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Nel Brasile di Ancelotti Vinicius va veloce: “Voglio fare la storia”

(afp)
Due assist e un gol nella vittoria contro Haiti, con il ct un rapporto speciale “Voglio cambiare la storia” Con la Scozia torna Neymar
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FILADELFIA – Vinicius è sempre andato molto veloce e tante volte pure troppo, perché si sa, anche la velocità non è niente senza controllo e lui ha spesso la tendenza a perderlo. Non qui, però, non in questi giorni di Coppa del Mondo durante i quali ha già espresso la sua intenzione: «Voglio cambiare la storia del Brasile». E non con Ancelotti, l’unico allenatore che può dirgli cose (osservazioni, rimproveri, correzioni e cazziatoni) e lui le ascolta, «perché mi parla come un padre a un figlio». L’altra sera contro Haiti (due assist, un gol, una prestazione da vero leader), per esempio, Carletto gli ha chiesto di fare più l’attaccante e meno l’ala «e a me non piace tanto, ma ogni volta che il mister mi mette lì poi segno. Dovrei ascoltarlo di più, mi sa che di calcio ne capisce» dice spalancando il sorriso, un po’ scherzando, un po’ no e molto ammiccando, perché il sottinteso è evidente: gioco bene solo con Ancelotti perché lui ne sa.

FILADELFIA – Vinicius è sempre andato molto veloce e tante volte pure troppo, perché si sa, anche la velocità non è niente senza controllo e lui ha spesso la tendenza a perderlo. Non qui, però, non in questi giorni di Coppa del Mondo durante i quali ha già espresso la sua intenzione: «Voglio cambiare la storia del Brasile». E non con Ancelotti, l’unico allenatore che può dirgli cose (osservazioni, rimproveri, correzioni e cazziatoni) e lui le ascolta, «perché mi parla come un padre a un figlio». L’altra sera contro Haiti (due assist, un gol, una prestazione da vero leader), per esempio, Carletto gli ha chiesto di fare più l’attaccante e meno l’ala «e a me non piace tanto, ma ogni volta che il mister mi mette lì poi segno. Dovrei ascoltarlo di più, mi sa che di calcio ne capisce» dice spalancando il sorriso, un po’ scherzando, un po’ no e molto ammiccando, perché il sottinteso è evidente: gioco bene solo con Ancelotti perché lui ne sa.

Il rapporto tra Ancelotti e Vinicius

Vini era arrivato a Madrid dal Flamengo a 17 anni, con appena un pugno di minuti in prima squadra e già 45 milioni investiti su di lui, velocissimo fin dall’inizio. I primi tempi a Madrid scalpitava collezionando false partenze, finché è arrivata la flemma di Ancelotti a regolarne la velocità: i due, che a vederli sono così diversi (e lo sono), sono stati benissimo assieme, tant’è che quando Carletto se n’è andato, ma già durante la crisi dell’ultimo anno, Vinicius è tornato a inciampare nelle sue stesse corse e più che delle sue prodezze si è parlato di quel fastidioso balletto tra le continue provocazioni (simulazioni pacchiane, esultanze sguaiate in faccia ai tifosi avversari) e gli insulti razzisti che regolarmente gli sono piovuti dagli spalti e talora anche da qualche collega. Tra le altre cose, il brasiliano ha fatto la fronda a Xabi Alonso, che pure di calcio dovrebbe capirne quanto Ancelotti.

Il Brasile sulle spalle

Qui è un altro Vinicius fin dai primi giorni, sorridente, moderato, responsabile: sa di avere il Brasile sulle spalle perché nessuno gli si avvicina in quanto a talento (lui è presuntuoso, ma nella circostanza è realismo) e si è preso tutte le responsabilità del caso, salvandolo contro il Marocco e guidandolo contro Haiti. Ma c’è Carletto, quindi funziona. Basti un dato: fino a un anno fa, nella Seleção aveva giocato 39 partite e segnato appena sei gol, da quando il ct è Ancelotti (12 gare) ne ha invece fatti già cinque, ribaltando completamente i giudizi dell’opinione pubblica che prima lo considerava una sorta di usurpatore di fama, e continuava a sognare il ritorno di Neymar (mercoledì contro la Scozia ci sarà) e a invocare la benedizione di Endrick, a cui però Carletto preferisce il più solido Rayan, che contro Haiti ha fatto entrare già nel primo tempo al posto dell’infortunato Raphinha.

Vinicius: “Sono al mio livello migliore”

La velocità di Vinicius è adesso in sincronia con le sue intenzioni. Non rischia di rompere, come i cavalli che perdono il passo. «Sono al mio livello migliore, fisicamente, tecnicamente e mentalmente, ho sempre sognato di arrivare alla competizione più importante del mondo al 100% della mia condizione e quando sto così so di poter fare tutto, gol e assist». Finora non c’è stata rete del Brasile che non abbia avuto la sua impronta: Carletto sa come farsi ascoltare perché capisce di calcio, ma pure di varia umanità.

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