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Curaçao, la favola viaggia in scuolabus

Il particolare bus dei giocatori di Curaçao (afp)

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La nazione più piccola mai arrivata a un Mondiale oggi in campo contro il colosso Germania
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East Rutheford – Curaçao è la nazione più piccola e meno popolosa mai arrivata ai Mondiali, ma resta pur sempre un pezzetto d’Olanda al di là dell’Oceano e se metti da qualunque parte una ventina di olandesi a giocare a pallone, faranno una squadra: più che un padre della patria, Cruyff è un codice genetico. Curaçao è qui per una combinazione di elementi, a cominciare dall’irripetibilità dell’occasione: con le tre big della Concacaf qualificate in quanto padrone di casa, si sono aperti spazi per i vari staterelli centroamericani e le isole caraibiche.

E pensare che i fiorini erano finiti

Curaçao si è tuffata nell’avventura e ne è uscita trionfante, anche se tre anni fa stava per chiudere per debiti, con la federazione travolta da una crisi econ…

East Rutheford – Curaçao è la nazione più piccola e meno popolosa mai arrivata ai Mondiali, ma resta pur sempre un pezzetto d’Olanda al di là dell’Oceano e se metti da qualunque parte una ventina di olandesi a giocare a pallone, faranno una squadra: più che un padre della patria, Cruyff è un codice genetico. Curaçao è qui per una combinazione di elementi, a cominciare dall’irripetibilità dell’occasione: con le tre big della Concacaf qualificate in quanto padrone di casa, si sono aperti spazi per i vari staterelli centroamericani e le isole caraibiche.

E pensare che i fiorini erano finiti

Curaçao si è tuffata nell’avventura e ne è uscita trionfante, anche se tre anni fa stava per chiudere per debiti, con la federazione travolta da una crisi economica e tecnica in seguito a una sconfitta con Saint Kitts e Nevis. I fiorini (si usano ancora quelli) erano finiti perché erano serviti a convincere gli olandesi di origine caraibica a giocare per questa nazionale invisibile: prima non lo faceva quasi nessuno, chi poteva sceglieva l’Olanda (sono di origine curazaiana Timber, Hartman e Vertrouwd, nel giro della nazionale oranje), oppure veniva ostacolato dai club, che non gradivano le lunghe trasferte per giocare partite improbabili e spassarsela tra spiagge e musica.

Curaçao ai Mondiali, l’arrivo della squadra è una festa: i giocatori su un vecchio scuolabus

Una succursale olandese

Nell’accessibilità al Mondiale americano la federcalcio ha intravisto una possibilità, stanziato fondi e fatto proselitismo (nei Paesi Bassi vivono 150.000 curazaiani, quanti ce ne sono a Curaçao), tant’è che 25 dei 26 convocati sono nati in Olanda. L’unico nativo dell’isola è stato paradossalmente l’ultimo a cedere: Tahith Jose Djorkaeff Chong (il padre era tifoso del francese dell’Inter), un passato nello United, ha detto sì solamente a settembre, per le ultime due gare di qualificazione.

L’importanza di Patrick Kluivert

Uomo chiave di Curaçao è stato Patrick Kluivert, curazaiano da parte di madre, che dal 2015 ha allenato la nazionale in tre diversi periodi e suggerito interventi su giovani (lo sport nazionale è il baseball) e impianti, visto che la maggior parte dei campi era in sabbia e ghiaia. Si è deciso di rifarli in sintetico e i primi tempi ci sono stati dei problemi, perché la gente si fregava le zolle finte per mettersele nel giardino di casa. Dopo Kluivert è passato Hiddink, che però non si è calato nello spirito dell’isola: abolì il bus party, il pullman scoperto con cui i giocatori vanno allo stadio cantando e ballando. Non glielo perdonarono.

Quei viaggi in scuolabus

Qui viaggiano su uno scuolabus blu e in panchina è tornato Dick Advocaat, che aveva lasciato a gennaio per assistere la figlia malata di tumore ed è tornato a maggio. A 78 anni sarà il più vecchio ct della storia del Mondiale, che ha già vissuto con due (Olanda e Corea) delle otto nazionali che ha guidato.

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