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Blengini, il volley e il Giro in Bulgaria: “Il nostro argento mondiale come lo scudetto a Napoli”

Gianlorenzo Blengini, ct della Bulgaria 

 

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Il ct della nazionale di Sofia è l’italiano più amato nel paese che ha appena accolto la Grande partenza: “Mi sento bulgaro nello spirito”
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SOFIA – Nell’ultima tappa bulgara il Giro ha toccato anche Samokov. Nella cittadina a 50 km da Sofia si allena la nazionale bulgara di volley, argento dietro l’Italia ai Mondiali 2024. La sua guida è Gianlorenzo “Chicco” Blengini, ex ct azzurro, ora di gran lunga l’italiano più conosciuto e anche più amato in Bulgaria. «Quello che è successo qui dopo l’argento di un anno fa è paragonabile a quanto accaduto a Napoli dopo il primo scudetto con Maradona nel 1987. Nella mia vita non avevo mai visto con i miei occhi niente del genere».

Cosa l’ha colpita in particolare?

«Quando si fa questo lavoro, si sognano risultati, si sognano traguardi, ma mai mi sarei immaginato una un'accoglienza come quella che abbiamo avuto. Durante il Mondiale in piazza in ogni città della Bulgaria c’erano 10mila, 20mila persone. Anziani, bambini, gente che non si interessa di sport, gente che non si interessa di pallavolo. Tutto questo ha dato a un popolo intero che vive una fase non semplice dal punto di vista e…

SOFIA – Nell’ultima tappa bulgara il Giro ha toccato anche Samokov. Nella cittadina a 50 km da Sofia si allena la nazionale bulgara di volley, argento dietro l’Italia ai Mondiali 2024. La sua guida è Gianlorenzo “Chicco” Blengini, ex ct azzurro, ora di gran lunga l’italiano più conosciuto e anche più amato in Bulgaria. «Quello che è successo qui dopo l’argento di un anno fa è paragonabile a quanto accaduto a Napoli dopo il primo scudetto con Maradona nel 1987. Nella mia vita non avevo mai visto con i miei occhi niente del genere».

Cosa l’ha colpita in particolare?

«Quando si fa questo lavoro, si sognano risultati, si sognano traguardi, ma mai mi sarei immaginato una un'accoglienza come quella che abbiamo avuto. Durante il Mondiale in piazza in ogni città della Bulgaria c’erano 10mila, 20mila persone. Anziani, bambini, gente che non si interessa di sport, gente che non si interessa di pallavolo. Tutto questo ha dato a un popolo intero che vive una fase non semplice dal punto di vista economico l'idea di una sorta di riscatto sociale. Ecco perché Napoli, gli anni Ottanta, i fischi che i tifosi napoletani dovevano ascoltare a Milano e Torino, e quella liberazione sentita dopo, quella felicità incredibile».

Perché Samokov?

«La città è piccola, l’ho trovata dopo un po' di perlustrazioni: cercavo un posto che avesse le condizioni ideali per lavorare. E qui c’è tutto. La tranquillità, soprattutto».

Quanto tempo resta in Bulgaria?

«Al netto dei tanti viaggi che facciamo, da aprile a settembre. Ma poi torno spessissimo per seguire le partite di campionato, a cercare altri talenti in giro per le piccole città. L’anno scorso ho fatto anche le vacanze con mia moglie e mia figlia in Bulgaria. La mia identificazione è a un ottimo punto. Peccato per la lingua, difficilissima. E poi ci sono i caratteri cirillici. Però, davvero, sento di avere uno spirito molto affine a quello dei bulgari».

Si sente un po’ bulgaro anche lei?

«Quando si allena una nazionale il senso di appartenenza è una leva molto molto importante. Sono grato nei confronti di un paese fatto di gente che mi ha accolto da straniero e prima che venissero dei risultati, facendomi sentire benvoluto, facendomi sentire a mio agio, mettendomi a disposizione tutte le loro possibilità. Apprezzo un sacco di cose qui, compresa la cucina».

Obiettivo 2026 l’Europeo.

«Prima c’è la Nations League, inizieremo in Brasile il 10 giugno. A Sofia ci sarà uno dei quattro gironi dell'Europeo. Speriamo di andare il più avanti possibile».

Il ciclismo l’affascina?

«Conosco i grandi campioni, Pogacar, Vingegaard, Van der Poel. Non lo seguo molto, ma ho visto la serie tv sul Tour de France, l'ho trovata molto ben fatta. So anche che il ciclismo non è il primo sport in Bulgaria, ci sono pochissimi ciclisti, pochissime bici. Però i bulgari sono molto appassionati in generale per lo sport. Nel volley c’è tradizione, ma non c’erano risultati da mezzo secolo. Calcio ovviamente, ma anche gli sport di derivazione sovietica come la lotta, il sollevamento, la ginnastica».

Lei ha anche una recente passione per le bocce quadre.

«Quella è dovuta alle mie origini piemontesi, a Mondovì sono molto popolari. Mia moglie e mia figlia ci hanno giocato e si sono appassionate. È uno sport molto divertente, molto davvero».

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