Roma – Tie-break del primo set col francese Atmane, il momento più delicato dell’incontro: Cobolli sta per servire. Silenzio religioso in tribuna. Flavio fa rimbalzare la pallina due-tre volte sulla terra battuta. Pof, direbbe Panatta. All’improvviso, il ponentino leggero spinge un coro di tifosi dal vicino stadio Olimpico, dove la Lazio sta per affrontare i campioni d’Italia dell’Inter, nel terz’ultimo turno della serie A di calcio: “Nel cielo biancazzurro brilla una stella…”.
Lo ha sentito?
«Come no: era l’inno della Lazio».
Ma lei ha il sangue giallorosso, e un mosaico di tatuaggi romanisti. Non si è innervosito?
«Lo stadio è bello per questo: ci sono i cori dei tifosi della squadra di casa e quelli degli avversari. Giusto così. Io sono della Roma. E il tie-break alla fine l’ho vinto 7 a 1. Ero innervosito, sì: però all’inizio del match».
E perché?
«Perché qui c’è un’atmosfera incredibile: non esiste un posto migliore dove vorresti essere, neanche gli Slam ti regalano una sensazion…
Roma – Tie-break del primo set col francese Atmane, il momento più delicato dell’incontro: Cobolli sta per servire. Silenzio religioso in tribuna. Flavio fa rimbalzare la pallina due-tre volte sulla terra battuta. Pof, direbbe Panatta. All’improvviso, il ponentino leggero spinge un coro di tifosi dal vicino stadio Olimpico, dove la Lazio sta per affrontare i campioni d’Italia dell’Inter, nel terz’ultimo turno della serie A di calcio: “Nel cielo biancazzurro brilla una stella…”.
Lo ha sentito?
«Come no: era l’inno della Lazio».
Ma lei ha il sangue giallorosso, e un mosaico di tatuaggi romanisti. Non si è innervosito?
«Lo stadio è bello per questo: ci sono i cori dei tifosi della squadra di casa e quelli degli avversari. Giusto così. Io sono della Roma. E il tie-break alla fine l’ho vinto 7 a 1. Ero innervosito, sì: però all’inizio del match».
E perché?
«Perché qui c’è un’atmosfera incredibile: non esiste un posto migliore dove vorresti essere, neanche gli Slam ti regalano una sensazione del genere. Parlo a nome di tutti i tennisti azzurri, che riescono a dare qualcosa in più, ma in particolare mio e di Berrettini, che siamo romani».
La scorsa stagione, l’emozione le aveva giocato un brutto scherzo: eliminato al primo turno con Luca Nardi.
«Ero nervoso esattamente come un anno fa. Perché ogni volta che giochi su questi campi, è una nuova esperienza. Come fosse sempre la prima volta. La differenza l’hanno fatte le tante partite — anche su palcoscenici prestigiosi — che ho giocato nel frattempo. L’esperienza mi ha aiutato».
Pure il pubblico, le ha dato una mano: i cori erano tutti per lei.
«Non chiedo niente agli organizzatori, mi sta bene giocare su qualsiasi campo. Però un sogno ce l’ho: il Pietrangeli».
Era anche il preferito di Fabio Fognini. Lì sembra davvero di essere in curva con gli ultrà. Ci vorrebbe domani, che dovrà vedersela con l’argentino Tirante.
«Avversario duro, lo conosco bene perché siamo cresciuti insieme. Incontro difficile, sarà sicuramente una battaglia: ma dovunque giocheremo, nei momenti complicati — e ce ne saranno — saprò di poter contare sul sostegno degli spettatori».
Intanto può prendere le misure al Pietrangeli oggi, in doppio con Sonego contro Krawietz-Puetz.
«Lorenzo è un vero amico, sarà bello, ci divertiremo: noi e il pubblico».
Com’è andato ieri l’allenamento con Sinner?
«’Tacci sua, dopo ho dovuto fare dei massaggi... Ci porta sempre al limite, così si cresce».
Sembra in un momento di grazia.
«Sto bene, faccio molta più attenzione ai dettagli: tecnici, atletici, anche dal punto di vista della nutrizione. E i risultati, si vedono. Con Atmane non avevo un piano: l’idea era di entrare in campo e godermi il momento».
Nonostante quell’inno.
«Ma no, un tie-break è un po’ come giocare alla roulette. Ho puntato sul rosso, anzi: sul giallorosso. Ed è uscito»