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Hinault, il Tasso che non sbagliava un colpo

Bernard Hinault 
Il bretone è l’unico a aver vinto almeno due volte ciascuno i tre grandi giri
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Il Giro d'Italia come l'arca di Noè, i corridori come insetti, uccelli, mammiferi. Storie di corridori soprannominati come animali: è il tandem proposto dalla Biblioteca della bicicletta Lucos Cozza per la decima edizione di "Libri nel Giro". Sei puntate e una serie di incontri lungo la Corsa Rosa. Il primo appuntamento è martedì 12 maggio nel Liceo Ignazio Vian di Bracciano (Roma) con il giornalista Marco Pastonesi, il naturalista Umberto Pessolano e il sindaco Marco Crocicchi.

Cinque Tour de France (su otto partecipazioni) e tre Giri d’Italia (su tre), con due doppiette Giro e Tour lo stesso anno, due Vuelta di Spagna (su due), l’unico ad aver conquistato i tre Grandi Giri almeno due volte ciascuno, più un Mondiale, nove grandi classiche (fra cui la Parigi-Roubaix, che pure, prima di vincerla, dichiarò di detestare), quattro Gran premio delle Nazioni (una sorta di cronometro mondiale), in tutto 216 vittorie, di cui 27 al Tour, dove indossò la maglia gialla 70 giorni. I tassi sembrano sonnolenti e sornioni, e forse anche Bernard Hinault sembrava così. I tassi non sono tutti così vincenti e vittoriosi, ma lui lo era per la determinazione con cui resisteva e insisteva, sfidava e attaccava, stringeva (i denti) e chiudeva (nell’angolo), un corridore-pugile, più da corpo a corpo che non da colpo del k.o., caparbio e tenace, non cercava la simpatia e non pretendeva l’empatia, si potrebbe tranquillamente dire che se ne fregava, je m’en fous, me ne fotto, tanto poi ci sarebbe sempre stato un ordine di arrivo, un podio, la storia. Uno che di Eddy Merckx osava dire: “Mi sembra che abbia due braccia e due gambe come me”. Bretone, e già questo la dice lunga sul carattere orgoglioso e anche fumantino. Data di nascita nel giorno del campione, il 14 novembre (lui nel 1954), la stessa data di Vittorio Adorni (1937), Koichi Nakano (1955) e Vincenzo Nibali (1984), per dirne solo tre. Faccia, bella, abbronzata, oceanica, più da velista che da corridore, con quella pelle vissuta e quelle rughe atlantiche. Quella volta che si aggiudicò la Liegi-Bastogne-Liegi sotto la neve. Quella volta che al Giro dominò lo Stelvio e infine lasciò la vittoria di tappa a un suo gregario. Quella volta che sul circuito iridato di Sallanches sfiancò e poi sfinì tutti (per informazioni, rivolgersi a Gibì Baronchelli, secondo arrivato e primo degli sconfitti) con una dimostrazione di forza – ecco, sì: lui in bici non era così leggero da sfiorare i pedali, ma li spingeva, e se c’era da pestarli, li pestava. Sceso di bicicletta ed entrato nella squadra organizzatrice del Tour de France, Hinault non perse nulla del suo carattere burbero e pratico, ma sempre trasparente e diretto. Quella volta che buttò giù dal palco delle premiazioni uno spettatore con manie di protagonismo o esibizionismo. Quella volta che venne alle mani con un gruppo di manifestanti che sempre al Tour bloccavano la strada per fermare la corsa e lui, lapidario, spiegò: “Protestano per il lavoro? Anch’io sto lavorando”. Nella sua personalissima classifica, Hinault ha sempre issato, al primo posto, la bicicletta, al secondo il ciclismo, al terzo il Tour, al quarto l’Italia. C’è da credergli. Il Tasso ha un alto tasso di verità.

Un tipo tranquillo, basta non farlo arrabbiare

Lo descrivono come assonnato e sornione: ma c’è da capirlo, il tasso, perché è attivo al crepuscolo e di notte, quando gli è più facile uscire e mangiare. E’ un animale notturno. Mangiare è il primo pensiero di ogni animale, il secondo è salvarsi. O forse il primo è salvarsi e il secondo mangiare. Il tasso è onnivoro, mangia di tutto, dai lombrichi agli insetti, dai funghi ai bulbi, dai semi alle ghiande, e non disdegna certo anche i piccoli mammiferi. Basso, grosso, insomma tarchiato, è però molto robusto e poco agile, anzi, è il meno agile di tutti i suoi parenti italiani, come la faina, la donnola, la puzzola, la martola e l’acquatica lontra. La specialità del tasso è scavare: le sue tane sono costituite da numerose stanze, collegate da decine di metri di gallerie. Di questi residence approfittano anche le volpi. E così può capitare che vi soggiornino, insieme, in letargo.

Il tasso è un tipo tranquillo, finché non lo si fa arrabbiare: è monogamo, conduce una vita di coppia stabile, non è invadente, e da quando è protetto è ancora più tranquillo, la durata media della sua esistenza è di cinque anni in natura, di più in cattività. Marca il proprio territorio “facendola” profumata, cioè lasciando segni del suo passaggio con una ghiandola odorifera. Il vero pericolo del tasso è – come sempre - l’uomo, in particolare l’automobilista o il camionista: il tasso è infatti una delle più frequenti vittime della strada (un po’ come accade, purtroppo, anche per i ciclisti). L’assassinio succede di notte, mentre il tasso attraversa la striscia di asfalto che taglia in due un bosco, o che separa un bosco da una fonte di acqua. Sorpreso, e soprattutto abbagliato dai fari, non riesce a schivare il colpo, sottrarsi all’impatto, evitare di essere travolto.Il nome scientifico del tasso rispecchia il suo carattere tosto, ribadendo, ripetendo: meles meles, binomio datogli dal botanico e naturalista svedese Carlo Linneo. E se il tasso maschio si dice tasso, il tasso femmina non si dice tassa. Però anche la tassa è predatrice e onnivora.

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