Safiya Al Sayegh lascia il ciclismo, correva con l’hijab: “Ho scelto il volere di Allah”
di Cosimo CitoSafiya Al Sayegh è uscita dal gruppo. A 25 anni, dopo quasi 10 dedicati al ciclismo, lascia il suo sport a causa di una vera e propria crisi di identità. Diventata professionista nel 2022 con l’UAE-Adq, la sezione femminile del team di Tadej Pogacar, la ciclista di Dubai ha deciso di abbandonare l’attività dopo aver vinto 11 titoli degli Emirati Arabi e aver partecipato alle Olimpiadi di Parigi 2024. Al Sayegh era l’unica ciclista a correre con l’hijab e con una divisa che le copriva tutto il corpo.
Il post sui social
La decisione di smettere è arrivata dopo un lungo conflitto interiore: «Gli ultimi due anni sono stati mentalmente difficili» ha scritto in un post su Instagram, «da una parte, sono una donna musulmana che crede fermamente nel principio di coprirsi e vestire in modo modesto; dall'altra, sono una ragazza che ha sempre amato le gare, andare in bicicletta e fare sport. Quest'anno ho preso la decisione di dare la priorità all'obbedienza ad Allah e alle regole della mia …
Safiya Al Sayegh è uscita dal gruppo. A 25 anni, dopo quasi 10 dedicati al ciclismo, lascia il suo sport a causa di una vera e propria crisi di identità. Diventata professionista nel 2022 con l’UAE-Adq, la sezione femminile del team di Tadej Pogacar, la ciclista di Dubai ha deciso di abbandonare l’attività dopo aver vinto 11 titoli degli Emirati Arabi e aver partecipato alle Olimpiadi di Parigi 2024. Al Sayegh era l’unica ciclista a correre con l’hijab e con una divisa che le copriva tutto il corpo.
Il post sui social
La decisione di smettere è arrivata dopo un lungo conflitto interiore: «Gli ultimi due anni sono stati mentalmente difficili» ha scritto in un post su Instagram, «da una parte, sono una donna musulmana che crede fermamente nel principio di coprirsi e vestire in modo modesto; dall'altra, sono una ragazza che ha sempre amato le gare, andare in bicicletta e fare sport. Quest'anno ho preso la decisione di dare la priorità all'obbedienza ad Allah e alle regole della mia religione in materia di abbigliamento femminile, scegliendo ciò che ritengo giusto rispetto a ciò che ho amato e che per così tanto tempo ho tenuto in secondo piano nella mia mente».
Nell'Islam radicale le donne, comprese le sportive, sono tenute a indossare abiti larghi e che coprano braccia, gambe, collo e capelli. Alcune donne musulmane portano l'hijab, che copre i capelli e il collo. Case produttrici come Nike e Adidas hanno lanciato linee di abbigliamento dedicate alla pratica sportiva delle donne musulmane. In Francia è molto attivo il movimento delle hijabeuses, ragazze che vorrebbero praticare sport indossando l’hijab: il governo di Parigi non lo permette.
Un abbigliamento in linea con i dettami del profeta Maometto mal si adatta alla pratica del ciclismo. Alcune hadith (detti del profeta) addirittura suggeriscono le discipline migliori da praticare: il tiro con l’arco, il nuoto, la corsa e la lotta. Il ciclismo storicamente è invece sempre stato avversato nel mondo islamico, soprattutto dai regimi ultraortodossi. In Afghanistan la “petite reine”, la bicicletta, è assolutamente vietata alle donne. Tanto che alcune cicliste, come le sorelle Hashimi, sono dovute fuggire all’estero per poter iniziare una carriera sportiva.
“Non posso fare qualcosa che sento essere sbagliato”
«Sono orgogliosa di aver rappresentato il mio Paese e di aver dato il massimo in ogni fase della mia carriera, ma non posso continuare a fare qualcosa che, nel profondo del mio cuore, sento essere sbagliato», ha aggiunto Al Sayegh. «La piccola Safiya è immensamente orgogliosa della persona che è diventata, naturalmente grazie alla volontà di Allah. Da tempo rifletto profondamente su come vorrei essere ricordata. Spero che le persone mi ricordino per la mia buona educazione, i miei sorrisi, il mio impegno nel cercare di portare gioia a chi mi circonda e per essere stata una donna musulmana che ha fatto del suo meglio per mostrare, ovunque sia andata nel mondo, quanto sia meraviglioso l’Islam: una religione di pace, equilibrio e obbedienza al nostro Creatore, Allah».
Sposata con il collega ciclista Abdullah Jasim Al-Ali
Parallelamente alla carriera ciclistica, Al Sayegh ha conseguito una laurea in graphic design presso l’università americana di Dubai ed è membro del consiglio direttivo del comitato olimpico emiratino. È sposata con il collega ciclista Abdullah Jasim Al-Ali, che corre per la squadra di sviluppo della UAE. Il suo testimone, per un po’ almeno, passa alla collega Zahra Hussain, coetanea e compagna di team. Nelle foto posano spesso assieme. Zahra ha spesso una lunga treccia di capelli neri sulla schiena. E non indossa l’hijab.