BURGAS – Il decennio a vuoto del ciclismo italiano, incapace di trovare un nome da mettere sull’albo d’oro del Giro dopo il successo di Nibali nel 2016, ha conosciuto in questo spazio lunghissimo picchi di negatività come le due edizioni con una sola vittoria di tappa (2017 e 2025) o classifiche generali salvate dal solo, prode Damiano Caruso (2° nel 2021, poi 4° e 5°).
In quel vuoto si sono inseriti paesi nuovi che non avevano mai vinto prima come Olanda, Gran Bretagna, Ecuador, Australia, Slovenia. Il ciclismo si è esteso sul mondo, la mappa si è allargata, la globalizzazione è un fattore che ha lasciato indietro alcune scuole tradizionali — o tradizionaliste, come la nostra, con i suoi stilemi di allenamento antichi, combinati …
BURGAS – Il decennio a vuoto del ciclismo italiano, incapace di trovare un nome da mettere sull’albo d’oro del Giro dopo il successo di Nibali nel 2016, ha conosciuto in questo spazio lunghissimo picchi di negatività come le due edizioni con una sola vittoria di tappa (2017 e 2025) o classifiche generali salvate dal solo, prode Damiano Caruso (2° nel 2021, poi 4° e 5°).
In quel vuoto si sono inseriti paesi nuovi che non avevano mai vinto prima come Olanda, Gran Bretagna, Ecuador, Australia, Slovenia. Il ciclismo si è esteso sul mondo, la mappa si è allargata, la globalizzazione è un fattore che ha lasciato indietro alcune scuole tradizionali — o tradizionaliste, come la nostra, con i suoi stilemi di allenamento antichi, combinati alle pericolose, orribili strade moderne. Però nel frattempo è spuntato qualcosa: Filippo Ganna, le sue cronometro e il suo record dell’ora, le volate di Jonathan Milan — oggi, nella Nessebar-Burgas, la prima tappa della Grande Partenza dalla Bulgaria, può indossare la maglia rosa — e qualche ragazzo che in montagna può arrampicarsi molto in alto.
La speranza Pellizzari
In questo Giro scopriremo soprattutto se a 22 anni Giulio Pellizzari è già in grado di lottare per la vittoria in una grande corsa a tappe. Ne ha vinta una piccola, ma importante, poche settimane fa: nell’ultima frazione del Tour of the Alps ha staccato Bernal e Arensman, due scalatori da alta classifica anche qui. «Imbattibile credo non ci sia nessuno» ha raccontato alla vigilia Pellizzari, «sicuramente Jonas Vingegaard sarà il favorito numero uno ma vediamo. L’anno scorso ho imparato sulla mia pelle che non sempre il favorito della gara vince. Noi della Red Bull eravamo venuti con Roglic convinti di vincerlo facilmente. Ma non è andata così. Ho un obiettivo in testa, ma vediamo tappa per tappa e cerchiamo di arrivare più in alto possibile».
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L'ambizione di Vingegaard
Un’ambizione così, in casa Italia, mancava da anni, dagli ultimi fuochi di Nibali. Lo scalatore di Camerino ha un totem come Vingegaard da battere, uno che nei suoi anni d’oro si è messo alle spalle anche Pogacar al Tour de France. «Per me è un sogno essere qui» ha spiegato il danese, «e poter provare a vincere anche il Giro dopo Tour e Vuelta». Sarebbe appena l’ottavo corridore della storia a riuscirci. E nell’impresa precederebbe il divino Pogi, ancora senza un successo finale nella corsa spagnola.
Pellizzari e l’aiuto della fidanzata
Per Pellizzari, sesto un anno fa sia al Giro che alla Vuelta, si muoveranno masse di tifosi soprattutto nelle tappe del Centro Italia, le più pazze e difficili da gestire. Specialmente l’ottava, quella sui muri fermani, a un tiro di schioppo da casa sua, ventiquattr’ore dopo il durissimo Blockhaus. Sarà uno snodo essenziale, ma anche esistenziale, una sorta di conseguimento della maggiore età ciclistica. Per tutti è già il “Duca di Camerino”. Ha una fidanzata ciclista, Andrea Casagranda, che l’ha aiutato a migliorare in discesa, un terreno sul quale, qualche anno fa, era un po’ impacciato. Nel curriculum di Pellizzari c’è anche un record di scalata del Monte Carpegna, la montagna più amata da Marco Pantani, nel Montefeltro.
Gli italiani al via
Saranno in tutto 41 gli italiani al via da Nessebar, il 22% dei 184 in gara. Sul podio dei più numerosi anche olandesi (17) e belgi (16). Si affacciano per la prima volta Malta e Uruguay, 60° e 61° paese in gruppo nella storia del Giro, con Andrea Mifsud e Thomas Silva.
Tra i 41 italiani si faranno vedere certamente Ganna e Milan, proveranno a raccogliere tappe Ciccone, Caruso, Ulissi, Zana, Zambanini, Scaroni (suo l’unico acuto azzurro del 2025). Italiano è il più giovane al via, il 20enne Filippo Turconi. E attenzione a un 22enne di ottime prospettive: si chiama Alessandro Pinarello e ha già mostrato colpi interessanti quest’anno tra Algarve, Tirreno-Adriatico e O Gran Camiño, in Galizia. Abbiamo un futuro possibile dove avevamo sempre avuto un presente, e certezze, fino a un decennio fa. Nel caro, vecchio ciclismo.