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Nell’inferno di Zenica: trentamila senza biglietto per spaventare gli azzurri

(reuters)

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La Bosnia non gioca un Mondiale dal 2014: Dzeko e compagni tentano l’impresa
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ZENICA – Gli scenari possibili sono due e diametralmente opposti tra loro, perché dal bivio cieco di Zenica dipenderà il futuro del barcollante calcio italiano: in bilico tra il riscatto in extremis e la catastrofica ipotesi di saltare per la terza volta di fila il Mondiale. Gli spareggi assomigliano già di per sé al purgatorio sportivo e infatti non sono un affare per le big, che hanno già in tasca il pass per la competizione iridata di giugno. Ci può quindi stare che il destino della Nazionale si decida in una ribalta periferica e inospitale, tra colline ancora imbiancate dalla neve e nel cuore di una cittadina di 120 mila abitanti, circondata da miniere di ferro e carbone. È qui che la Bosnia ha fissato da 20 anni il suo spartano quartier generale, che ha come epicentro il piccolo stadio Bilino Polje, che al massimo della capienza può contenere 13 mila spettatori, ridotti a 8mila dalla Uefa per sanzionare episodi di discriminazione razziale, scontri e incidenti contro la Romania. M…

ZENICA – Gli scenari possibili sono due e diametralmente opposti tra loro, perché dal bivio cieco di Zenica dipenderà il futuro del barcollante calcio italiano: in bilico tra il riscatto in extremis e la catastrofica ipotesi di saltare per la terza volta di fila il Mondiale. Gli spareggi assomigliano già di per sé al purgatorio sportivo e infatti non sono un affare per le big, che hanno già in tasca il pass per la competizione iridata di giugno. Ci può quindi stare che il destino della Nazionale si decida in una ribalta periferica e inospitale, tra colline ancora imbiancate dalla neve e nel cuore di una cittadina di 120 mila abitanti, circondata da miniere di ferro e carbone. È qui che la Bosnia ha fissato da 20 anni il suo spartano quartier generale, che ha come epicentro il piccolo stadio Bilino Polje, che al massimo della capienza può contenere 13 mila spettatori, ridotti a 8mila dalla Uefa per sanzionare episodi di discriminazione razziale, scontri e incidenti contro la Romania. Ma stasera a Zenica è attesa un’invasione di 30 mila persone, moltissime senza biglietto visto che quelli disponibili sono meno di un terzo e all’interno del Bilino Polje troveranno posto circa 500 sostenitori dell’Italia, in un settore blindato. Ma ad appena 400 metri in linea d’aria è stato allestito un “secondo stadio”, grazie al maxischermo installato nel parcheggio di un centro commerciale. Arriveranno dalla vicina Sarajevo e da tutte le località circostanti. C’è chi ha preso per esserci una giornata di ferie e il bus con a bordo gli azzurri si dovrà districare prima della partita tra due ali di folla: un assaggio dell’atmosfera infuocata in cui si giocherà la qualificazione per i Mondiali. C’è dunque da aspettarsi una bolgia, da cui gli azzurri dovranno trovare il modo di non farsi condizionare o peggio travolgere. L’impianto è disadorno e gli spalti sono a pochi passi dal prato, spelacchiato e con l’erba alta. La Bosnia che si è allenata su un campo attaccato a una fattoria, tra cavalli e somari, stasera metterà sul fattore campo tutte le proprie fiches, un all-in a cui è abituato quel pokerista di altissimo livello del ct Sergej Barbarez, consapevole di avere nella voce del pubblico il più prezioso degli alleati. «Lamentele? Nel calcio bisogna sapersi adattare a ogni situazione».

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Dzeko: “Dimarco non voleva offendere”

Chi invece ha preso sul serio le tensioni e ha provato a stemperarle è Edin Dzeko. «Con gli italiani c’è amicizia, rispetto. Sono stati i primi a venire qui dopo la guerra per un’amichevole. Invito tutti ad alzarsi in piedi per il loro inno. La battaglia sportiva dovrà durare dal fischio d’inizio a quello finale, punto», s’è infatti raccomandato l’ex bomber di Roma, Inter e Fiorentina, leggenda vivente in patria. Niente eccessi nemmeno sul caso Dimarco. «Mi ha scritto, non voleva offendere. Evitiamo di enfatizzare e esasperare certe situazioni: con i social possono essere interpretate nel modo sbagliato. Piuttosto non mi spiego perché l’ltalia avrebbe dovuto temere il Galles più di noi. Se avevano paura di andare a Cardiff, dove noi abbiamo vinto, può significare che qualcosa per gli azzurri non funziona, magari avranno paura pure qui, dopo due Mondiali saltati. Non hanno più Totti e Del Piero...». Carezze e stoccate, insomma. L’ultima per Gattuso. «A Firenze gli diedi appuntamento qui. Vediamo chi merita l’America».

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