BELLINZONA – La terza settimana inizia con una tappa breve ma terribile tutta in territorio svizzero, con partenza da Bellinzona e arrivo in salita a Carì. Mentre Vingegaard pare ormai in fuga verso la vittoria finale, è apertissima la lotta per il podio, tutt’altro che simbolica se si pensa che l’ultimo italiano a salirci è stato Damiano Caruso nel lontano ormai 2021. Giulio Pellizzari è sesto a 4’22” da Vingegaard e a 1’32” da Gall, che occupa attualmente il terzo posto. Il secondo, Eulalio, è destinato a scendere nella terza settimana. Davanti a Pellizzari, oltre a Gall, ci sono anche Arensman e il compagno di team Jai Hindley. Ciò che fa ben sperare per Giulio è la sua storia, quella delle sue “terze” settimane, tutte in crescendo finora nei tre grandi giri disputati in carriera. Andiamo a spulciare, allora, nella carriera ancor breve del 22enne di Camerino.
Il Giro 2024
Il primo Pellizzari era anche il più giovane in gara al Giro 2024, quello monopolizzato dalla presenza di Tadej…
BELLINZONA – La terza settimana inizia con una tappa breve ma terribile tutta in territorio svizzero, con partenza da Bellinzona e arrivo in salita a Carì. Mentre Vingegaard pare ormai in fuga verso la vittoria finale, è apertissima la lotta per il podio, tutt’altro che simbolica se si pensa che l’ultimo italiano a salirci è stato Damiano Caruso nel lontano ormai 2021. Giulio Pellizzari è sesto a 4’22” da Vingegaard e a 1’32” da Gall, che occupa attualmente il terzo posto. Il secondo, Eulalio, è destinato a scendere nella terza settimana. Davanti a Pellizzari, oltre a Gall, ci sono anche Arensman e il compagno di team Jai Hindley. Ciò che fa ben sperare per Giulio è la sua storia, quella delle sue “terze” settimane, tutte in crescendo finora nei tre grandi giri disputati in carriera. Andiamo a spulciare, allora, nella carriera ancor breve del 22enne di Camerino.
Il Giro 2024
Il primo Pellizzari era anche il più giovane in gara al Giro 2024, quello monopolizzato dalla presenza di Tadej Pogacar. Pellizzari, allora in maglia Bardiani, partì da Torino senza ambizioni di classifica: scivolò presto indietro per poter fare la sua corsa, puntare alle tappe. E sfiorò la vittoria in due occasioni di giornata, entrambe nella terza settimana. Sul Monte Pana, nella giornata della neve a Livigno e della cancellazione dello Stelvio, Pellizzari fu l’ultimo ad essere ripreso da un Pogacar tutt’altro che in vena di regali sulla strada: gli regalò invece un paio di occhiali, ci fu un abbraccio, Pellizzari ammise la sua simpatia per Tadej. Alla fine restò quel secondo posto come il primo grande piazzamento in carriera per Giulio, bissato pochi giorni più tardi con il sesto posto nella tappa di Bassano, con la doppia scalata al Grappa. Pellizzari provò la fuga da lontano, ma Pogacar fu inesorabile anche quel giorno. La classifica di Pellizzari migliorò notevolmente in quell’ultima settimana: da 70° dopo il Mottolino finì 49° a Roma.
Il Giro 2025
Il primo vero Pellizzari da classifica, dopo il passaggio alla Red Bull, è quello del 2025. Al Giro parte con i compiti di gregariato puro nei confronti del capitano Primoz Roglic. Lo scorta, lo aiuta in salita, nascono anche polemiche. Lo sloveno però non va e si ritira durante la seconda settimana, lasciando a Pellizzari le responsabilità di classifica. Giulio non si fa pregare: l’ultimo martedì, a Brentonico, è il più brillante in salita, scappa dal gruppo maglia rosa e va a prendersi uno splendido terzo posto dietro i due uomini in fuga Scaroni e Fortunato. La sua scalata è la migliore di giornata. Bene anche il giorno successivo nella tappa di Bormio, quando è 5° (e sale al 7° posto della generale). A Champoluc chiude con un migliori nonostante un caduta sul rettilineo finale. Nella tappa decisiva del Colle delle Finestre è un po’ più appannato, ma porta a casa un ottimo 10° posto e il 6° della generale a poco più di 4 minuti dal podio. Non male per uno partito come gregario.
La Vuelta 2025
Il terzo grande giro in carriera è quello della prima vittoria da pro, sul Morredero. La Vuelta è un banco di prova importante: è di fatto il capitano della sua squadra ancora assieme a Hindley, con il compito di testarsi. Mentre la corsa spagnola è sconvolta dalle proteste Pro-Pal, Giulio sfodera prestazioni confortanti in montagna e, dopo un clamoroso 6° posto sul gigante Angliru, centra il successo al Morredero (non con una fuga, ma attaccando dal gruppo dei forti) e resta in ballo per la maglia bianca fino all’ultima tappa. Chiude 6°. Davanti a lui solo Vingegaard, Almeida, Pidcock, Hindley e il giovane Riccitello. Non è stata una corsa normale, diverse tappe vengono tagliate proprio delle salite finali. Ma è un sesto posto che vale tanto.
Il Tour de l’Avenir
A 19 anni Pellizzari ha anche corso il Tour de l’Avenir, il piccolo Tour de France. E anche lì è andato in crescendo nella seconda parte (8 tappe in tutto): il successo di giornata in salita a Sante Foy Tarentaise è arrivato nell’ultima tappa. Secondo finale dietro Del Toro e davanti a Piganzoli. Insomma, nell’operazione podio di Pellizzari si può credere, lo dice la sua storia, lo dicono i suoi numeri, sempre in crescendo quando il gioco per la classifica si fa duro.