ALPE D’HUEZ - Com’era facile prevedere, la salita verso l’Alpe d’Huez per molti corridori è stata uno slalom più che una prova di ciclismo: una folla stimata tra le 700mila e il milione di persone si è riversata sui 21 tornanti che da Bourg d’Oisans portano alla località sciistica. Una salita complicatissima, un deflusso poi incredibilmente lento. E oggi c’è il bis sulla salita del Col de Sarenne. Ma come siamo arrivati a questo punto? Molti si chiedono se non sia il caso di fare un passo (o molti di più) indietro.
Evenepoel: “Attacco bloccato dai tifosi”
“Ho dovuto sferrare l'attacco due volte”, ha spiegato il secondo della generale, Remco Evenepoel, “ma sono rimasto bloccato dai tifosi e dalle moto. È un peccato non essere riuscito a portare a termine l'azione in un'un…
ALPE D’HUEZ - Com’era facile prevedere, la salita verso l’Alpe d’Huez per molti corridori è stata uno slalom più che una prova di ciclismo: una folla stimata tra le 700mila e il milione di persone si è riversata sui 21 tornanti che da Bourg d’Oisans portano alla località sciistica. Una salita complicatissima, un deflusso poi incredibilmente lento. E oggi c’è il bis sulla salita del Col de Sarenne. Ma come siamo arrivati a questo punto? Molti si chiedono se non sia il caso di fare un passo (o molti di più) indietro.
Evenepoel: “Attacco bloccato dai tifosi”
“Ho dovuto sferrare l'attacco due volte”, ha spiegato il secondo della generale, Remco Evenepoel, “ma sono rimasto bloccato dai tifosi e dalle moto. È un peccato non essere riuscito a portare a termine l'azione in un'unica soluzione, perché il risultato sarebbe stato diverso. Certo, era prevedibile che ci fosse molta folla, è un peccato che sia capitato proprio a me”.
Del Toro: “Mi sono spaventato”
Isaac Del Toro, terzo della generale e maglia bianca: “Ho passato alcuni momenti davvero spaventosi, non riuscivo a vedere i tornanti. Era la mia prima esperienza qui, è stato incredibile”.
Seixas: “Acufeni alle orecchie”
Paul Seixas, in lotta con Del Toro per il podio: “È stato terribile, estenuante. Il pubblico era in delirio, ho ancora acufeni. È stato magico ma allo stesso tempo, è stato forse uno dei giorni più duri della mia vita in bicicletta. Ho limitato i danni, non avevo le gambe sperate”.
Plugge, team manager Visma: “Un carnevale”
In un’intervista a Indeleiderstrui.nl, Richard Plugge, team manager della Visma, è stato ancora più duro: “Lassù ci sono un sacco di persone che pensano che sia carnevale. Passano tutta la giornata a bere birra e, a un certo punto, non sanno più cosa stanno facendo. Questo diventerà un vero problema. È il momento di iniziare a limitare l'accesso a salite come questa. Se vuoi salire sulla montagna, dovresti pagare una tariffa simbolica—un euro, dieci euro, qualsiasi cosa. Almeno crea una barriera, così solo i veri fan fanno lo sforzo. Negli ultimi due o tre anni abbiamo avuto diverse salite in cui mi sono ritrovato a chiedermi se le cose sarebbero state davvero sicure. Abbiamo persino avuto un'occasione in cui le motociclette sono state fermate dalla folla, lasciando i corridori impossibilitati a passare. Sta diventando sempre peggio”.
Rubio, 20 punti di sutura
È andata malissimo al colombiano Einer Rubio: era in fuga ed era appena stato ripreso da Pogacar quando si è ritrovato davanti l’ammiraglia della UAE: una frenata improvvisa dovuta a un restringimento creato da tifosi e Rubio è finito con la testa contro il lunotto posteriore, sfondandolo. Medicato sul posto e poi portato alla clinica mobile, se l’è cavata con 20 punti di sutura al viso. Poteva andare decisamente peggio, ma ha dovuto lasciare la corsa: un danno per lui, per il team, per il Tour. Poteva succedere a chiunque.