Aspettando Neymar, il totem del Brasile per adesso sta a guardare

epa13018980 A soccer fan paints a mural depicting Brazil's Neymar Jr. ahead of the 2026 FIFA World Cup on walls in Karachi, Pakistan, 05 June 2026. The 2026 FIFA World Cup, hosted by Canada, Mexico and the United States, will be held from 11 June to 19 July.  EPA/SHAHZAIB AKBER
epa13018980 A soccer fan paints a mural depicting Brazil's Neymar Jr. ahead of the 2026 FIFA World Cup on walls in Karachi, Pakistan, 05 June 2026. The 2026 FIFA World Cup, hosted by Canada, Mexico and the United States, will be held from 11 June to 19 July. EPA/SHAHZAIB AKBER 

Ancelotti lo ha inserito tra i 26 a furor di popolo. O Ney è al quarto Mondiale ma è ancora tormentato da problemi fisici

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East Rutheford – L’altro giorno un sosia di Neymar popolarissimo, su Instagram (fa quello di mestiere), è stato preso d’assalto dalla folla eccitata in un centro commerciale del New Jersey. Ovviamente si è fatto volentieri filmare mentre veniva tallonato da centinaia di cacciatori di selfie, che credevano di avere riconosciuto uno dei quattro o cinque calciatori che l’americano medio sa riconoscere senza il bisogno che gli venga spiegato di chi si tratti. Neymar è qui anche per questo, poi il tempo dirà se è soprattutto per questo o se dietro la convocazione a sorpresa di questo fuoriclasse incidentato ci sono anche delle ragioni tecniche fondate.

Il problema al polpaccio di Neymar

In effetti, per portare il rutilante e spesso zoppicante O’ Ney, Ancelotti ha rinunciato a João Pedro del Chelsea, gran protagonista l’estate scorsa al Mondiale per club (da vedere il video dei suoi familiari delusi alla lettura dei convocati), che non è un fenomeno ma i gol li sa fare e in contropiede fila. Oltretutto, in attacco Carletto ha perso per infortunio lo sperimentato Rodrygo ed Estêvão, l’ultimo craque: Neymar, insomma, rischia di non essere soltanto una presenza decorativa, anche se in questo momento è infortunato a sua volta, come spesso nella sua carriera. Stavolta il problema è a un polpaccio, che spera di risolvere in vista della seconda partita del girone (Brasile-Haiti venerdì a Filadelfia) o per lo meno entro la terza. Ancelotti comunque non lo ha mandato a casa e anche ieri riferiva della sua utilità: «Sta sempre meglio e ci darà una mano».

Il Brasile innamorato del suo talento

In realtà c’è molto di populista nella scelta di Carletto di convocare Neymar, che non veste la maglia verde-oro dal settembre del 2023. È forse l’unica mossa che ha fatto per solleticare la pancia del Brasile, che resta innamorato di questo ragazzo che ha seminato sogni, ma mai raccolto realtà: il boato sollevato dal suo nome alla lettura della lista dei 26 in diretta sulle tv nazionali, con la gente che si abbracciava felice, descrive con fedeltà il rapporto tra il paese e il figliol prodigo tornato a casa, al Santos, dopo gli anni sfavillanti di Barcellona (è lì, come valletto di Messi, che ha dato il meglio di sé), quelli arroganti di Parigi (nel loro complesso, una delusione enorme) e quelli perduti in Arabia, dove ha preso una barca di soldi (200 milioni in due anni) senza poter restituire nulla nella moneta della fantasia, visto che tra un grave infortunio e l’altro ha giocato appena tre partite. Il ritorno al Santos, da dove il suo viaggio era partito, ha avuto qualcosa di romantico ma soprattutto di necessario, perché poteva ricostruirsi soltanto a casa, in quel posto dove a calcio si gioca per divertimento, non per bisogno spasmodico di dimostrazione. In ogni caso, anche col Santos Neymar c’è stato e non c’è stato, anche se ultimamente sembrava stesse un po’ meglio (6 gol in 15 partite), comunque abbastanza per spingere Carletto alla decisione che ha entusiasmato i brasiliani.

A 34 anni è l’ultima chance

Per Neymar è il quarto Mondiale. Il primo fu quello di casa, nel 2014, quand’era in stato di grazia e il mondo era pronto a sdraiarsi ai suoi piedi senonché, dopo due doppiette nelle prime tre partite, nei quarti di finale una ginocchiata carogna del colombiano Zuniga gli spaccò una vertebra, e andarono in frantumi anche i sogni del paese. Quattro anni dopo furono i compagni a tradirlo: lui fu all’altezza ma il Brasile no e si fece fare fuori dal Belgio, mentre in Qatar tornò a districarsi tra gli infortuni, saltò un paio di partite, segnò un paio di gol e fu di nuovo una nazionale minuscola, stavolta la Croazia, a estrometterlo. Adesso che ha ormai 34 anni nessuno gli chiede più niente, solo di esserci. E di farsi riconoscere come autentico.

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