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Svezia-Tunisia 5-1: Ayari segna una doppietta ma non esulta per rispetto del papà tunisino

Yasin Ayari (afp)

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Scandinavi in testa al gruppo F dopo il pareggio tra Olanda e Giappone. In gol anche Isak, Gyokeres e Svanberg
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La Serie A ci ha abituati a attaccanti non stanziali, a nomadi del pallone che non esultano per un gol segnato alla squadra con cui hanno giocato l’anno precedente. Si è così costretti a assistere a scene simil-strazianti studiate per coprire un rinnovo rifiutato o un capriccio economico non soddisfatto. Adesso gli sguardi bassi e le mani alzate per chiedere scusa si vedono anche al Mondiale. I motivi, però, sono ben più profondi e vissuti: origini, famiglia, identità. La convivenza tra la cultura dei parenti e quella degli amici con cui si è andati a scuola. Sotto a una maglia indossata con fierezza c’è un cuore che ha preso una decisione tutt’altro che leggera, e non certo per soldi. Come accaduto agli undici titolari schierati dal Marocco all’esordio contro il Brasile, una formazione formata da oriundi nati in altri stati che hanno scelto di legarsi per sempre alla squadra di Rabat.

La Serie A ci ha abituati a attaccanti non stanziali, a nomadi del pallone che non esultano per un gol segnato alla squadra con cui hanno giocato l’anno precedente. Si è così costretti a assistere a scene simil-strazianti studiate per coprire un rinnovo rifiutato o un capriccio economico non soddisfatto. Adesso gli sguardi bassi e le mani alzate per chiedere scusa si vedono anche al Mondiale. I motivi, però, sono ben più profondi e vissuti: origini, famiglia, identità. La convivenza tra la cultura dei parenti e quella degli amici con cui si è andati a scuola. Sotto a una maglia indossata con fierezza c’è un cuore che ha preso una decisione tutt’altro che leggera, e non certo per soldi. Come accaduto agli undici titolari schierati dal Marocco all’esordio contro il Brasile, una formazione formata da oriundi nati in altri stati che hanno scelto di legarsi per sempre alla squadra di Rabat.

Ne sa qualcosa anche il ventiduenne Yasin Ayari, centrocampista del Brighton, che dopo aver segnato l’1-0 per la sua Svezia contro la Tunisia (partita poi vinta 5-1 dagli scandinavi, a segno anche Isak, Gyokeres e Svanberg) è stato l’unico della sua panchina a non urlare di gioia. Si è fermato per rispetto di suo padre, tunisino, e di sua mamma, nata in Svezia da genitori tunisini. Anche loro, come il papà di Yasin, emigrati in Nord Europa in cerca di lavoro e di una vita migliore. Dopo il secondo gol, il 5-1, ha abbozzato una corsa, per poi restare di nuovo immobile mentre i compagni di squadra gli saltavano addosso festanti sia per la vittoria schiacciante che per il primo posto in solitaria nel gruppo F dopo il pareggio tra Olanda e Giappone.

Ayari è nato in Svezia nel 2003 a Solna, cittadina della cintura metropolitana di Stoccolma, e cresciuto nell’Aik, club che l’ha lanciato nel grande calcio. Fin dalle giovanili ha scelto di rappresentare il paese dove è cresciuto, vestendo le maglie delle rappresentative giovanili. Precoce il debutto in nazionale maggiore, a neanche vent’anni. Quello segnato alla Tunisia è il quarto gol con la divisa gialla e blu, il primo nel primo Mondiale disputato fin qui in carriera. Il destino ha deciso di giocargli subito un doppio scherzo: prima il sorteggio di Svezia e Tunisia nello stesso girone, poi la doppietta alla squadra di papà. Che non sarà saltato sul divano, ma sarà stato lo stesso felice.

Yasin Ayari dopo il gol dell'1-0 (afp)

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