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Adibi contro la presenza dell’Iran ai Mondiali: “Questa squadra non rappresenta più il popolo”

Tifosi dell'Iran salutano i giocatori (reuters)
L’ex nazionale critica la partecipazione della selezione di Teheran alla rassegna iridata e denuncia il crescente distacco tra squadra e tifosi
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"Per me, la Fifa non avrebbe dovuto far partecipare l'Iran ai Mondiali". È una presa di posizione netta quella di Asghar Adibi, ex nazionale iraniano, leggenda del Persepolis e da anni oppositore del regime. In un'intervista all'Adnkronos, l'ex calciatore ha affrontato i temi legati alla presenza dell'Iran alla Coppa del Mondo 2026 - in programma dall’11 giugno tra Stati Uniti, Canada e Messico - e alle tensioni politiche che continuano a circondare la rappresentativa asiatica.

Secondo Adibi, il problema non riguarda soltanto i rapporti difficili tra Teheran e Washington. "È importante distinguere le tensioni tra la Repubblica Islamica e gli Stati Uniti dalla questione della Coppa del Mondo in sé", ha spiegato. "Questi Mondiali non apportano alcun beneficio diretto agli iraniani comuni. Le persone che un tempo tifavano con passione per la propria nazionale potrebbero non seguire più nemmeno i risultati. Alcuni potrebbero addirittura rallegrarsi delle sconfitte della squadra".

L'ex attaccante ha poi commentato la scelta dell'Iran di preparare il torneo in Messico anziché negli Stati Uniti. "Non è stata una scelta, ma una necessità", ha dichiarato. Da una parte le difficoltà legate ai visti per alcuni membri della delegazione, dall'altra il rischio di proteste da parte della diaspora iraniana. "Se il ritiro fosse stato negli Usa, la delegazione avrebbe dovuto affrontare continue contestazioni. Il Messico è una soluzione inevitabile più che una scelta strategica".

Adibi ha inoltre evidenziato come il sentimento di una parte dei cittadini nei confronti della selezione sia cambiato profondamente negli ultimi anni. "Molti iraniani non la chiamano nemmeno nazionale, ma 'la squadra dei religiosi'", ha raccontato. "Questo riflette la distanza tra una parte della società e una squadra considerata legata all'establishment".

L'arrivo della nazionale dell'Iran in Messico (reuters)

Nel corso dell'intervista, l'ex giocatore ha ricordato anche alcuni momenti della propria carriera. Quattordici anni ai massimi livelli del calcio iraniano, numerosi titoli conquistati e l'orgoglio di aver vestito la maglia della nazionale. "Mi ha sempre commosso l'affetto dei tifosi. Ho provato un grande orgoglio nell'indossare i colori del mio Paese", ha detto. Tra i ricordi più prestigiosi, le sfide contro autentiche leggende del calcio mondiale come Pelé, Eusebio, Tostao, oltre alla partecipazione alla storica partita inaugurale dello stadio Azadi di Teheran davanti a quasi centomila spettatori.

Il racconto si è poi spostato sul rapporto tra sport e politica. Adibi accusa apertamente il regime iraniano di aver danneggiato il movimento sportivo nazionale. "Un regime che ritengo abbia agito contro gli interessi iraniani e lo sviluppo dello sport mi ha impedito di servire le giovani generazioni del mio Paese", ha affermato. L'ex nazionale ha ricordato il destino di numerosi atleti perseguitati, incarcerati o uccisi nel corso degli anni, citando tra gli altri l'ex capitano della nazionale Habib Khabiri.

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