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Fiorello: “A Edberg ho detto che sono un famoso tennista”

Fiorello sugli spalti del Foro italico (lapresse)

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Lo showman è presenza fissa sugli spalti del Foro: “Ho iniziato a giocare a 50 anni, il calcio l’ho un po’ mollato: mi annoia”
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Roma – Indovina un po’ chi non si perde una partita degli azzurri al Centrale? Fiorello. Sabato era tra il pubblico per il debutto di Jannik Sinner agli Internazionali. E ieri ad applaudire Lorenzo Musetti. Accanto a lui, una leggenda sportiva: lo svedese Stefan Edberg, 6 Slam vinti in carriera, 72 settimane in vetta alla classifica Atp, il prossimo che Sinner supererà in questa speciale graduatoria.

Scusi, Fiorello, cosa le ha chiesto Edberg?

«Era curioso, perché ha notato che salutavo un sacco di persone e ad un certo ha voluto sapere chi fossi. Gli ho detto la verità. Più o meno».

Cioè?

«Che ero un grande tennista italiano».

E lui?

«Si è messo a ridere. Allora gli ho fatto vedere sul telefonino una foto con la racchetta in mano: me l’ha…

Roma – Indovina un po’ chi non si perde una partita degli azzurri al Centrale? Fiorello. Sabato era tra il pubblico per il debutto di Jannik Sinner agli Internazionali. E ieri ad applaudire Lorenzo Musetti. Accanto a lui, una leggenda sportiva: lo svedese Stefan Edberg, 6 Slam vinti in carriera, 72 settimane in vetta alla classifica Atp, il prossimo che Sinner supererà in questa speciale graduatoria.

Scusi, Fiorello, cosa le ha chiesto Edberg?

«Era curioso, perché ha notato che salutavo un sacco di persone e ad un certo ha voluto sapere chi fossi. Gli ho detto la verità. Più o meno».

Cioè?

«Che ero un grande tennista italiano».

E lui?

«Si è messo a ridere. Allora gli ho fatto vedere sul telefonino una foto con la racchetta in mano: me l’hanno scattata l’altro giorno in piazza del Popolo a Tennis & Friends, l’iniziativa per la prevenzione della salute. “Il mio tennis ultimamente è un po’ in ribasso, il tuo invece va alla grande”, ha scherzato. Bella persona».

Però lei a tennis ci gioca per davvero.

«Ho cominciato sedici anni fa, ne avevo cinquanta. Giocare è una parola grossa: diciamo che palleggio, mi diverto. Niente partite, per favore: il punteggio mi mette ansia. Però è vero che mi sono “ammalato” di questo sport: se posso, non mi perdo una partita. Anche sabato sera ero qui, mi sono goduto Jannik».

Per chi fa il tifo?

«Nessuno in particolare, mi piacciono tutti i nostri ragazzi. Sinner è la potenza, la precisione, la forza mentale. E poi c’è un pittore come Musetti e il suo gioco meraviglioso, l’avete visto anche contro Cerundolo. Abbiamo uno squadrone pazzesco, con Jannik in testa: Musetti, Cobolli, Darderi, Arnaldi, Bellucci, Pellegrino, Berrettini, Sonego. Di sicuro me ne sto perdendo qualcuno. Ma chi poteva immaginare, solo dieci o quindici anni fa, un fenomeno azzurro simile?».

Ha fatto caso? È cominciato tutto da quando lei ha preso in mano la racchetta.

«In effetti. Potrebbe non essere una coincidenza» (ride).

Non siamo più – non solo, almeno – un popolo di calciatori.

«Personalmente, il calcio un po’ l’ho mollato, il più delle volte ti annoi. Il tennis, invece: ci sono quindici gol ogni tre minuti. Musetti nel finale ha fatto due rovesci pazzeschi che erano meglio di una rovesciata o un colpo di tacco. E poi, l’atmosfera del Foro Italico è straordinaria. Ci vediamo qui per la prossima partita».

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