Gli occhi di Zizou. Difficile togliere i nostri occhi dai suoi, e nel caso si fosse padri è ancora più complicato. Gli occhi di Zinedine Zidane in tribuna per guardare il figlio, portiere dell’Algeria, maltrattato da Messi. Gli occhi di Zidane mentre osserva Luca, il suo secondogenito, sbagliare tanto, troppo, e perdere tutto. È già lo sguardo dei Mondiali e arriva dalle lontananze del sangue, quel mistero che i figli portano dentro mentre provano, con la loro vita, a raccontare i padri, e che i padri non riescono a soffocare mentre chiedono, ai loro figli, continuità o riscatto. Un garbuglio, un nodo. A volte, scorsoio.
Luca Zidane, una vita di paragoni impossibili
Gli occhi di Zizou un po’ sbarrati e attoniti, poi lui che…
Gli occhi di Zizou. Difficile togliere i nostri occhi dai suoi, e nel caso si fosse padri è ancora più complicato. Gli occhi di Zinedine Zidane in tribuna per guardare il figlio, portiere dell’Algeria, maltrattato da Messi. Gli occhi di Zidane mentre osserva Luca, il suo secondogenito, sbagliare tanto, troppo, e perdere tutto. È già lo sguardo dei Mondiali e arriva dalle lontananze del sangue, quel mistero che i figli portano dentro mentre provano, con la loro vita, a raccontare i padri, e che i padri non riescono a soffocare mentre chiedono, ai loro figli, continuità o riscatto. Un garbuglio, un nodo. A volte, scorsoio.
Luca Zidane, una vita di paragoni impossibili
Gli occhi di Zizou un po’ sbarrati e attoniti, poi lui che scuote la testa. In quel momento, uno dei più grandi giocatori di ogni epoca realizza che suo figlio non solo non potrà mai essere alla sua altezza, ma neppure all’altezza di un buon calciatore che partecipa alla Coppa del mondo. Soffocato dall’attesa, maltrattato dal continuo raffronto con quei globuli di leggenda che gli scorrono nelle vene ma di cui lui non è parte, altro è l’ossigeno della sua vita, diverso è il plasma della sua storia di atleta. Una storia che sarebbe stata anche normale, senza la tremenda condanna di quel cognome. Non è un caso se il giovane Zidane, sulla maglia delle sue squadre di club ha sempre fatto scrivere Luca e basta. Così Telemaco prova a fuggire da Odisseo, per non doverlo aspettare tutta la vita. Ma Odisseo torna ed è peggiore dei Proci, perché reclama il regno del sangue: quasi l’uccisione biblica del figliolo, se qualcosa di più grande lo pretende.
Per Luca un peso insostenibile
Invece, in nazionale, sulla schiena di Luca c’è scritto Zidane per intero. Il ragazzo scelse l’Algeria in onore di suo nonno, che non ha mai smesso di ringraziarlo. E anche Zizou ne è stato fiero, ben sapendo che il calcio francese sarebbe stato un peso insostenibile per Luca, e che il ragazzo non avrebbe mai raggiunto la porta dei bleu. Nell’Algeria, invece, Luca avrebbe forse potuto tentare di essere almeno un poco Zidane: gliel’ ha impedito Messi, ed è la chiusura del grande cerchio.
Faustino e Fausto Coppi
Una sera d’inverno incontrammo Faustino Coppi, il figlio del Campionissimo. Era già un uomo avviato alla terza età, ma con quel viso da fanciullo triste che aveva anche il padre. Faustino, diminutivo per sempre: colui che il cognome del padre non ebbe il permesso di portarlo per legge, sulla carta d’identità e non sulla schiena, per decenni, cioè fino alla riforma del diritto di famiglia. Perché lui era un figlio della colpa, nato fuori dal matrimonio. Gli guardammo le gambe lunghissime e gli chiedemmo: Fausto, ma lei non ha mai corso in bici? Lui rispose: «Come potevo farlo, chiamandomi Coppi?». Come poter giocare a calcio, chiamandosi Zidane ma non Zizou?