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Tour, Pogacar domina la tappa del Tourmalet, dà 2 minuti e 38” a Vingegaard e torna in giallo

(reuters)

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Nuova, straordinaria impresa del campione del mondo
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In tre anni il Pogacar di oggi ha dato 2’23” al Pogacar del 2023. Il record di allora (45’35”) di scalata del Tourmalet, condiviso con Vingegaard, è stato polverizzato da Tadej nel pomeriggio che potrebbe aver mandato in archivio con 15 tappe di anticipo il Tour de France. 43’12” per completare la salita più storica dalla Grande Boucle, 17 km al 7%, con dislivello di quasi 1300 metri. In cima, Pogacar aveva una ventina di secondi sul miglior Vingegaard possibile. All’arrivo, però, il vantaggio si è dilatato a 2’38”, il più grande margine mai guadagnato da Pogi sull’avversario danese sui Pirenei. Da solo per 43 km, lo sloveno ha fatto la differenza vera nella discesa (ha toccato i 107 km/h) e nel lungo fondovalle in leggera pendenza che portava al Cirque de Gavarnie. «Sul bus, mentre tornavamo dal palco delle presentazioni, c’era già un’atmosfera elettrizzante. Mi sono svegliato alle 7 e la mia mente era già in subbuglio. Ero davvero emozionato. Nella mia mente, ho lasciato tutto al ca…

In tre anni il Pogacar di oggi ha dato 2’23” al Pogacar del 2023. Il record di allora (45’35”) di scalata del Tourmalet, condiviso con Vingegaard, è stato polverizzato da Tadej nel pomeriggio che potrebbe aver mandato in archivio con 15 tappe di anticipo il Tour de France. 43’12” per completare la salita più storica dalla Grande Boucle, 17 km al 7%, con dislivello di quasi 1300 metri. In cima, Pogacar aveva una ventina di secondi sul miglior Vingegaard possibile. All’arrivo, però, il vantaggio si è dilatato a 2’38”, il più grande margine mai guadagnato da Pogi sull’avversario danese sui Pirenei. Da solo per 43 km, lo sloveno ha fatto la differenza vera nella discesa (ha toccato i 107 km/h) e nel lungo fondovalle in leggera pendenza che portava al Cirque de Gavarnie. «Sul bus, mentre tornavamo dal palco delle presentazioni, c’era già un’atmosfera elettrizzante. Mi sono svegliato alle 7 e la mia mente era già in subbuglio. Ero davvero emozionato. Nella mia mente, ho lasciato tutto al caso. Non calcolavo secondi o minuti, né chi avrebbe vinto o altro. Volevo solo arrivare al traguardo a tutta velocità». Nell’auto della direzione lo ha seguito anche Emmanuel Macron durante la sua visita annuale al Tour.

Del Toro e il progetto secondo posto

Il calcoli li fanno gli altri adesso, ma per la battaglia dal secondo posto in giù. Vingegaard ha 45” di vantaggio su Isaac Del Toro, gregario di stralusso di Pogacar: la UAE potrebbe non solo vincere, ma stravincere il Tour con due uomini ai primi due posti del podio, questo sarà l’obiettivo d’ora in poi. Jonas però non si arrende, non ancora: «Certo che sono deluso, eppure in cima non avevo questo grande distacco. Non è stata la mia giornata migliore, ma la lotta non è finita». La differenza era tutta nelle facce dei due in cima al Tourmalet. Pogacar sembrava non toccare terra e in più momenti ha sorriso, accompagnato dallo stupore dei tifosi e dal cronometro che gli dava ragione. Vingegaard progressivamente ha perso i connotati sotto la mannaia della fatica, la bocca spalancata, la pelle sulle guance tirata, la maglia nera che sembrava stringerlo sul petto. È lo stesso che al Giro passeggiava in salita, lo stesso corridore che avrebbe dominato in tutti questi anni se non avesse dominato l’altro, arrivato a 23 vittorie di tappa, 11 sui Pirenei. «Non avevamo niente da perdere. Se fosse andata male, pazienza, ma alla fine ce l’abbiamo fatta. E sono super orgoglioso di tutti. Oggi è stato un lavoro di squadra pazzesco».

La caduta della maglia gialla Traaen

Traeen, la maglia gialla uscente, è caduto nella discesa del Tourmalet, ha una frattura al braccio destro e dovrà ritirarsi, ma ha comunque portato la bici all’arrivo, a mezz’ora da Pogacar. Dopo sei tappe ci sono appena 57 corridori sotto l’ora di ritardo in classifica. Il 10°, Vacek, ha oltre 7 minuti. Tolto ogni dubbio sul quinto Tour, ora Pogacar potrà elargire qualche regalo qui e là. Era la segreta speranza di tanti. Jordan Jegat, 19° in classifica, prima del Tour ha detto «in gruppo tutti speriamo che Pogacar attacchi il prima possibile, in modo da poter fare la nostra corsa». Tutti accontentati, ora.

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