Lorenzi: “Tanti ragazzi scoprono il tennis al Foro, è la vittoria più bella”
di Massimo CalandriPaolo Lorenzi nel giorno del sorteggio
(lapresse)Roma – I record non li batte solo Sinner. Agli Internazionali superati per la prima volta i 400mila paganti (418.815), il Centrale sold out per 10 giorni, un impatto sociale di 470 milioni ed economico superiore al miliardo, con 164 milioni di entrate fiscali. «Un altro grande successo», per Angelo Binaghi, presidente Fitp. Paolo Lorenzi, che fu numero 33 del mondo, è il direttore del torneo: «Un direttore d’orchestra», per Diego Nepi Molineris, ad di Sport e Salute, partner della Federazione nell’evento del Foro Italico.
Lorenzi, non ha vinto solo Jannik.
«Sì, il bilancio è molto positivo. I direttori dei tornei Atp e Wta, ospiti a Roma, sono rimasti impressionati dal pubblico. E specialmente dalla presenza di tanti ragazzi».
Capirai, tutti a tifare il n. 1.
«Un quarto degli spettatori era straniero, con un incremento del 4% rispetto al 2025. Lo stadio era esaurito anche per la finale femminile. Sinner è importante, ma ci sono diversi italiani protagonisti: se vengono a vederli, bene…
Roma – I record non li batte solo Sinner. Agli Internazionali superati per la prima volta i 400mila paganti (418.815), il Centrale sold out per 10 giorni, un impatto sociale di 470 milioni ed economico superiore al miliardo, con 164 milioni di entrate fiscali. «Un altro grande successo», per Angelo Binaghi, presidente Fitp. Paolo Lorenzi, che fu numero 33 del mondo, è il direttore del torneo: «Un direttore d’orchestra», per Diego Nepi Molineris, ad di Sport e Salute, partner della Federazione nell’evento del Foro Italico.
Lorenzi, non ha vinto solo Jannik.
«Sì, il bilancio è molto positivo. I direttori dei tornei Atp e Wta, ospiti a Roma, sono rimasti impressionati dal pubblico. E specialmente dalla presenza di tanti ragazzi».
Capirai, tutti a tifare il n. 1.
«Un quarto degli spettatori era straniero, con un incremento del 4% rispetto al 2025. Lo stadio era esaurito anche per la finale femminile. Sinner è importante, ma ci sono diversi italiani protagonisti: se vengono a vederli, bene. Se poi chi li guarda comincia a giocare a tennis (lo hanno fatto 7.000 in più, in questi giorni), è ancora meglio».
Il maltempo ha rischiato di far saltare tutti i programmi.
«La pioggia è un problema: per gli spettatori, e per le tv di tutto il mondo. Speriamo entro il 2028 di avere completato la copertura del Centrale».
C’è stato un momento più delicato degli altri?
«Quando quel giovedì Jannik ha fatto il suo primo allenamento, è stato un giorno speciale: perché dopo Madrid siamo stati incerti sino all’ultimo circa la sua presenza. È arrivato, e abbiamo fatto un salto: in tutti i sensi».
È vero che lo avete aiutato?
«Sicuramente, come abbiamo fatto con Alcaraz e si faceva con Nadal, Federer, Djokovic: quando sei ai vertici del ranking, a livello di calendario si cerca di venirti in aiuto. Il tennis è meritocratico, si parte tutti da zero però qualche privilegio ai migliori si concede».
C’è chi si lamenta dei prezzi: da popolare, rischia di trasformarsi in un appuntamento esclusivo?
«Va trovato il giusto equilibrio. Siamo noi della Federazione a gestire, e i soldi incassati nei grandi eventi li reinvestiamo tutti: nel canale tv Super Tennis, nel settore tecnico e giovanile, agevolando i circoli, e ora — con Sport e Salute — lavorando nelle scuole italiane. Il costo di iscrizione a una scuola tennis è simile a quello di una scuola calcio. E questo grazie anche ai ritorni degli Internazionali».
La vittoria nel singolare e nel doppio maschile. Le buone prove di Arnaldi, Darderi, Pellegrino. Con le ragazze, che lei ha seguito a lungo, qualche delusione.
«Jasmine Paolini ci aveva abituato bene ed è un peccato, aveva avuto due match point: è in un momento difficile, ma l’ho rivista giocare bene. E bisogna fare i complimenti a Cocciaretto e Grant. Tra i maschi, Cobolli ha sofferto un po’ troppo la sua “romanità” sul Centrale, però sul Grand Stand aveva fatto bene. È stata comunque una grande esperienza per lui, il prossimo anno andrà sicuramente meglio».
Quanto è cambiato il tennis negli ultimi dieci anni?
«Adesso tutti gli atleti hanno uno staff di 3-4 persone che li assiste. Si perde un po’ il rapporto personale: ai miei tempi andavamo a cena in 4 o 5 tennisti insieme, adesso per farlo dovresti riservare al ristorante un tavolo per 30».
Quando ricomincia a lavorare alla prossima edizione?
«Subito. In settimana andiamo a Parigi per avere i riscontri da giocatori e manager: cosa è andato bene, cosa si potrebbe migliorare. E ci confronteremo anche coi rappresentanti di Atp e Wta. Nel 2027 quella di Roma sarà un’edizione ancora più bella».
Ma lo Slam al Foro Italico resterà solo un sogno?
«Ce ne vuole, prima di arrivare allo Slam. Sognare però non costa nulla. In fondo, anche io da tennista speravo di poter diventare un giorno il numero 1 del mondo».