Orcières-Merlette – Il volto da scalatore antico di Richard Carapaz è comparso per primo in cima alla salita di Orcières-Merlette. L’ecuadoriano ha vinto alla sua maniera, in fuga, scegliendo alla perfezione il momento dell’attacco dal gruppetto, ai -3 km. È un luogo che merita rispetto: qui Eddy Merckx visse la prima grande crisi della sua carriera, 55 anni fa. Qui vinsero Van Impe, Pascal Simon, Rooks e Roglic all’alba dell’era Pogi, nel 2020. Oggi, a tre giorni dal probabilissimo trionfo parigino, Pogacar deve colmare un vuoto clamoroso per uno come lui, ossia vincere una tappa su una delle salite storiche del Tour.
Pogacar non si è mai preso l’Alpe d’Huez
Tra i suoi 25 successi di tappa non c’è mai un Ventoux e nemmeno un’Alpe d’Hu…
Orcières-Merlette – Il volto da scalatore antico di Richard Carapaz è comparso per primo in cima alla salita di Orcières-Merlette. L’ecuadoriano ha vinto alla sua maniera, in fuga, scegliendo alla perfezione il momento dell’attacco dal gruppetto, ai -3 km. È un luogo che merita rispetto: qui Eddy Merckx visse la prima grande crisi della sua carriera, 55 anni fa. Qui vinsero Van Impe, Pascal Simon, Rooks e Roglic all’alba dell’era Pogi, nel 2020. Oggi, a tre giorni dal probabilissimo trionfo parigino, Pogacar deve colmare un vuoto clamoroso per uno come lui, ossia vincere una tappa su una delle salite storiche del Tour.
Pogacar non si è mai preso l’Alpe d’Huez
Tra i suoi 25 successi di tappa non c’è mai un Ventoux e nemmeno un’Alpe d’Huez. Tra oggi e domani avrà due occasioni su quest’ultima, sui suoi 21 tornanti fatali che saranno popolati da un milione almeno di persone, tanto che le autorità hanno chiuso l’accesso già ieri pomeriggio. Oggi l’arrivo è dal versante classico. Domani invece, dopo Croix de Fer e Galibier, si imboccherà il ruvido Col de Sarenne, il lato B dell’Alpe, assai più duro.
Pogacar, un virus è l’insidia principale
Pogacar ci arriva con la squadra a pezzi. McNulty si è ritirato per un virus, Adam Yates continua a soffrire di problemi di stomaco, Wellens è arrivato ultimo, accompagnato alle spalle dal camion-scopa. La maglia gialla non è preoccupata e pensa già a Parigi: «Spero che McNulty recuperi in tempo e possa essere con noi per la festa finale. Spero che Adam migliori. Se sarà questa la situazione e i miei compagni di squadra non staranno meglio, bisognerà correre con l’istinto. Ma credo che tutto andrà bene con il team e che riusciremo a sopravvivere ai prossimi due giorni».
Su Evenepoel un vantaggio rassicurante
I 4’32” di vantaggio su Evenepoel sono un bottino di tutta sicurezza. E poi le ultime due tappe si addicono assai più a Pogi e che a Remco. «La mia fidanzata Urska non sarà su al traguardo, almeno non in macchina. L’ultima volta ha fatto una fatica incredibile a passare in mezzo alla folla e alla fine l’auto era ridotta uno straccio». L’Alpe d’Huez è il più grande stadio al mondo, ma anche luogo di eccessi difficili da gestire. Nibali finì a terra con una vertebra fratturata dopo essere stato agganciato dalla cinghia di una macchina fotografica, nel 2018.
Uno stadio naturale attende i ciclisti
Il rischio maggiore per Pogacar può essere proprio l’enorme, strabordante tifo dell’Alpe, divisa per curve: gli olandesi (8 successi orange qui), i danesi, i belgi e da qualche anno anche gli sloveni hanno un posto preciso in cui posizionarsi. Sette i successi italiani, l’ultimo di Beppe Guerini nel 1999: anche lui vittima del troppo amore, cadde per colpa di un fotografo ma riuscì a ripartire e a vincere. E all’epoca non c’erano ancora i fumogeni, il grande spettro per i corridori in queste tappe di montagna. Formalmente vietati, non mancano mai.