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Gli Usa già qualificati per i sedicesimi: Australia battuta 2-0

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Al Getty Museum di Los Angeles, la partita vista tra le opere d’arte: è il football watch party. La seconda vittoria vale la qualificazione
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Los Angeles – Van Gogh (non i Girasoli ma gli Iris) e gol. Australia dominata. Il secondo lo segna di testa (il Var convalida) il terzino Alex Freeman. E non c’è nome più adatto nel giorno in cui l’America festeggia la liberazione della schiavitù e anche dalla paura di non avanzare in questo Mondiale in casa. Anche lo juventino Weston McKennie celebra con i capelli color bandiera. Benvenuti al Football watch party. Lo organizza il Getty Museum sulle colline di Brentwood, inaugurato nel ’97 su progetto dell’americano Richard Meier (sua anche l’Ara Pacis di Roma). I capolavori dell’arte possono aspettare: gioca l’America, senza Pulisic (ancora infortunato al polpaccio).

Gioia Usa al fischio finale 

Una festa per famiglie

Sulla terrazza di travertino bianco famiglie con bambini, ragazzi, birre, panini, tutti a tifare Usa. L’autoritratto di Rembrandt sarà per un’altra volta. Meglio una scampagna…

Los Angeles – Van Gogh (non i Girasoli ma gli Iris) e gol. Australia dominata. Il secondo lo segna di testa (il Var convalida) il terzino Alex Freeman. E non c’è nome più adatto nel giorno in cui l’America festeggia la liberazione della schiavitù e anche dalla paura di non avanzare in questo Mondiale in casa. Anche lo juventino Weston McKennie celebra con i capelli color bandiera. Benvenuti al Football watch party. Lo organizza il Getty Museum sulle colline di Brentwood, inaugurato nel ’97 su progetto dell’americano Richard Meier (sua anche l’Ara Pacis di Roma). I capolavori dell’arte possono aspettare: gioca l’America, senza Pulisic (ancora infortunato al polpaccio).

Gioia Usa al fischio finale 

Una festa per famiglie

Sulla terrazza di travertino bianco famiglie con bambini, ragazzi, birre, panini, tutti a tifare Usa. L’autoritratto di Rembrandt sarà per un’altra volta. Meglio una scampagnata con pallone, anche perché il calcio a stelle e strisce cerca la promozione nel giorno di una festa nazionale. È il Juneteenth, onora la storia afroamericana, e celebra la fine della schiavitù in Usa (nel 1865, Texas ultimo stato liberato). È stata indetta nel 2021 e arriva dopo quella per il reverendo Martin Luther King istituita nell’83. Pubblico democratico: forte buu quando inquadrano Robert Kennedy jr, ministro della Sanità. E piena ostilità: «Get out of here». Vattene da qui.

Lo stadio della cavalcata di Marshawn Lynch

Si gioca allo stadio di Seattle noto come Beast Quake per un touch down dei Seahawks nel 2011 che fece registrare 2.0 di magnitudo. Lo segnò nel 2011 Marshawn Lynch che corse per 67 yards (61 metri) e resistette a ben 9 placcaggi. Tutti in piedi per l’inno che coach Poch, da buon argentino, non canta. Sono lontani i tempi in cui un ragazzo di Seattle suonò una versione acida e psichedelica di Star Spangled Banner. Era Jimi Hendrix, nel ’69 a Woodstock. Mark Nelson, avvocato, è con moglie e bambina, vive a Los Angeles, segue i Galaxy, in Europa tifa per il Newcastle: «Sono andato anche al debutto della mia nazionale perché stavolta abbiamo una grande possibilità di andare avanti. Ho giocato a calcio al college, seguo pure il calcio femminile, e mi è rimasta la passione, ma domani vado alle Hawaii a festeggiare il compleanno di mia moglie che mi ha suggerito di venire al Getty per godere la vista».

Un pubblico in stile americano

Il panorama appunto, con zoom sul pallone. Però è un pubblico che segue, mangia e applaude: patatine, mango e zuppa calda, perché tira vento di tramontana. Pazienza per Pulisic assente, tanto c’è Balogun, nigeriano nato a Brooklyn per caso, che scende sulla sinistra e crossa e il difensore australiano Burgess infila la propria porta. Tutti a saltare, fa niente se è autogol, importante è spingere la squadra di casa che comunque ha fatto più reti che negli altri mondiali. E il raddoppio di Freeman sa di qualcuno già conosciuto: Alex è figlio dell’ex wide receiver Nfl, Antonio, che vinse il Super Bowl nel ’97. Dalla palla ovale a quella tonda. Quando Balogun dopo una discesa si mangia un gol tutti in piedi a imprecare per la delusione. Per convincere il centravanti a prendere la nazionalità americana (poteva scegliere tra Nigeria e Inghilterra) si sono adoperati anche Pulisic e McKennie che l’hanno invitato spesso a cene: «Ci è costato poco e ne è valsa la pena». Nel finale, crampi per l’arbitro tedesco Zwayer. Il vero mondo down under è l’America che per la prima volta dal 1930 nella sua storia mondiale vince due partite consecutive. Why not us è il jingle di Pochettino usato da tutti. Ma il punto interrogativo non c’è più. L’America continua a sognare Big. Per ora l’arte è tonda.

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