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Eustaquio perde mamma e papà ma vince da solo la partita del Canada

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Sedicesimo poco spettacolare, risolto in extremis dal centrocampista dalla storia drammatica
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Los Angeles – Avanti, Marsch. Al 92’. Ma senza brividi caldi. È un orfano di 29 anni quello che porta in Canada agli ottavi contro la vincente di Olanda-Marocco. Il pubblico ha fischiato, voleva un po’ più di entertainment. Vincono gli uomini in nero (Canada) perdono quelli in giallo (Sudafrica). Agli ottavi va per la prima volta il Canada del ct Jesse Marsch, 52 anni, nato in Usa (Wisconsin), studente di Princeton, una carriera nella squadra statunitense e anche assistente sulla panchina che ora è di Pochettino e che lui avrebbe rifiutato. È il primo allenatore americano di una selezione straniera ai Mondiali. Un rinnegato, anzi un traditore, uno che alla patria ha preferito il vicino di casa. «Più civile» secondo lui. Uno che ha un casale in Toscana e che va a fare la spesa in Vespa. E che ora dice ai suoi: «Dovete essere fieri». You are canadian heroes, guys. «Questa partita aiuterà i bambini canadesi a diventare calciatori».

Eustaquio, una storia drammatica

È un gol tirato con la …

Los Angeles – Avanti, Marsch. Al 92’. Ma senza brividi caldi. È un orfano di 29 anni quello che porta in Canada agli ottavi contro la vincente di Olanda-Marocco. Il pubblico ha fischiato, voleva un po’ più di entertainment. Vincono gli uomini in nero (Canada) perdono quelli in giallo (Sudafrica). Agli ottavi va per la prima volta il Canada del ct Jesse Marsch, 52 anni, nato in Usa (Wisconsin), studente di Princeton, una carriera nella squadra statunitense e anche assistente sulla panchina che ora è di Pochettino e che lui avrebbe rifiutato. È il primo allenatore americano di una selezione straniera ai Mondiali. Un rinnegato, anzi un traditore, uno che alla patria ha preferito il vicino di casa. «Più civile» secondo lui. Uno che ha un casale in Toscana e che va a fare la spesa in Vespa. E che ora dice ai suoi: «Dovete essere fieri». You are canadian heroes, guys. «Questa partita aiuterà i bambini canadesi a diventare calciatori».

Eustaquio, una storia drammatica

È un gol tirato con la forza della disperazione quello che Stephen Eustaquio (che assomiglia un po’ a Freddie Mercury) mette dentro con un gran destro dal limite dell’area. Ma finalmente il muro sudafricano è abbattuto. Il ragazzo è nato in Ontario da genitori portoghesi. La madre Esmeralda è morta di un tumore al cervello nel 2023, e suo padre pochi mesi dopo per un attacco cardiaco. Era nella nazionale giovanile del Portogallo, dov’è tornato a vivere a sette anni, ma poi ha scelto il Canada. Stava giocando nel Porto contro il Santa Clara quando l’allenatore Sergio Conceiçao lo sostituì perché era arrivata la notizia della scomparsa della madre. E lui quando rientrò una settimana dopo si mise proprio il nome Esmeralda sulla schiena.

Prima volta alla seconda fase in un mondiale

Nessuna delle due nazionali aveva mai raggiunto la seconda fase in un Mondiale. E onestamente tranne che l’ultimo minuto a movimentare la partita è stato il pubblico con il suo dissenso. Due occasioni e quasi gol per il Canada in contropiede: al 64’ Mbokazi ha anticipato David a porta vuota mentre al 43’ c’era stato il doppio salvataggio sulla linea della difesa sudafricana con Mokoena che rientrava dalla squalifica. Il Canada alla fine ha fatto entrare sia Alphonso Davies del Bayern che Promise David, da non confondere con Jonathan, quello della Juve che al 79’ ci ha provato da lontano. Era senza Koné del Sassuolo (infortunato) che però con le stampelle ha accompagnato la squadra in campo.

Un Sudafrica poco simpatico agli altri africani

Era un Sudafrica che ai tifosi africani non ha fatto simpatia. Nel senso che è l’unica africana non sostenuta dal resto del continente per la politica attuata da mesi contro gli immigrati illegali e per le violenze xenofobe. Ronwen Williams, portiere e capitano, si era lamentato: «Nessuno in Africa tifa per noi». Lontani i tempi in cui i Bafana Bafana ospitando il Mondiale e battendo la Francia uscirono a testa alta dal girone regalando al mondo il suono delle vuvuzela e l’immagine di un continente finalmente al centro della scena.

Una nazionale autarchica

Sedici anni dopo rieccoli con una storia quasi controcorrente: non una nazionale costruita nelle accademie d’Europa, ma dentro casa. La scelta del ct belga Broos, 74 anni, alla sua ultima avventura, di affidarsi a una squadra con un’identità interna riconoscibile però non ha pagato. E nemmeno il premio promesso per ogni passaggio diretto: 295mila dollari a testa. Passa il Canada, paese organizzatore, più cinico e pericoloso sui calci piazzati. Risultato: 45’ non proprio da ballando con le stelle. Poi i due allenatori decidono di coprirsi un po’ di più e al SoFi stadium rimpiangono di non essere andati al cinema. Solo un minuto, l’ultimo, di suspense.

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