Continental solo a marzo) e una moltiplica unica, da 56 denti (lo produce la bresciana Carbon-Ti), la stessa che lo ha aiutato nella rimonta alla Sanremo dopo la caduta. La corona di Pogacar alterna un dente più largo e un dente più stretto. Anche la catena è asimmetrica, a maglie alternate. Il tutto serve a garantire stabilità in caso di sollecitazioni. E quelle della Roubaix sono paragonabili sul fisico di un corridore a un terremoto di piccola intensità, ma lungo quasi sei ore.

Trenta tratti di pavé

Si parte da Compiègne, i tratti di pavé sono 30: il primo, da Troisvilles a Inchy arriva dopo 95 km. Tre sono a cinque stelle: la Foresta di Arenberg, Mons en Pévèle e il Carrefour de l’Arbre. Il meteo dovrebbe essere buono: meno lo è stato alla vigilia, con scrosci nella zona di Arenberg. Vuol dire Roubaix piuttosto fangosa. Negli ultimi giorni gli organizzatori hanno denunciato troppi furti di pavé, con pseudo-tifosi che di notte portavano via pezzi di porfido. Ciò aumenta esponenzialmente il rischio di cadute.

Ganna, Milan e gli altri italiani

Alla lotta apparterranno anche Ganna, Milan e un pugno di altri giovani italiani con un futuro possibile su queste pietre: Mattio, Borgo, Romele. Il più giovane al via ha 19 anni, è l’americano Ezra Caudell. Il più anziano, 11 anni fa, vinse Sanremo e Roubaix in poche settimane: John Degenkolb è uno dei tre ad averle conquistate entrambe in poche settimane. Gli altri sono Cyrille Van Hauwaert (1908), Sean Kelly (1986) e Mathieu Van der Poel (2023 e 2025). In questa compagnia leggendaria può accomodarsi Pogacar, che antepone l’ambizione al rischio di compromettere la stagione del suo possibile 5° Tour. Sul limitare dell’onnipotenza, Tadej va incontro al suo destino.

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