New York – Il buono, il brutto e il cattivo: Fox Sports ha ricreato il triello di Sergio Leone. Manca soltanto la musica di Ennio Morricone. Gli attori ci sono, il copione anche. Prima, dopo e anche durante le partite dei mondiali vanno in scena, introdotti dall’immancabile bellezza bionda, loro tre: Thierry Henry (il buono), Zlatan Ibrahimovic (che sarebbe sia il brutto che il cattivo perché una parte sola non gli basta mai, ma si accontenta della prima) e Alexi Lalas che, per non sparire, è costretto a incattivarsi e gli riesce male, ma fa notizia. Esistono studi sulla composizione della perfetta squadra di commentatori. Uno le spara, uno le sa e uno viene preso in mezzo.
Ibra è l’uomo con il fucile
Ibra ha il fucile, Henry la competenza, Lalas la chitarra. È inoltre necessario che, a supporto delle opinioni, qualcuno abbia un passato di trofei. Se metti uno che ha alzato la coppa dei campioni accanto a un ex difensore del Padova o del Genoa lo guarderà dall’alto in basso pensando (…
New York – Il buono, il brutto e il cattivo: Fox Sports ha ricreato il triello di Sergio Leone. Manca soltanto la musica di Ennio Morricone. Gli attori ci sono, il copione anche. Prima, dopo e anche durante le partite dei mondiali vanno in scena, introdotti dall’immancabile bellezza bionda, loro tre: Thierry Henry (il buono), Zlatan Ibrahimovic (che sarebbe sia il brutto che il cattivo perché una parte sola non gli basta mai, ma si accontenta della prima) e Alexi Lalas che, per non sparire, è costretto a incattivarsi e gli riesce male, ma fa notizia. Esistono studi sulla composizione della perfetta squadra di commentatori. Uno le spara, uno le sa e uno viene preso in mezzo.
Ibra è l’uomo con il fucile
Ibra ha il fucile, Henry la competenza, Lalas la chitarra. È inoltre necessario che, a supporto delle opinioni, qualcuno abbia un passato di trofei. Se metti uno che ha alzato la coppa dei campioni accanto a un ex difensore del Padova o del Genoa lo guarderà dall’alto in basso pensando (e dietro le quinte dicendo): «Se ne capisce tanto, perché non giocava come me?». L’altro allora alzerà il tono, la sparerà più grossa e il gioco sarà fatto. Ibra non ha mai segnato un solo gol in due mondiali disputati, ma sembra ne abbia vinti tre, due più di Henry. È una strana alchimia, ma dicono funzioni, o faccia parlare, il che è lo stesso. Proviamo ad analizzarla.
Il ruolo indefinito di Ibra
Ibra è l’ultimo arrivato. Commentare non è il suo mestiere, ma dopo che ha smesso di giocare non si è capito che cosa faccia esattamente. È un advisor, ma più che altro s-consiglia: non Rangnick, che farebbe tutto da sé; non Glasner, che non conosce abbastanza. Si è preso una pausa dall’Italia ed è venuto ai Mondiali perché, ammette: «Mi hanno pagato un sacco. Costo molto». Come a Sanremo, come ovunque. Aveva lasciato l’America da calciatore spegnendo le luci negli stadi e riconsegnandoli al baseball. È tornato per pronosticare che la squadra nazionale, guidata da Pochettino «andrà lontano». Indispettisce il resto del mondo, ma non chi lo ingaggia.
La forma che nasconde la sostanza
Come sempre la forma abbaglia e nasconde la sostanza. Sul web si commentano la sua pettinatura, senza più codino, e i suoi completi in puro stile Willie Wonka e la fabbrica dei dollari. Ibra fa il duro. Gli mettono accanto Speed, l’influencer calciatore dal successo incomprensibile, quello pronostica la vittoria («un’altra», dice per l’inesattezza) di Cristiano Ronaldo e Zlatan lo allontana con il braccio sinistro, continua a parlare e lo spinge via come avrebbe fatto con un difensore tipo…Lalas. Il quale prova a dirgli che ammira Haaland, al punto da considerarlo più forte del suo momentaneo collega, ed ecco una perla da consegnare al frasario di Zlatan: «Se ha due occasioni Haaland fa due gol; se io avevo due occasioni ne facevo tre».
Piace al pubblico, piacerebbe a Trump
Pensa che la letteratura finora era arrivata a concepire «il campione mette la palla dove tu dalla tribuna vedi l’unico spiraglio; il fuoriclasse la mette nello spiraglio che non avevi visto; poi c’è quello che la mette dove lo spiraglio non c’era». Leo Messi, suppongo, ma non ditelo a Ibra. Ha costruito la sua fortuna su quella rozzezza esibita dentro e fuori dal campo che, nell’era della spudoratezza, viene premiata. Piacerebbe a Trump e piace al pubblico. Dicono che in privato, come certi truci della politica, sia una persona diversa, ma per chi non è suo parente non è un considerevole rovescio della medaglia. Ha capito subito il segreto del suo nuovo ruolo: «Gli altri fanno analisi e al pubblico viene sonno. Poi intervengo io e li sveglio». Nei dopopartita notturni quelli che ti spiegano la diagonale mancata dal terzino del Paraguay sono il contorno, quello che proclama: «Il ct è un fesso», sono la portata principale, che il giorno dopo fa da doggy-bag su tutti i siti del mondo.
Lalas messo in un angolo
Il povero Lalas avrebbe cose da dire, sull’assetto difensivo del Brasile o sul fosforo a centrocampo del Portogallo, ma viene eclissato. Come tutti i buoni, quando prova a sgarrare svacca. A Ibra la battutaccia viene spontanea, ce l’ha in sé. Lalas deve andarla a cercare, la prepara, se la ripete nella mente e quando finalmente la dice gli esce che il conduttore della trasmissione a seguire, di cui dovrebbero fare il lancio, è un «onanista» (per così dire). Quello presenta un comedy show, ma Lalas non ha capito che la commedia è già in onda, la commedia sono loro.
Il mediatore Henry
Henry è il mediatore, l’uomo normale che fa risaltare le stranezze. È il Fazio che fintamente si scandalizza delle Littizzetto che gli hanno messo a fianco. Guarda a occhi sbarrati gli altri due deragliare. Riporta il dibattito nei binari. Indossa l’abito scuro, la cravatta regimental e il carisma di chi è stato eroe di due mondi e campione di uno. Anche lui ha compreso un segreto del commentatore tv: fai pure un pronostico, poi se l’azzecchi ricordalo, se lo sbagli dimenticalo. Così dopo l’esordio sfavillante degli Stati Uniti ha chiesto di rimandare il video in cui lo profetizzava il giorno del sorteggio.
Il gioco delle previsioni
Quanto al resto delle previsioni si vedrà, o (se fossero errate) no. Ibra disse Brasile, ma in tempi lontani e bisognerà frugare su YouTube, nel caso. Lalas non si azzarda, non ancora, aspetta che tutto sia incontrovertibile per paura di sbagliare. Ma non è mica da questi particolari che si giudica un commentatore, un commentatore lo vedi dal coraggio, dall’egoismo e dalla fantasia. Guarda di lato, per esempio.