Via alla Vuelta, Pogacar insegue la tripla corona. Contador: “Porterà tanto spettacolo”
di Cosimo CitoPer la seconda volta in carriera Tadej Pogacar affronta la Vuelta ed è, naturalmente, il grandissimo favorito. La doppietta Tour-Vuelta riuscita solo a Chris Froome nel 2017 da quando la corsa a tappe spagnola è stata spostata a settembre consentirebbe a Pogi di diventare il nono corridore a completare la tripla corona, il secondo a riuscirci nel 2026 dopo Jonas Vingegaard. Uno dei tri-vincitori di Giro, Tour e Vuelta è Alberto Contador. L’ex corridore spagnolo, volto di Eurosport che trasmette la Vuelta in esclusiva per l’Italia su HBO Max, non vede avversari per il campione del mondo. Si parte oggi con una cronometro individuale di 9 km a Montecarlo.
Contador, sarà tutto facile per Pogacar o crede che i suoi rivali possano inventarsi qualcosa, magari alleandosi tra loro?
“Beh, facile non è mai nulla. Indipendentemente dal fatto che possa sembrarlo quando lo guardiamo in televisione o in corsa, vincere non è mai facile. Ma non credo nelle alleanze. Alla fine, ognuno difenderà i …
Per la seconda volta in carriera Tadej Pogacar affronta la Vuelta ed è, naturalmente, il grandissimo favorito. La doppietta Tour-Vuelta riuscita solo a Chris Froome nel 2017 da quando la corsa a tappe spagnola è stata spostata a settembre consentirebbe a Pogi di diventare il nono corridore a completare la tripla corona, il secondo a riuscirci nel 2026 dopo Jonas Vingegaard. Uno dei tri-vincitori di Giro, Tour e Vuelta è Alberto Contador. L’ex corridore spagnolo, volto di Eurosport che trasmette la Vuelta in esclusiva per l’Italia su HBO Max, non vede avversari per il campione del mondo. Si parte oggi con una cronometro individuale di 9 km a Montecarlo.
Contador, sarà tutto facile per Pogacar o crede che i suoi rivali possano inventarsi qualcosa, magari alleandosi tra loro?
“Beh, facile non è mai nulla. Indipendentemente dal fatto che possa sembrarlo quando lo guardiamo in televisione o in corsa, vincere non è mai facile. Ma non credo nelle alleanze. Alla fine, ognuno difenderà i propri sponsor, i propri colori e la propria squadra, quindi non vedo possibili queste alleanze”.
Da ultimo vincitore spagnolo della Vuelta, quando e con chi crede che la Spagna possa tornare a festeggiare una vittoria?
“Bisognerà vedere come continueranno a crescere i corridori. Forse abbiamo delle possibilità con Juan Ayuso e Carlos Rodríguez e, poi, bisognerà vedere anche come continueranno a maturare altri corridori più giovani. Ma le possibilità a breve termine dovrebbero passare da questi due”.
Sarà possibile rivedere un giorno un’azione come quella che lei fece a Fuente Dé nel 2012, quando capovolse la Vuelta con un’azione da lontanissimo?
“Credo proprio di sì. Stiamo vivendo un periodo molto bello per il ciclismo. Stiamo vivendo un ciclismo in cui i corridori sono coraggiosi, un ciclismo in cui non tutto si decide con l’attacco nell’ultimo chilometro. Quindi, sì, ci saranno occasioni in cui un grande corridore, quando vedrà di non avere alternative, proverà a fare cose che sembrano impossibili”.
Crede che la Vuelta abbia superato il Giro nella gerarchia dei Grandi Giri alle spalle del Tour?
“Beh, credo che per quanto riguarda la partecipazione, sì. Penso che la Vuelta, strategicamente, sia posizionata meglio del Giro. Sappiamo quanto sia difficile disputare Giro e Tour con l’obiettivo di vincerli. È vero che questo non è stato un problema per Pogacar. Credo che, nel caso di Vingegaard, aver disputato o meno il Giro forse non avrebbe cambiato molto rispetto al Tour, avendo come avversario Tadej. Ma il fatto che il Giro si disputi all’inizio della stagione fa sì che, a livello di partecipazione, la Vuelta a España abbia sempre un campo partenti più numeroso o una partecipazione di maggiore qualità. E questo condiziona molto anche la sua visibilità e la sua risonanza. Quindi, sotto questo aspetto, credo che la Vuelta ne esca favorita”.
Per lo spettatore che segue la corsa da casa, pensa che la Vuelta perda un po’ del suo fascino per la presenza di Pogacar?
