L’ancelottizzazione del Brasile prosegue a tappe forzate, tant’è che di giorno in giorno la Seleção somiglia sempre di più alle classiche squadre di Carletto, quadrate e affidabili, non sfavillanti ma perfette per mettere in rilievo le qualità del giocatore migliore, naturalmente Vinicius, ancelottiano di prima nomina. C’è stato anche un quarto d’ora per Neymar, che non metteva piede in nazionale da quasi tre anni.
Vini ne ha fatti due anche a Miami e in tutto fanno quattro: pur non essendo un bomber seriale (è un’altra cosa rispetto a Mbappé e Haaland), qui sta segnando in ogni partita e da quando il Brasile ha il ct italiano lo fa una volta ogni due ore, che è una bella media per uno che prima in nazionale combinava poco o niente e difatti i brasiliani lo guardavano con gli occhi storti della nazione. La doppietta alla Scozia (una delusione assoluta, hanno dato spettacolo soltanto i loro tifosi) non è tuttavia stata niente di memorabile, se non altro per le agevolazioni offerte dall…
L’ancelottizzazione del Brasile prosegue a tappe forzate, tant’è che di giorno in giorno la Seleção somiglia sempre di più alle classiche squadre di Carletto, quadrate e affidabili, non sfavillanti ma perfette per mettere in rilievo le qualità del giocatore migliore, naturalmente Vinicius, ancelottiano di prima nomina. C’è stato anche un quarto d’ora per Neymar, che non metteva piede in nazionale da quasi tre anni.
Vini ne ha fatti due anche a Miami e in tutto fanno quattro: pur non essendo un bomber seriale (è un’altra cosa rispetto a Mbappé e Haaland), qui sta segnando in ogni partita e da quando il Brasile ha il ct italiano lo fa una volta ogni due ore, che è una bella media per uno che prima in nazionale combinava poco o niente e difatti i brasiliani lo guardavano con gli occhi storti della nazione. La doppietta alla Scozia (una delusione assoluta, hanno dato spettacolo soltanto i loro tifosi) non è tuttavia stata niente di memorabile, se non altro per le agevolazioni offerte dalla disastrosa difesa scozzese: la prima rete l’ha regalata McKenna, che s’è fatto fregare il pallone da Rayan, la seconda è venuta da un imbambolamento collettivo, infine castigato dal rarissimo colpo di testa del numero 7, che in quel modo in carriera di gol ne aveva segnati soltanto cinque. Ad arrotondare il risultato ha provveduto Matheus Cunha, salito a sua volta a quota tre. Due invece gli assist di Bruno Guimarães. E due le parate di Alisson sui colpi di testa di McTominay.
Ancelotti ha dunque ormai scelto un assetto e una formazione tipo, confermandola in blocco anche ieri con la sola variante di Rayan al posto dell’infortunato Raphinha: Carletto continua a preferire il giovane attaccante del Bournemouth al celebratissimo Endrick e ha ragione, perché il ragazzo ha percorso la fascia destra col suo fisico possente, la sua velocità in corsa e la sua predisposizione al pressing, che in una squadra che cerca l’equilibrio non guasta mai. Anche la protezione di Casemiro, disastroso contro il Marocco, sta dando degli effetti: persino lui è in crescita, come se di colpo avesse smesso di sfiorire.
Il Brasile con 7 punti e una migliore differenza reti si è guadagnato il primo posto e il sedicesimo di finale di lunedì a Houston: ragionevolmente incontrerà o il Giappone o la Svezia e non sarà facile, specie se si troverà di fronte le corse indemoniate degli asiatici. Il Marocco, sorpreso per due volte da Haiti e sempre in rincorsa (ma il ct Ouahbi ha fatto ampio turnover tenendo a riposo quattro titolari), è secondo e finirà invece a Monterrey, probabilmente contro l’Olanda. Saranno due sedicesimi incerti.