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Tutti contro Evenepoel. Ma senza re Pogacar a Montreal anche l’Italia spera

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Nella prova in linea Remco punta a bissare il successo della crono. Tra gli azzurri occasione per Ciccone, Pellizzari e Finn
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Se Evenepoel non fa il Pogacar, il Mondiale di Montreal può diventare una corsa selvaggia e l’Italia ci arriva con ambizioni alte. «Vogliamo una medaglia, possiamo giocarcela», spiega il ct Roberto Amadio. Evitare che il digiuno iridato degli azzurri diventi maggiorenne (nel 2008, con Ballan, l’ultima vittoria) è l’impresa a cui Ciccone, Pellizzari, il giovane Finn sono chiamati. Squadra forte, contro individualità fortissime. Evenepoel, Van Aert, Van der Poel, Del Toro, Seixas, Healy, l’elenco è infinito. Ma manca Pogacar, che proprio ieri è tornato per la prima volta in strada a Montecarlo sulla bici, in tempo per mostrare per l’ultima volta la maglia arc-en-ciel, indossata per due anni. Lo sloveno abdica, Evenepoel vuole fare la storia: nessuno è mai riuscito a vincere crono — l’ha dominata una settimana fa — e corsa in linea nella stessa edizione del Mondiale. Ci andò vicino lui lo scorso anno in Ruanda, oro e argento. Ci andò vicino Miguel Indurain, 31 anni fa in Colombia. Remco …

Se Evenepoel non fa il Pogacar, il Mondiale di Montreal può diventare una corsa selvaggia e l’Italia ci arriva con ambizioni alte. «Vogliamo una medaglia, possiamo giocarcela», spiega il ct Roberto Amadio. Evitare che il digiuno iridato degli azzurri diventi maggiorenne (nel 2008, con Ballan, l’ultima vittoria) è l’impresa a cui Ciccone, Pellizzari, il giovane Finn sono chiamati. Squadra forte, contro individualità fortissime. Evenepoel, Van Aert, Van der Poel, Del Toro, Seixas, Healy, l’elenco è infinito. Ma manca Pogacar, che proprio ieri è tornato per la prima volta in strada a Montecarlo sulla bici, in tempo per mostrare per l’ultima volta la maglia arc-en-ciel, indossata per due anni. Lo sloveno abdica, Evenepoel vuole fare la storia: nessuno è mai riuscito a vincere crono — l’ha dominata una settimana fa — e corsa in linea nella stessa edizione del Mondiale. Ci andò vicino lui lo scorso anno in Ruanda, oro e argento. Ci andò vicino Miguel Indurain, 31 anni fa in Colombia. Remco ha il terreno, 13 giri su un circuito non duro ma estenuante, con una sola salita vera — di 1600 metri — e poi strappi e strappetti, l’ultimo sul traguardo. Ha studiato tutto, «è vero, sono il grande favorito» dice lui, il già campione del mondo della corsa in linea a Wollongong, Australia, nel 2022.

Gli azzurri

«L’Italia deve fare squadra, sfruttare le occasioni, infilarsi nelle azioni» prosegue Amadio, per la prima volta sull’ammiraglia azzurra mentre ha un’altra battaglia da condurre, quella contro un tumore alla prostata. Il 9 settembre Pellizzari ha vinto il Giro della Toscana, due giorni dopo Ciccone ha chiuso al secondo posto il Gp del Quebec, battuto in uno sprint a due da Evenepoel. Finn esordisce tra i grandi a 19 anni, con compiti di gregariato ma con la licenza di inventare, come Piganzoli, il più in forma in casa Italia. Bettiol, Scaroni, Cattaneo e Trentin sono l’usato sicuro. La verità risiede nelle gambe che gli azzurri avranno quando la corsa si farà. «Se Remco non spacca la gara, può andare in confusione» ricorda Vincenzo Nibali, che il Mondiale lo sfiorò a Firenze nel 2013. 273 km significano quasi 7 ore di gara, uno stillicidio: la corsa si vince goccia a goccia. L’assenza di Pogacar rende Montreal l’occasione della vita per molti. Buona parte dei 61 paesi alla partenza (un record) farà corsa di retrovia. E un posto di rilievo nella vicenda iridata l’avrà l’unico slovacco, Vladimír Kováčik. Ha 28 anni, non corre dal 2017, di mestiere fa il massaggiatore di una nazionale un tempo gloriosa (Sagan campione del mondo dal 2015 al 2017) che ha perso per infortunio tutti i corridori che avrebbe potuto iscrivere. Così, per non perdere posizioni nel ranking, si affida al prode Kováčik.

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