“Non credo. Beh, dipende da cosa intendiamo per fascino. Se il fascino è legato al sapere chi vincerà, allora è vero che Tadej Pogacar ha ottime possibilità e lascia meno spazio agli altri corridori. Ma dal punto di vista dello spettacolo, credo che con Pogacar ci saranno più emozioni e più intrattenimento”.
Escludendo possibili cadute o malattie, come si può battere Pogacar alla Vuelta attraverso la strategia?
“Credo che dipenda da Pogacar stesso, dal fatto che possa avere o meno qualche problema. Al momento non vedo nessun corridore in grado di batterlo”.
Vede qualche corridore spagnolo in lotta per il podio? Quali corridori spagnoli pensi abbiano la possibilità di conquistarlo?
“Forse Enric Mas potrebbe avere qualche possibilità, soprattutto perché è già salito diverse volte sul podio della Vuelta a España e conosce perfettamente la corsa. A un certo punto potrebbe essere lì, se riuscisse a ritrovare il livello che aveva in passato”.
Se Pogacar riuscisse a conquistare la Tripla Corona in questa stagione, pensa che questo lo porterebbe al di sopra di Eddy Merckx?
“Beh, dal punto di vista dei numeri, no, perché non supererebbe statisticamente Merckx conquistando la Tripla Corona. La questione è se lo consideriamo o meno il più grande ciclista della storia. È un discorso diverso. E per me Pogacar è il più grande ciclista della storia. Non per i numeri, perché non ha ancora raggiunto i dati di Merckx in termini di Monumenti o Grandi Giri, né per vittorie di tappa al Tour o per vittorie nella classifica generale. La mia opinione si basa soprattutto sulla superiorità con cui Tadej vince. Si può vincere in molti modi, ma quando vinci con una superiorità così netta sui tuoi avversari, in uno sport professionistico come il ciclismo di oggi, è questo che mi porta a considerare Tadej il più grande ciclista della storia”.
La presenza di Tadej Pogačar alla Vuelta a España è positiva o negativa per la corsa? Potrebbe renderla, in qualche modo, più noiosa?
“Molto positiva per la corsa. Per me è molto positiva. Penso che il fatto che il miglior corridore al mondo sia in gara sia una cosa molto positiva. È difficile per chiunque batterlo, sì, ma credo che dovremmo sempre poter vedere i migliori corridori competere. Se partecipa alla corsa, penso che sia fantastico e ci saranno molti altri motivi di interesse. Ci saranno altri corridori a lottare per le vittorie di tappa, come Wout van Aert o Mads Pedersen. Penso sia una cosa molto positiva”.
Chi sono i principali favoriti per il podio?
“Beh, penso che ci sia un buon gruppo di corridori. Chiaramente c’è un corridore che è al di sopra degli altri, Tadej Pogačar, ma poi c’è un gruppo che comprende João Almeida e Primoz Roglic. Dobbiamo considerare anche Roglič e vedremo come starà dopo la caduta e come si è preparato per la corsa. Indipendentemente dal fatto che non abbia avuto una buona stagione, alla fine, arrivando alla Vuelta a España dopo aver già ottenuto quattro vittorie e cercando di conquistarne una quinta, probabilmente si è preparato alla perfezione. Poi c’è Carapaz. Vedremo come affronterà la corsa: se penserà alla classifica generale oppure se opterà per un approccio un po’ simile a quello adottato al Tour. Avremo anche Cian Uijtdebroeks, che ha dovuto ritirarsi dal Tour de France. Oscar Onley è un’altra opzione interessante, così come Felix Gall. Alla fine c’è un buon gruppo di corridori, ma al di là di Pogacar non c’è un favorito netto”.
È prevedibile che i corridori che lotteranno per la vittoria alla Vuelta arrivino in condizioni abbastanza buone da poter competere anche per il Campionato del Mondo?
“Credo di sì. Penso che sia perfettamente compatibile. In effetti, è uno scenario che ho già avuto modo di vedere con Eurosport: percorrere il tracciato e rendersi conto che si adatta perfettamente a Tadej Pogacar”.
Ha vinto la Vuelta tre volte. Qual è la differenza tra vincere questa corsa e vincere il Tour de France o il Giro d’Italia? Cosa serve, nello specifico, a un corridore per vincere la Vuelta?
“Beh, una delle cose positive della Vuelta è che, in generale, è meno difficile da controllare rispetto agli altri Grandi Giri. Anche il clima tende a essere più favorevole e, soprattutto rispetto al Giro, ha un impatto minore. E poi c’è meno tensione. Per quanto riguarda le cadute, ovviamente ci sono sempre, perché si verificano in ogni corsa, ma la Vuelta tende a essere meno problematica delle altre: il Giro, per esempio, a causa del clima, e soprattutto il Tour per via della tensione”.