✕

Il Mondiale di Infantrump

Donald Trump e Gianni Infantino alla Casa Bianca (reuters)

Ascolta l'audio

Il presidente della Fifa e quello degli Stati Uniti compongono un mostro a due teste, mitologico e geopolitico tenuto insieme dall’ego e dalle foto imbarazzanti
3 minuti di lettura

NEW YORK – Infantrump è una creatura a due teste, un po’ mitologica e un po’ geopolitica, un presidente al quadrato, ma in espansione poliedrica, in una continua moltiplicazione del nome e delle finanze. Alligna tra l’America e i Paesi del Golfo, in origine provenendo, come un qualunque immigrato, dall’Europa che più non riconosce. Per studiarla basta sfogliare il suo album fotografico.

La prima immagine risale al 20 gennaio 2025, giorno dell’inaugurazione per il secondo mandato presidenziale di Donald Trump. Il presidente della Fifa, Gianni Infantino, è tra gli invitati alla Casa Bianca. Nonostante una serie di interventi pubblici e sui social in appoggio alla candidatura repubblicana il cerimoniale lo ha piazzato spalle al muro nel settore democratico, alle spalle di Bill Clinton e, più sotto, degli sbeffeggiandi Biden e Harris. Tuttavia si diverte un mondo: farà furore su Tik Tok un’immagine che lo vede sogghignante mentre gli altri ascoltano attoniti le cupe profezie di Trump. Pre…

NEW YORK – Infantrump è una creatura a due teste, un po’ mitologica e un po’ geopolitica, un presidente al quadrato, ma in espansione poliedrica, in una continua moltiplicazione del nome e delle finanze. Alligna tra l’America e i Paesi del Golfo, in origine provenendo, come un qualunque immigrato, dall’Europa che più non riconosce. Per studiarla basta sfogliare il suo album fotografico.

La prima immagine risale al 20 gennaio 2025, giorno dell’inaugurazione per il secondo mandato presidenziale di Donald Trump. Il presidente della Fifa, Gianni Infantino, è tra gli invitati alla Casa Bianca. Nonostante una serie di interventi pubblici e sui social in appoggio alla candidatura repubblicana il cerimoniale lo ha piazzato spalle al muro nel settore democratico, alle spalle di Bill Clinton e, più sotto, degli sbeffeggiandi Biden e Harris. Tuttavia si diverte un mondo: farà furore su Tik Tok un’immagine che lo vede sogghignante mentre gli altri ascoltano attoniti le cupe profezie di Trump. Prende appunti mentali: bella questa cosa della nuova età dell’oro. La predizione, fatta per l’America, comparirà sulla Coppa del Mondiale per club: “Siamo testimoni di una nuova era: l’era d’oro del calcio”. La firma, la sua, doppia. Lui e Trump piazzano il nome dappertutto, su cose nuove o pre-esistenti, in sostituzione e per i posteri, se i successori avranno pietà.

Li accomuna un ego espanso e giocoso. Si divertono e fanno affari. Meglio: si divertono facendo affari. Infantino aveva premiato i vincitori dei Mondiali 2018 accanto a Putin, quelli del 2022 vicino all’emiro del Qatar, ma è di fianco a Trump che si produce una simbiosi destinata a farsi osmosi e originare la creatura. E’ chimica pura, attrazione finale. Infantino lascia Washington dichiarando: “Non vedo l’ora che gli Stati Uniti accolgano e uniscano il mondo proprio come il calcio unisce il mondo”. Non ha visto l’ora.

Seguono momenti di inedita vicinanza tra un’organizzazione sportiva e una leadership politica. Nell’album si aggiungono foto dove, finalmente insieme, vivono momenti indimenticabili. In una appaiono scravattati, Trump ha il cappellino rosso dei Maga, Infantino gli consegna il biglietto per la finale. Valore: 35mila dollari. Una enormità, ma come Trump giustificherà quello ancor più alto per una partita di playoff dei Knicks: “Così va la vita”. La loro. In altre giulive sequenze Infantino gli porge una maglia numero 26 con il nome sulla schiena, un cartellino rosso per poter ripetere la sua frase chiave (“You’re fired”, sei licenziato), la coppa del mondiale per club (che Trump si terrà, consegnando al vincitore una replica).

Poi ci sono le foto dei viaggi, irrituali e inattesi. Il primo è in Arabia Saudita. Ripulendosi con lo sport (e finanziando la poco amata competizione per club) il Paese degli sceicchi ha ottenuto i Mondiali 2030. Sarebbe una teocrazia assolutista, ma questo a Trump non dispiace affatto, gli pare anzi un caso da studiare e Infantino gli apre le porte, mediando per la nuova, sacra alleanza, che dovrà fronteggiare l’altra teocrazia assolutista, che però non piace: l’Iran. Zurigo, sede della Fifa, è lontana e non più rilevante. Infantrump vira, l’Europa è insensibile, si cerca appoggio altrove. Si accarezzano Paesi e despoti africani e caraibici, pronti a entrare nei mondiali a 48 (dove mancherà l’Italia, che nel frattempo avrà deluso in ogni campo) e nelle immaginifiche nuove organizzazioni internazionali.

Stupisce, ma non troppo, una fotografia in cui i due sono accanto con il sorriso sguainato e il pollice alzato. Non è la posa in sé a colpire, ma lo sfondo. Le scritte sono in arabo. Siamo a Sharm, in Egitto, nell’ottobre del 2025, al summit per la pace organizzato dopo la mattina trionfale di Trump in Israele. È la ratifica della tregua e/o della spoliazione di Gaza. Che cosa ci faccia il capo del calcio tra rais dalla dubbia legittimazione democratica sarà più chiaro quando, nel febbraio 2026, all’Istituto americano per la pace ribattezzato Istituto Donald Trump per la pace, Infantino (con il cappellino rosso dei Maga) annuncerà la costruzione di 50 mini-campi da calcio e di uno stadio da 20mila posti a Gaza. Prime necessità. Nell’aria le note di Burning love, amore bruciante. Infantino e Trump si guardano. La memoria li riporta a quell’immagine del dicembre 2025 quando, in occasione del sorteggio per la Coppa del mondo, il presidente della Fifa ha consegnato a quello degli Stati Uniti il suo premio per la Pace: non è il Nobel, ma è fatto con il cuore. E appena in tempo, appena prima dell’assalto a Caracas, poi a Teheran.

La madre di tutte le immagini nell’album è una pagina indietro, data novembre 2025. Nello studio ovale Infantino regala a Trump una foto incorniciata di loro due nello studio ovale. È una matrioska visiva, un meta-ritratto, l’augurio di un’autoriproduzione tendente all’infinito e all’eterno. Scrive Luca Pisapia nel saggio Il calcio è potere: “La Fifa ha saputo trasformarsi in un nodo gordiano del network mondiale del tardo capitalismo finanziario in grado di incidere sulla riconfigurazione territoriale del pianeta. E con l’organizzazione della Coppa del mondo 2026 negli Stati Uniti di Donald Trump si rivela come l’unico centro gravitazionale possibile del nuovo ordine totalitario globale”. Esagerazione o intuizione, dirà la storia.

Ci sono ancora pagine bianche nell’album di Infantrump. Coraggio, andiamo a vederle riempire.

Leggi i commenti