All’improvviso la tripletta di David: la Juve si ritrova il capocannoniere del Mondiale
dal nostro inviato Emanuele GambaFiladelfia – L’evento storico è la prima vittoria del Canada in una Coppa del Mondo dopo sette tentativi andati a vuoto o la prima tripletta “italiana” di Jonathan David, il capocannoniere del Mondiale assieme a Messi? David e Messi, insieme. Il centravanti del Canada ha segnato tre gol in una volta dopo gli 8 distillati nelle 46 partite in bianconero, la stragrande maggioranza delle quali neanche intere (spesso solo per pezzettini), senza contare quelle passate a guardare gli altri giocare. Sta di fatto che venerdì mattina i tifosi della Juventus si sono svegliati increduli e ottimisti, mica perché immaginano che David ritroverà la vena realizzativa con cui ha fatto pace a Vancouver, ma perché sperano che qualcuno se lo compri. La Juve stessa ha mandato via social al giocatore un entusiastico messaggio di complimenti che tradiva il retropensiero legato al mercato, ma non c’è da agitarsi: qualcuno a cui venderlo lo si troverà e anche senza grandi affanni, pur senza grandi guadagni (De…
Filadelfia – L’evento storico è la prima vittoria del Canada in una Coppa del Mondo dopo sette tentativi andati a vuoto o la prima tripletta “italiana” di Jonathan David, il capocannoniere del Mondiale assieme a Messi? David e Messi, insieme. Il centravanti del Canada ha segnato tre gol in una volta dopo gli 8 distillati nelle 46 partite in bianconero, la stragrande maggioranza delle quali neanche intere (spesso solo per pezzettini), senza contare quelle passate a guardare gli altri giocare. Sta di fatto che venerdì mattina i tifosi della Juventus si sono svegliati increduli e ottimisti, mica perché immaginano che David ritroverà la vena realizzativa con cui ha fatto pace a Vancouver, ma perché sperano che qualcuno se lo compri. La Juve stessa ha mandato via social al giocatore un entusiastico messaggio di complimenti che tradiva il retropensiero legato al mercato, ma non c’è da agitarsi: qualcuno a cui venderlo lo si troverà e anche senza grandi affanni, pur senza grandi guadagni (De Zerbi lo vuole al Tottenham), perché il canadese Johnny non è soltanto l’imballato centravanti bianconero dal baricentro troppo basso, ma anche (forse soprattutto) l’implacabile bomber del Lille, quello delle 109 reti in 232 gare e delle 42 in 79 presenze con il Canada. Di triplette in carriera ne aveva già fatte sette, come se non fossero delle imprese epocali. Però per trovarne una di un “italiano” al Mondiale bisogna risalire al 1994 di Batistuta, di uno juventino al 1982 di Paolo Rossi, di un padrone di casa al 1966 dell’inglese Hurst in finale.
David: “Non penso ai gol ma al mio amico Koné”
Il giudizio della storia dipende anche dalla parte dalla quale la si guarda. I tre gol di David hanno un peso statistico, ma ne hanno un altro effettivo se si considera che li ha segnati al Qatar, rimasto prima in dieci e poi in nove: se lo ricorderà e se lo ricorderanno i canadesi in brodo di giuggiole, ma non è stato niente di memorabile e lui stesso, alla fine, lo ha riconosciuto: «Questa è la vita di un attaccante. Quando non segni vieni criticato, è normale. Ora credo che ci vorranno dei giorni per rendersi conto di quello che è successo». Parlando, David teneva gli occhi bassi (e la voce di più) manco fosse Bielsa, anche perché scosso per l’infortunio di Koné, uno dei suoi amici più stretti: «Non sto pensando né ai gol né alla vittoria ma solo a lui, cui sono molto legato. Quello che gli è successo ci ha turbato tutti, anche perché è una persona fantastica».
Cosa manca a David secondo Spalletti
Doveste invece chiedere a uno della Juventus che tipo di persona sia David, probabilmente vi direbbe enigmatica. È gentile, mite, riservato, educato e spesso impenetrabile: è anche per questo che in Italia ha fatto fatica, paradossalmente è stato fin troppo professionale e in certi meccanismi più emozionali non è riuscito a entrare. Per Spalletti il suo fallimento è stato invece una questione tecnica: «Non ha la scocca». Significa che fatica a reggere il confronto fisico con l’avversario e le marcature aggressive, che in Italia sono più frequenti di quanto fossero in Francia, anche se non basta questo a giustificare lo sbalzo di rendimento tra un campionato e l’altro. «Gli manca la faccetta di cazzo», è stata l’altra osservazione di Lucio: in campo David non ha l’arroganza per controbattere alle provocazioni del difensore, finendo per subirlo. In Ligue 1, dove l’età media è molto più bassa, di certe malizie si può fare a meno, in altri campionati si vedrà: la Juve non chiede molto, in fondo l’anno scorso ha speso solo 12,5 milioni di commissioni, anche se lo stipendio annuale pesa altrettanto. Niente smuove i mercati come le triplette.