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Dagnoni: “Troppe ingerenze da Lega ciclismo, collabori di più con la Federazione”

Il presidente della Federciclismo Cordiano Dagnoni

 (fotogramma)

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Intervista al presidente Fci: “Pella non può tenere in piedi una sorta di Federazione ombra”
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VIAREGGIO – Nel ciclismo italiano c’è una dicotomia di poteri che non giova a nessuno. Un esempio: nemmeno dieci minuti dopo l’arrivo del Giro a Cosenza, la Lega Ciclismo ha pubblicato un comunicato sulla “tenacia e la filiera italiana del ciclismo”. Da un paio d’anni il presidente dell’ente che rappresenta le società professionistiche italiane è il deputato di Forza Italia Roberto Pella. Sua l’iniziativa di creare una Coppa Italia delle Regioni, una classifica che riunisce tutte le corse italiane. Altra prerogativa della Lega è quella di occuparsi dei diritti tv. Tutto bene, ma Pella fa molto di più: è presente sempre e ovunque, di persona o attraverso comunicati. Con lui la Lega, reduce da un lungo commissariamento, è diventata una sorta di Federazione ombra. Il Coni si è attivato per cercare di saperne di più anche riguardo la gestione dei fondi provenienti da Sport e Salute. E la Federazione ha innalzato il suo livello di vigilanza.

Cordiano Dagnoni, presidente della Federciclismo…

VIAREGGIO – Nel ciclismo italiano c’è una dicotomia di poteri che non giova a nessuno. Un esempio: nemmeno dieci minuti dopo l’arrivo del Giro a Cosenza, la Lega Ciclismo ha pubblicato un comunicato sulla “tenacia e la filiera italiana del ciclismo”. Da un paio d’anni il presidente dell’ente che rappresenta le società professionistiche italiane è il deputato di Forza Italia Roberto Pella. Sua l’iniziativa di creare una Coppa Italia delle Regioni, una classifica che riunisce tutte le corse italiane. Altra prerogativa della Lega è quella di occuparsi dei diritti tv. Tutto bene, ma Pella fa molto di più: è presente sempre e ovunque, di persona o attraverso comunicati. Con lui la Lega, reduce da un lungo commissariamento, è diventata una sorta di Federazione ombra. Il Coni si è attivato per cercare di saperne di più anche riguardo la gestione dei fondi provenienti da Sport e Salute. E la Federazione ha innalzato il suo livello di vigilanza.

Cordiano Dagnoni, presidente della Federciclismo, facciamo chiarezza.

“La Lega è un'emanazione della Federazione, lavora su delega della Federazione, non in sua vece. In Europa esistono solo due leghe di ciclismo, quella italiana e quella francese, ormai in dismissione. Io, anche contro alcuni elementi del mio consiglio federale, ho insistito perché tenessimo in vita la Lega, un organo storico del nostro ciclismo, lasciandole un'operatività di un campo d'azione ben delimitato, quello del professionismo. Questa Lega però si è molto allargata: è andata a coinvolgere il ciclismo femminile, che non è professionistico, ha coinvolto le Continental che sono di fatto società dilettantistiche. Lo stesso Pella ha persino convocato i presidenti regionali, un’azione che solo un presidente federale può compiere».

Come si spiega tutto questo?

“Eccessivo entusiasmo nel ricoprire questo ruolo, per dirla in modo gentile e diplomatico. Dall'altra però c’è ignoranza delle regole di un ambiente che Pella non conosce affatto. Nel suo ruolo di deputato è molto bravo, devo essere sincero, nell’andare a reperire i fondi, anche fondi pubblici. Quelli che però è bravo a reperire solo di striscio ricadono sul ciclismo. Alle corse, agli organizzatori finiscono veramente le briciole. Lo scorso anno noi, come Federazione, con i nostri 100mila tesserati e l’attività di preparazione olimpica da tenere in vita, abbiamo ricevuto 9 milioni di contributi pubblici attraverso Sport e Salute. La Lega, che rappresenta 18-19 società, ha preso circa 3 milioni e mezzo. Noi investiamo il 73% delle nostre risorse proprio nell'attività agonistica. Ho cercato un dialogo: ho proposto di lasciarci almeno un 10% per l'attività giovanile e l'attività promozionale. Niente da fare».

Di tutto questo ne fa le spese il ciclismo italiano.

“Parlando delle corse del calendario italiano, una volta Pella mi ha detto “sono i miei organizzatori”. Sono stato obbligato a ricordargli che gli organizzatori prima di essere associati della Lega ciclismo sono miei affiliati. Pella sostiene di aver salvato alcune corse e di aver curato la questione dei diritti tv. Ma con le sue regole: inquadrare i suoi sponsor, metterli in sovrimpressione. E dare spazio a lui, soprattutto. La cosa più imbarazzante, parlando proprio del rapporto tra Federazione e Lega, avvenuta quando gli è stato detto che sul sito di alcune gare della Coppa Italia delle Regioni non c’è nemmeno il logo della Federazione. La risposta è stata "dateci 250-300 mila euro all'anno come pagano tutti gli altri e mettiamo anche voi". Si dimenticano che i giudici sono i nostri, i direttori di corsa sono i nostri, l'approvazione della gara la fa la federazione. E poi ha creato anche una corsa, a Valdengo. Con triplo conflitto d’interessi, essendo lui anche il sindaco di quella cittadina. Ha creato o ricreato corse come il Giro di Sardegna per buttar dentro risorse e poterle gestire. Gare che durano un anno o due, poi spariscono per il livello molto basso”.

Il Coni ha alzato le antenne.

«Sì, e ha chiesto un incontro anche col ministro Abodi e con Sport e Salute. Nell'ultimo consiglio federale tutto il consiglio ha votato in favore dell'intervento dei nostri revisori dei conti per cercare di capire qual è la situazione. Pella ha anche provato a provato a intimidirmi dicendomi 'stai attento che io adesso ti mando la Corte dei Conti. Gli ho risposto che può fare quello che vuole, noi siamo tranquillissimi. E poi c’è un’altra cosa che mi fa male».

Quale?

“Mi capita spesso in aeroporto di incontrare politici e di presentarmi come Presidente della Federciclismo dal 2021. E loro: “Ma come, il presidente non è Pella? È arrivato il momento di fare un’operazione verità su tutto quello che sta succedendo nel nostro mondo”.

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