Infantino deride l’Italia: “Con la formula a 128 riuscirà a qualificarsi”
di Massimo BasileNew York – Nel giorno in cui la Bosnia ha debuttato ai Mondiali al posto dell’Italia, la battuta del presidente della Fifa Gianni Infantino sull’allargare il torneo a 64 squadre per aiutare gli azzurri a qualificarsi suona meno come gaffe e più come lapsus di potere. Infantino, che da anni si muove tra il linguaggio istituzionale e quello dello spettacolo, ha trasformato il suo ruolo in un misto di diplomazia e intrattenimento. Stavolta ha prevalso il secondo. Prima di assistere a Messico-Sudafrica, allo stadio Azteca, Infantino ha parlato ai microfoni di CazéTv, una piattaforma su YouTube creata nel 2022 da un influencer brasiliano, Casimiro Miguel detto Cazé, e seguita da più di quindici milioni di utenti. Il n.1 del calcio ha parlato della possibilità di allargare il numero delle nazionali partecipanti alla fase finale. «Innanzitutto, dobbiamo vedere come si svilupperà questo Mondiale con 48 squadre. È già un evento enorme. Abbiamo discusso di un Mondiale con 64 squadre, se ne è gi…
New York – Nel giorno in cui la Bosnia ha debuttato ai Mondiali al posto dell’Italia, la battuta del presidente della Fifa Gianni Infantino sull’allargare il torneo a 64 squadre per aiutare gli azzurri a qualificarsi suona meno come gaffe e più come lapsus di potere. Infantino, che da anni si muove tra il linguaggio istituzionale e quello dello spettacolo, ha trasformato il suo ruolo in un misto di diplomazia e intrattenimento. Stavolta ha prevalso il secondo. Prima di assistere a Messico-Sudafrica, allo stadio Azteca, Infantino ha parlato ai microfoni di CazéTv, una piattaforma su YouTube creata nel 2022 da un influencer brasiliano, Casimiro Miguel detto Cazé, e seguita da più di quindici milioni di utenti. Il n.1 del calcio ha parlato della possibilità di allargare il numero delle nazionali partecipanti alla fase finale. «Innanzitutto, dobbiamo vedere come si svilupperà questo Mondiale con 48 squadre. È già un evento enorme. Abbiamo discusso di un Mondiale con 64 squadre, se ne è già parlato al consiglio Fifa, ma intanto sfruttiamo al meglio questa edizione». A quel punto Infantino ha lanciato una facile frecciatina all’Italia, ironizzando sugli azzurri che hanno fallito l’obiettivo di qualificarsi a tre Mondiali di fila. «Forse l’Italia si qualificherà con 64 squadre. Chissà, potremmo anche arrivare a 128 per essere sicuri della sua partecipazione», ha detto.
Il tentativo di rimediare su Instagram
Infantino ha usato un linguaggio giovanile, conoscendo il pubblico della piattaforma brasiliana, ma sapeva di non parlare in un’intervista estemporanea. Le sue dichiarazioni, riportate dai media brasiliani, sono diventate virali sui social e hanno provocato reazioni opposte: molti tifosi italiani gli hanno dato ragione, i dirigenti sono rimasti freddi. «Infantino? — ha commentato il ministro per lo Sport Andrea Abodi — dobbiamo parlarci, perché una cosa sono le informazioni riportate e un’altra è parlarne direttamente». «Mi interessa sapere qual è il suo pensiero in maniera diretta», ha aggiunto. Di «uscita infelice, una caduta di stile che ha ferito il sentimento dell’intera comunità sportiva italiana» ha parlato invece la Figc, ricordando che il calcio insegna i valori «a cominciare dal rispetto». Il numero uno del calcio mondiale ha poi provato a rimediare. Ha postato una foto con Rivera scrivendo: «Non vedo l’ora di rivedere gli Azzurri in campo, protagonisti della Coppa del 2030».
Le gaffe del presidente della Fifa
Non è la prima volta che Infantino inciampa all’inizio di un Mondiale. Nel 2022, in Qatar, il presidente di origine italiana aveva detto: «Oggi mi sento qatariota. Mi sento arabo. Mi sento africano. Mi sento gay. Mi sento disabile. Mi sento un lavoratore migrante». L’intenzione era difendere il Qatar dalle accuse sui diritti umani, ma la frase era apparsa troppo paternalistica, anche perché poi lo stesso Infantino aveva giustificato le dure condizioni dei lavoratori del Mondiale, sostenendo che in fondo erano state restituite loro «dignità e orgoglio», minimizzando gli abusi e le morti nei cantieri. L’anno scorso, invece, aveva invitato gli italiani a «darsi una mossa» per non perdere un altro Mondiale. Quell’invito era stato preso meno sul serio della battuta fatta in Messico.