✕

L’orgoglio Koeman: “Criticati su tutto, l’Olanda è questa”

Ronald Koeman 

Ascolta l'audio

Per gli oranje sfida decisiva contro la Svezia. Il ct: “A volte odio la mentalità del mio Paese”
2 minuti di lettura

Filadelfia – L’Olanda è un perenne sfiancante dibattito. «Se dico che possiamo vincere, mi criticano perché sono presuntuoso. Se dico che i favoriti sono altri, mi criticano perché non sono coraggioso. La mentalità olandese è questa, criticare sempre e tutto. A volte la odio». Ronald Koeman, alla seconda puntata sulla panchina degli oranje dopo l’avventura infelice che sfociò nella mancata qualificazione a Russia 2018, è d’altronde ormai quasi più spagnolo (catalano, anzi) che olandese: vive tra Barcellona e Amsterdam e ha corretto la sua mentalità, un tempo rigida, fino a poter gestire con il dovuto distacco la quantità spropositata di chiacchiere che si fanno da sempre nei Paesi Bassi (De Boer non le resse e durò poco, Van Gaal si divertiva un sacco a rispondere con sottili prese in giro).

Il cambio di…

Filadelfia – L’Olanda è un perenne sfiancante dibattito. «Se dico che possiamo vincere, mi criticano perché sono presuntuoso. Se dico che i favoriti sono altri, mi criticano perché non sono coraggioso. La mentalità olandese è questa, criticare sempre e tutto. A volte la odio». Ronald Koeman, alla seconda puntata sulla panchina degli oranje dopo l’avventura infelice che sfociò nella mancata qualificazione a Russia 2018, è d’altronde ormai quasi più spagnolo (catalano, anzi) che olandese: vive tra Barcellona e Amsterdam e ha corretto la sua mentalità, un tempo rigida, fino a poter gestire con il dovuto distacco la quantità spropositata di chiacchiere che si fanno da sempre nei Paesi Bassi (De Boer non le resse e durò poco, Van Gaal si divertiva un sacco a rispondere con sottili prese in giro).

Il cambio di prospettiva di Koeman

Ma c’è stato altro, a cambiare la prospettiva di Koeman: nel 2020 rischiò la vita per un infarto, mentre adesso è sua moglie a essere in lotta con la malattia, un cancro al seno, come ha rivelato lui stesso all’inizio della Coppa del mondo: «Ogni mercoledì deve fare chemioterapia, poi per un paio di giorni sta molto male. È dura starle lontano, ma nei mesi scorsi il mestiere di ct mi ha consentito di gestire meglio la situazione. Se arrivassimo in finale, magari potrebbe saltare una settimana di terapia e raggiungermi».

Koeman accusato di difensivismo

Intanto l’Olanda deve evitare di farsi fermare dalla Svezia in questa seconda tappa del giro del Texas: oggi è a Houston, mentre il 2-2 con il Giappone, che è una nazionale forte contro la quale pareggiare non è un’eresia, avvenne a Dallas. In questi due stadi si gioca alla luce del giorno (oggi alle 12) perché tanto sono chiusi e climatizzati, eppure la pausa per bere un goccio si fa lo stesso. Almeno non hanno avuto l’ipocrisia di continuare a chiamarla cooling break. Gli olandesi stanno andando così così, gli infortuni hanno guastato la preparazione e ridotto le scelte: Xavi Simons, Schouten e De Ligt si sono arresi prima dei Mondiali e Timber a preparazione in corso, Depay è indietro di condizione. In ogni caso, la critica olandese si è scatenata sui cambi, giudicati difensivi, operati da Koeman contro il Giappone: l’idea di difendersi fa ribrezzo, là dove hanno rivoluzionato il calcio ma poi di certo non si sono accorti che dopo la rivoluzione c’è stata l’evoluzione.

Con la Svezia è una gara da non sbagliare

La Svezia è un avversario scomodo, anche se la sua presenza qui ha del paradossale: nelle qualificazioni non ha vinto nemmeno una partita ma è arrivata lo stesso agli spareggi, dove ha eliminato la Polonia, grazie al piazzamento nella Nations League. Come ct è arrivato Potter, di cui tutti dicono la stessa cosa: ha usato la bacchetta magica per rivitalizzare Isak e Gyökeres, improvvisamente tornati a giocare al livello della loro fama di bomber di vaglia.

Leggi i commenti