New York – Il Ct di Curacao Dick Advocaat, diventato a 78 anni il più vecchio commissario tecnico nella storia dei Mondiali, ha attraversato generazioni, tattiche e nazionali come un uomo che cambia finestre da cui guardare lo stesso paesaggio. Quando allenava l’Olanda all’inizio degli anni novanta, molti di quelli in campo ieri non erano neanche nati. I calcio è diventato nel frattempo più veloce, globale, nervoso e digitale. Ma una cosa è rimasta intatta: l’idea di Germania. Non come squadra, ma come certezza. Una forma di ordine che diventa inevitabile.
I venti minuti di estasi di Curaçao
A Houston, in Texas, è finita come avevano previsto tutti: con molti gol. Otto: sette segnati dai tedeschi, di cui tre nel primo tempo, e uno dalla piccola nazionale di Curaçao, al debutto mondiale, che nel primo tempo si è regalata, con l’1-1, quasi venti minuti di estasi. Ma in campo c’era appunto la Germania, 9ª nel ranking Fifa, contro Curaçao, 82ª, appena sopra la Siria. La nazionale della di…
New York – Il Ct di Curacao Dick Advocaat, diventato a 78 anni il più vecchio commissario tecnico nella storia dei Mondiali, ha attraversato generazioni, tattiche e nazionali come un uomo che cambia finestre da cui guardare lo stesso paesaggio. Quando allenava l’Olanda all’inizio degli anni novanta, molti di quelli in campo ieri non erano neanche nati. I calcio è diventato nel frattempo più veloce, globale, nervoso e digitale. Ma una cosa è rimasta intatta: l’idea di Germania. Non come squadra, ma come certezza. Una forma di ordine che diventa inevitabile.
I venti minuti di estasi di Curaçao
A Houston, in Texas, è finita come avevano previsto tutti: con molti gol. Otto: sette segnati dai tedeschi, di cui tre nel primo tempo, e uno dalla piccola nazionale di Curaçao, al debutto mondiale, che nel primo tempo si è regalata, con l’1-1, quasi venti minuti di estasi. Ma in campo c’era appunto la Germania, 9ª nel ranking Fifa, contro Curaçao, 82ª, appena sopra la Siria. La nazionale della disciplina industriale contro l’isola delle case colorate, che fino a questo Mondiale per molti era solo il nome di un liquore al gusto d’arancio dal colore blu elettrico.
Poi sulla favola la valanga Germania
Per novanta minuti le due nazionali hanno condiviso lo stesso palcoscenico, seppure recitando ruoli diversi. I tedeschi dagli estremi anagrafici - il portiere Manuel Neuer, 40 anni e 79 giorni, diventato il più anziano a disputare un Mondiale con la Germania, Julian Nagelsmann, 38, il più giovane ct del torneo - hanno dominato fin da subito, trovando il primo gol dopo 6 minuti, grazie a una facile combinazione in area tra Felix Nmecha e Florian Wirtz, conclusa dal primo con un destro a giro sul palo più lontano. Il pareggio di Livano Comenencia, 22 anni, dello Zurigo, alla Juve Next Gen due anni fa, aveva fatto pensare alla prima vera grande sorpresa. Ma con il passare dei minuti la sproporzione tra le due nazionali è emersa in tutta la sua evidenza: si è giocato per larghi tratti non nella metà campo di Curacao, ma direttamente nella sua area.
La Germania non vinceva 7-1 da 12 anni
I caraibici, guidati da Taith Chong, il Valderrama dello Sheffield United, hanno provato veloci contropiede di alleggerimento. Il terzo gol, su rigore, realizzato da Kai Havertz, ha chiuso il primo tempo e tolto l’ultima incertezza al risultato. Nel secondo tempo sono arrivate le reti di Jamal Musial, Nathaniel Brown, Deniz Undav e ancora Havertz per il 7-1 finale. L’ultimo 7-1 era stato inflitto al Brasile nel 2014, Mondiale vinto dai tedeschi. Per ritrovare un debutto così in discesa, bisogna invece tornare a Giappone-S.Corea 2002, quando i tedeschi batterono 8-0 l’Arabia Saudita. Quell’anno la Germania arrivò in finale, poi persa con il Brasile. Se sono soltanto statistiche, lo vedremo.