Enric Mas, la Vuelta è di nuovo spagnola: storia, sfortuna e (rare) vittorie dello scalatore sottile
di Cosimo CitoSu e giù dall’Alhambra, mentre Granada si riempiva di bandiere, Enric Mas si è scoperto finalmente campione e la Spagna ha interrotto un digiuno nelle grandi corse a tappe che durava dal 2015. Per trovare un successo finale nella sua corsa di casa, invece, bisogna tornare indietro al 2014, a Contador, a un ciclismo lontanissimo. Mas ha iniziato a vincere questa Vuelta in due momenti diversi. Il primo, sulla salita di El Bartolo, nella settima tappa, quando è stato capace di riprendere prima della vetta addirittura Pogacar. E poi nella fatale ottava frazione, quella della caduta di Pogi. Fortuna e bravura si mischiano in uno sport che è fatto di strada, aria, caso, imprevedibilità. Mas è stato prima fortunato, poi estremamente solido: dopo aver rifiutato di indossare la maglia rossa sul podio di Xeraco, non l’ha più mollata nelle successive due settimane. Doveva difenderla da un Roglic in calo e un Gall mai davvero pericoloso in salita. Ce l’ha fatta. La crono, il punto nodale dell’ult…
Su e giù dall’Alhambra, mentre Granada si riempiva di bandiere, Enric Mas si è scoperto finalmente campione e la Spagna ha interrotto un digiuno nelle grandi corse a tappe che durava dal 2015. Per trovare un successo finale nella sua corsa di casa, invece, bisogna tornare indietro al 2014, a Contador, a un ciclismo lontanissimo. Mas ha iniziato a vincere questa Vuelta in due momenti diversi. Il primo, sulla salita di El Bartolo, nella settima tappa, quando è stato capace di riprendere prima della vetta addirittura Pogacar. E poi nella fatale ottava frazione, quella della caduta di Pogi. Fortuna e bravura si mischiano in uno sport che è fatto di strada, aria, caso, imprevedibilità. Mas è stato prima fortunato, poi estremamente solido: dopo aver rifiutato di indossare la maglia rossa sul podio di Xeraco, non l’ha più mollata nelle successive due settimane. Doveva difenderla da un Roglic in calo e un Gall mai davvero pericoloso in salita. Ce l’ha fatta. La crono, il punto nodale dell’ultima settimana, è riuscita a scavalcarla più che bene, anche grazie in certi tratti alla scia di moto “patriottiche”, questo almeno nella polemica del dopo intentata dalla Red Bull di Roglic. Sul Collado del Alguacil, l’ultima salita dura, si è limitato a controllare e poi ha sorriso. Non aveva mai vinto nulla di importante, a parte un Giro dell’Emilia, ma era arrivato tre volte secondo alla Vuelta dietro Simon Yates (2018), Roglic (2021) e Evenepoel (2022).
Nell’ultima tappa, 112 km con partenza e arrivo a Granada, Mas è stato solo attento a non correre rischi. Poteva finire bene invece per l’Italia, ma Alessandro Romele si è fatto beffare in uno sprint a due dal norvegese Johannessen.
Le frasi
“Non puoi vincere un Grande Giro senza soffrire. Ci sono stati momenti molto complicati, in cui sono stato al limite per molto tempo, ma grazie agli anni e all’esperienza, ho saputo come riuscire a ribaltare la situazione” ha detto Mas. “Tutto il lavoro che ho fatto, l’ho fatto per un momento come questo. Ho sempre sognato questo momento. Ma ho sempre cercato di attenermi a una routine: avevo quasi vietato al mio massaggiatore di parlarmi delle tappe che mi aspettavano, gli avevo persino impedito di scherzarci sopra”.
Chi è Enric Mas
Nato a Maiorca nel 1996, Mas aveva mostrato il suo talento vincendo nel 2012, a soli 17 anni, il titolo spagnolo juniores a cronometro. Nella categoria Under 23 aveva poi vinto il Tour de Savoie Mont Blanc e il Giro della Valle d'Aosta. Nel 2018 Mas il primo successo da pro al Giro dei Paesi Baschi e il terzo posto alla Vuelta. Tanti piazzamenti, altrettante cadute. Nel 2022, dopo una scivolata al Delfinato, aveva sviluppato una difficoltà mentale nell'affrontare le discese. L’anno dopo l’abbandono al Tour durante la tappa iniziale, a Bilbao, dopo una caduta proprio in discesa assieme a Carapaz. Il suo tempo sembrava ormai trascorso, sepolte le sue ambizioni. Mas è uno dei corridori più magri del gruppo: 55 kg scarsi per 177 cm, gambe quasi trasparenti. Al Giro 2026 è apparso una volta sola, nella tappa di Chiavari persa in uno sprint a due con Narvaez. In classifica era finito 32° e nemmeno nelle corse a tappe successive aveva mai dato sentore di quel che poi si sarebbe inventato sulle strade di casa. Eppure è successo. “Sapevo di stare andando molto bene ancora prima che la gara iniziasse. Non sapevo davvero se fosse possibile salire sul podio, ma gli allenamenti erano andati molto bene dopo il Giro. Quindi sembrava che tutto stesse andando nella direzione giusta. Ho affrontato la corsa giorno per giorno e alla fine è andato tutto alla perfezione”.