ROMA – Uno, per l’emozione si copre il volto con le mani e poi fa il segno del cuore verso il pubblico: «La gente mi ha aiutato molto, all’inizio della partita sono stato in grande difficoltà», ringrazia Luciano Darderi. L’altro ha salutato le tribune, asciugandosi gli occhi lucidi per l’emozione: «Non sto bene. Se non fosse stato questo torneo, probabilmente non sarei sceso in campo. È molto importante, per me, giocare qui», confessa Lorenzo Musetti. C’è davvero qualcosa di speciale, tra i tennisti italiani e il Foro Italico. Una magia che — parole di Flavio Cobolli — «ti dà una straordinaria carica di energia: riesci a fare cose che altrove sarebbero impossibili». L’incanto si ripete oggi con Jannik e Bellucci, con Pellegrino e “Cobbo”, tutti a caccia di quegli ottavi di finale già raggiunti da Darderi e Musetti (il record, 1979 e 2020, è di 4 qualificati al quarto turno). Il primo ieri ha rimontato con coraggio e talento l’americano Paul, superato anche nel ranking Atp (tra una set…
ROMA – Uno, per l’emozione si copre il volto con le mani e poi fa il segno del cuore verso il pubblico: «La gente mi ha aiutato molto, all’inizio della partita sono stato in grande difficoltà», ringrazia Luciano Darderi. L’altro ha salutato le tribune, asciugandosi gli occhi lucidi per l’emozione: «Non sto bene. Se non fosse stato questo torneo, probabilmente non sarei sceso in campo. È molto importante, per me, giocare qui», confessa Lorenzo Musetti. C’è davvero qualcosa di speciale, tra i tennisti italiani e il Foro Italico. Una magia che — parole di Flavio Cobolli — «ti dà una straordinaria carica di energia: riesci a fare cose che altrove sarebbero impossibili». L’incanto si ripete oggi con Jannik e Bellucci, con Pellegrino e “Cobbo”, tutti a caccia di quegli ottavi di finale già raggiunti da Darderi e Musetti (il record, 1979 e 2020, è di 4 qualificati al quarto turno). Il primo ieri ha rimontato con coraggio e talento l’americano Paul, superato anche nel ranking Atp (tra una settimana sale come minimo al 18° posto): domani se la vedrà con Zverev, servirà un’impresa. Il carrarino invece non è ancora del tutto guarito dai guai muscolari che a gennaio gli negarono la semifinale nello Slam australiano, dopo un incontro esemplare con Djokovic. «Questa volta però il problema era un altro: credo sia un dolore legato all’emozione, allo stress, perché ho sentito dei crampi», racconta Musetti. «La buona notizia è che in queste condizioni ho vinto in due set con un avversario difficile come Cerundolo. È stata una liberazione: queste sono le partite che ti possono far svoltare una stagione». Peccato invece per Matteo Arnaldi, sconfitto in serata dal giovane gioiello spagnolo, Jodar, dopo aver regalato il primo set ed essere stato avanti di un break nel terzo.
Quella di oggi promette di essere un’altra giornata dipinta d’azzurro. La sola volta che Sinner e Popyrin hanno giocato contro, sulla terra battuta, ha vinto l’australiano. Ma è stato 5 anni fa. Adesso Jannik, reduce da 5 tornei e 29 match consecutivi vinti nei Masters 1000, è di un altro pianeta. «Ogni stagione che gioco sulla terra, mi sento meglio. Voglio arrivare sino in fondo al torneo: sarà il modo migliore per preparare il Roland Garros». Però anche prima di affrontare sul Centrale alle 15 Alexei Popyrin farà i conti con i suoi dubbi. «È normale: se non senti la pressione, significa che non tieni a quello che stai facendo. Mi succedeva anche qualche stagione fa: ma adesso sono più consapevole. E so come gestire la situazione». Anche lui ha parole di zucchero per il pubblico romano: «È stato qui, sul Centrale, che un giorno ho scoperto di avere dei tifosi».
Popyrin ha un gran bel servizio, si è visto nei primi due turni quando ha cacciato Berrettini e Mensik dal Foro Italico: ieri Sinner ha lavorato molto sulle posizioni della risposta (dall’altra parte come sparring c’era Francesco Maestrelli), nel corso di un allenamento sul campo 5 preceduto da una lunga sessione in palestra con Umberto Ferrara. Ma la battuta rimane il fondamentale su cui si sta applicando con maggiore attenzione, alla ricerca di una perfezione «che non esiste: posso però provare a migliorare tanti piccoli dettagli, che a questo livello fanno la differenza». Il famoso uno per cento in più. «Il servizio su terra è la cosa più importante su cui ho posto l’attenzione durante la preparazione. Il tennis è come un puzzle: devi mettere insieme tanti piccoli pezzi perché funzioni tutto».