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Bielsa, la foto a testa bassa dell’antidivo: “Non faccio il modello”

Marcelo Bielsa in panchina (reuters)

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Nello scatto ufficiale della Fifa per i Mondiali il ct dell’Uruguay non fissa l’obiettivo: “Non mi devo giustificare”. A fine torneo lascerà l’incarico
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NEW YORK – Marcelo Bielsa è tornato a fa parlare di sé. Stavolta non per le parole che ha pronunciato, ma per gli sguardi che ha negato. Il ct dell’Uruguay è l’unico nelle fotografie ufficiali Fifa a non fissare l’obiettivo. Mentre gli altri offrono l’espressione richiesta dai tempi moderni — concentrazione, gioia, leadership — l’allenatore argentino guarda in basso. Non sembra evitare la macchina fotografica, ma una conversazione con il presente.

L’intervista flash sulla pista di atterraggio

A settant’anni Bielsa, detto El Loco — il pazzo, da quando si ostinò a schierare nel Velez due giovani difensori come centrali, finendo poi per vincere il campionato — continua ad abitare il calcio come un monaco abita un monastero: con isolamento e una certa diffidenza verso la vanità. Qualcuno potrebbe…

NEW YORK – Marcelo Bielsa è tornato a fa parlare di sé. Stavolta non per le parole che ha pronunciato, ma per gli sguardi che ha negato. Il ct dell’Uruguay è l’unico nelle fotografie ufficiali Fifa a non fissare l’obiettivo. Mentre gli altri offrono l’espressione richiesta dai tempi moderni — concentrazione, gioia, leadership — l’allenatore argentino guarda in basso. Non sembra evitare la macchina fotografica, ma una conversazione con il presente.

L’intervista flash sulla pista di atterraggio

A settant’anni Bielsa, detto El Loco — il pazzo, da quando si ostinò a schierare nel Velez due giovani difensori come centrali, finendo poi per vincere il campionato — continua ad abitare il calcio come un monaco abita un monastero: con isolamento e una certa diffidenza verso la vanità. Qualcuno potrebbe obiettare che quello sguardo verso il pavimento, quando tutti puntano la camera, è un modo morettiano di catturare l’attenzione. Deduzione accettabile per chiunque, tranne che per Bielsa.

Quando gli è stato fatto notare, il ct ha risposto infastidito: «Non devo dare alcuna spiegazione, mi hanno fatto la foto come l’hanno fatta. Non sono un modello». Con identica svogliatezza, all’arrivo a Cancun, aveva dribblato un’intervista sulla pista d’atterraggio rispondendo a sei domande in 38 secondi.

Le critiche di Bielsa al Mondiale

In un sistema dominato da allenatori che allenano anche la propria immagine, Bielsa resta un modello involontario per l’idea romantica che il calcio possa essere studiato come una scienza e vissuto come un mestiere artigianale. Ha preso sul serio la propria ossessione: non gli interessa essere ripreso né compreso, e neanche essere amato. Ha già criticato il Mondiale e la «commercializzazione del calcio». I tifosi lo considerano un profeta, lui si vede come uno studente, come quando da bambino ordinava alla madre di comprargli tutte le riviste sportive, in modo da studiarsi le partite.

La vecchia ghiacciaia

Intanto a Miami, per Uruguay-Arabia Saudita, è tornata la vecchia ghiacciaia, su cui il ct si è seduto per seguire da vicino i giocatori. Quel contenitore di plastica è diventato nel tempo come un trono involontario, nato anche per necessità perché gli allevia un dolore cronico alla schiena. Ma come spesso accade gli oggetti finiscono per trasformarsi in metafora: mentre il calcio moderno si esibisce in piedi davanti al mondo, Bielsa osserva il mondo seduto su una ghiacciaia. Il volto scavato, le mani intrecciate, il ct della Celeste è sembrato un professore alla ricerca della soluzione di una difficile equazione.

Marcelo Bielsa 

E la soluzione, stavolta, non l’ha trovata: l’Uruguay ha pareggiato 1-1 e sfiorato il vantaggio almeno sei volte negli ultimi dieci minuti. Ma poi si finisce a parlare di questo essere fuori dal tempo di Bielsa, alla ricerca di un’idea anche quando il mondo sembra accontentarsi di una posa. Sulla tv americana le sue immagini si sono intrecciate con quelle di Mourinho, lui sì maestro di pose, che in uno spot per una app di scommesse prevede palloni finire sopra la traversa e giocatori mollati dalle fidanzate. Non ci sono due persone più lontane tra loro.

A fine Mondiale lascerà l’Uruguay

Alcuni adorano Bielsa, altri, come Luis Suárez, lo accusano di essere troppo esigente, distante e difficile. Hanno tutti ragione. El Loco, che ai Mondiali del 2002, come ct dell’Argentina, si portò dietro duemila videocassette, contro i sauditi ha avuto conferma di una vecchia legge: puoi studiare ogni dettaglio della partita, ma non avrai mai la certezza di vincerla. L’unica cosa certa è che a fine Mondiale il professor Bielsa lascerà l’incarico di ct. Uscirà di scena, ma non aspettatevi che lo faccia in maniera tranquilla.

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