L’arcipelago della felicità: Capo Verde si regala Messi

La festa dei giocatori di Capo Verde
La festa dei giocatori di Capo Verde 

Solo l’Irlanda del ’90 e l’Italia dell’82 erano arrivate seconde nel girone senza mai vincere. Ora nei sedicesimo la sfida all’Argentina

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Los Angeles – Ma sì, dovevamo capirlo prima: lo scrittore di Capo Verde più tradotto è German Almeida. L’Isola Fantastica è il suo libro più famoso. E adesso vai tu a spiegare al mondo quanto sia fantastico questo calcio africano che nasce in un arcipelago (10 isole) nell’Atlantico, non collegato da strade, a 500 chilometri dal Senegal. E come uno che nell’82 nel villaggio di Povoacao Velha, sull’isola di Boa Vista, guardava Maradona davanti all’unico televisore esistente, ora debba pensare a come marcare Messi.

Bubista e quella tv in bianco e nero

Pedro Leitao Brito conosciuto con il nome creolo di Bubista, è dal 2020 l’allenatore della squadra dalla storia più fantastica. «Un uomo aveva portato dall’estero una tv senza colori, il problema era che chiedeva un biglietto d’ingresso per far vedere le partite del Mundial a casa sua. Eravamo dieci figli, sei fratelli e quattro sorelle, mia mamma cuciva palloni da calcio con i calzini. Io avevo dodici anni, non avevo soldi per pagare il biglietto, ogni tanto riuscivo a entrare e prima di venire cacciato sognavo anch’io un giorno di poter stare su quel palcoscenico». Beh apri gli occhi, Bubista, perché ci sei. La debuttante Capo Verde ha raggiunto la fase a eliminazione diretta dei Mondiali. È imbattuta: tre pareggi, due gol.

Il calcio microscopico contro il gigante Argentina

Il microscopico calcio da 500mila abitanti, il secondo più piccolo per estensione territoriale, sfiderà l’Argentina, 87 volte più popolosa e 679 volte più grande. Solo due squadre nella storia hanno chiuso il girone al secondo posto, senza vincere una partita (l’Irlanda nel ’90 e l’Italia nell’82). E se pensate alla sorpresa della Corea del Nord che 60 anni fa fece fuori gli azzurri, vi sbagliate. Perché è vero che la squadra di Pak Doo-ik arrivò ai quarti e rifilò 3 gol al Portogallo (che però gliene fece 5, quattro erano di Eusebio), ma prima aveva perso con la Russia. L’avventura capoverdiana era iniziata con that’s ammore: il portiere di 40 anni Vozinha che para tutto alla Spagna e piange perché sua madre non ha il visto per gli Usa. La mamma, molto paparazzata, arriva e ora lui ha 17 milioni di follower. Molti, ma molti più di Roberto Baggio. È continuata con il gol all’Uruguay di Kevin Pina, uno dei 12 giocatori nati a Capo Verde.

Tutti i giocatori sono all’estero

Ma tutti i ventisei giocano all’estero. Pina, o Kevin Lenini come ha deciso di scrivere sulla maglia (doppio nome di battesimo), mediano difensivo, è tesserato per il Krasnodar, squadra russa. Evviva, gol (su punizione diretta) che resterà nella storia, il primo per il paese che viene dal mare africano. Il secondo, quello del pareggio, lo mette dentro Helio Varela che gioca in Israele nel Maccabi. È storico pure quello perché vi dice niente il nome Varela? Era il capitano dell’Uruguay, quello che nel ’50 giocò al Maracanã la finale contro il Brasile e dopo il primo gol subìto spronò i compagni a non lasciarsi intimorire dalla torcida, con le parole: Los de afuera son de palo. Quelli là fuori non esistono: infatti Schiaffino e Ghiggia, 2-1 a undici minuti dalla fine. E il famoso Maracanazo del ’50: 34 suicidi e 56 morti d’infarto in Brasile. Tra i due Varela non ci sono parentele.

Tra balli e sigari

Capo Verde si prende anche un bel voto per i canti. L’altra notte tutti davanti ai cellulari per controllare gli ultimi due minuti del risultato dell’Uruguay e poi scatenati a ballare la funana mentre Bubista fumava il sigaro e loro intonavano il coro «1%». Quello delle loro possibilità di passare il turno. E ti chiedi: ma in questo calcio di droni, di video-analyst, di algoritmi, di Moneyball, questi di Capo Verde sono tutti degli scappati di casa? Non proprio, abitano nel mondo, anche se non è quello dei super ricchi: quattro giocano in Turchia, due negli Usa, a Cipro e in Bulgaria, uno ciascuno in Irlanda, Spagna, Romania, Emirati, Finlandia, Olanda, Ungheria e Israele, sei in Portogallo, compreso Livramento di rientro al Verona. La federazione è nata nell’82 e la nazionale ha 5 giornalisti al seguito, ma solo due vanno alle partite (problemi di costi). C’è un’ombra. Secondo Globo la polizia della Nuova Zelanda avrebbe aperto un’inchiesta sul capitano Ryan Mendes, 36 anni, accusato di stupro dall’interprete brasiliana che a marzo ha accompagnato la nazionale in Oceania. Il loro calcio è pragmatico: difesa estrema quando serve, palleggio quando è possibile, contropressing se capita. Capo Verde è in paradiso, ma a fare sgarbi al dio argentino che aprirà le porte, non basterà il sogno.

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