Parto o non parto? Con i papà moderni la domanda ha un senso lato. Jeremy Doku, 24 anni, giocatore del Belgio e del City, è pronto a lasciare la sua squadra. «Sta per nascere il mio primo figlio e io voglio tornare a casa e assistere al parto di mia moglie. M’imbarcherò con il primo volo, ho già parlato con la federazione». Preferisce essere in ospedale come papà che non in campo come giocatore. Ai compagni sta bene, gli altri hanno aperto un dibattito (leggi polemica). Il suo vecchio coach Peter Janssens lo ha criticato: «Sembrerò duro, ma se vai al Mondiale è per giocarlo. Il bimbo dopo sarà ancora lì ad aspettarti».
Il commento della giornalista francese France Pierron
La giornalista francese France Pierron, 44 anni, due figli (l’ultimo è nato nel 2015) commentatrice del canale tv de L’Équipe non ha molto coccolato Doku. Il suo commento è stato brusco: «Giocare la Coppa del mondo è una felicità inaudita. Ci sono centinaia di calciatori che ucciderebbero per esser al tuo posto.…
Parto o non parto? Con i papà moderni la domanda ha un senso lato. Jeremy Doku, 24 anni, giocatore del Belgio e del City, è pronto a lasciare la sua squadra. «Sta per nascere il mio primo figlio e io voglio tornare a casa e assistere al parto di mia moglie. M’imbarcherò con il primo volo, ho già parlato con la federazione». Preferisce essere in ospedale come papà che non in campo come giocatore. Ai compagni sta bene, gli altri hanno aperto un dibattito (leggi polemica). Il suo vecchio coach Peter Janssens lo ha criticato: «Sembrerò duro, ma se vai al Mondiale è per giocarlo. Il bimbo dopo sarà ancora lì ad aspettarti».
Il commento della giornalista francese France Pierron
La giornalista francese France Pierron, 44 anni, due figli (l’ultimo è nato nel 2015) commentatrice del canale tv de L’Équipe non ha molto coccolato Doku. Il suo commento è stato brusco: «Giocare la Coppa del mondo è una felicità inaudita. Ci sono centinaia di calciatori che ucciderebbero per esser al tuo posto. Forse non ti capiterà mai più nella vita». In più ha aggiunto: «Vai a lasciare tutto questo per assistere alla nascita di tuo figlio? I papà in quel momento non servono a niente. Ci sono tifosi che fanno sacrifici enormi per vedere una partita e tu non ci vai solo per tagliare un cordone ombelicale? Farsi 10 ore di volo per una foto in cui si stringe il dito del bambino e poi tornare indietro esausti e vuoti, anche per l’emozione? Il bambino sarà sempre lì». Sconcerto nello studio, l’ex pugile Brahim Asloum si dissocia. Sul quotidiano, sempre francese, Libération le risponde un’altra giornalista: «Come si permette, mai vista tanta arretratezza culturale, irreale». Scuse della Pierron: «Ho parlato a titolo personale». L’Équipe anche si dissocia. The baby will always be there. È quello che disse anche Gilbert Arenas, cestista Nba dei Minnesota Timberwolves, quando il suo compagno di squadra, il francese Rudy Gobert, mancò una partita dei play-off per assistere al parto del suo primo figlio: It’s a baby, bro. Ci sarà anche al tuo ritorno.
Østigård, la gioia su FaceTime
Anche il difensore norvegeseLeo Østigårdche gioca nel Genoa è diventato papà durante i Mondiali. Il figlio si chiama Atlas. La compagna Aurora Eidmann gli ha permesso di restare in America, il parto non sembrava presentare problemi. Però Leo si è collegato via FaceTime e ha seguito quel momento a distanza. «È l’esperienza più grande della mia vita, sono esausto anche io, è stato incredibile». E prima aveva pure segnato all’Iraq. La federazione ha pubblicato un video con la festa che i compagni hanno riservato al giocatore in hotel. «Io avrei fatto come lui, sarei rimasto», dice Ciro Ferrara. Ma c’è chi è più pratico. Nel 2022 in Qatar l’olandese Nathan Aké si mise d’accordo con la moglie per indurre il parto in anticipo in modo che lui potesse conoscere la figlia prima dell’inizio del torneo. È anche da questi particolari che (oggi) si giudica un giocatore.