Houston – L’Iran ha giocato due Mondiali, uno calcistico e uno politico, che hanno finito per sovrapporsi e condizionarsi l’un l’altro. Ha avuto coraggio e coraggiosissimo è stato Taremi, il volto noto di questa nazionale fatta di giocatori piuttosto bravi, che dopo ogni partita ci ha messo la faccia e ha mandato messaggi con garbo, educazione, fermezza. E stavolta a dargli manforte è stato il ct, Amir Ghalenoei, ancora più duro del capitano: «Quello che i miei giocatori hanno fatto dovrebbe essere scritto nella storia, perché il paese ospitante ci ha trattati in modo molto ingiusto. Il suo comportamento è stato davvero vergognoso e speriamo che il mondo ne prenda atto. Chiedo alla Fifa di non permettere che in futuro si trattino in questo modo squadre e giocatori. Spero che il signor Infantino sappia farsi valere».
L’orgoglio di Taremi e l’attacco agli Usa
Taremi, da parte sua, non si è tirato indietro nemmeno l’altra notte nonostante il rigore sbagliato contro l’Egitto, il gol cance…
Houston – L’Iran ha giocato due Mondiali, uno calcistico e uno politico, che hanno finito per sovrapporsi e condizionarsi l’un l’altro. Ha avuto coraggio e coraggiosissimo è stato Taremi, il volto noto di questa nazionale fatta di giocatori piuttosto bravi, che dopo ogni partita ci ha messo la faccia e ha mandato messaggi con garbo, educazione, fermezza. E stavolta a dargli manforte è stato il ct, Amir Ghalenoei, ancora più duro del capitano: «Quello che i miei giocatori hanno fatto dovrebbe essere scritto nella storia, perché il paese ospitante ci ha trattati in modo molto ingiusto. Il suo comportamento è stato davvero vergognoso e speriamo che il mondo ne prenda atto. Chiedo alla Fifa di non permettere che in futuro si trattino in questo modo squadre e giocatori. Spero che il signor Infantino sappia farsi valere».
L’orgoglio di Taremi e l’attacco agli Usa
Taremi, da parte sua, non si è tirato indietro nemmeno l’altra notte nonostante il rigore sbagliato contro l’Egitto, il gol cancellato dal Var nei minuti di recupero per un fuorigioco di un’unghia e la traversa colpita da Ezatolahi all’ultimissimo secondo che hanno fissato un pareggio beffardo che gli egiziani hanno difeso con i denti, perché con il secondo posto nel girone, che altrimenti sarebbe andato agli iraniani, avranno un sedicesimo di finale alla portata, contro l’Australia. La delusione per la vittoria che avrebbero meritato s’è così di nuovo mescolata alla rabbia per come sono stati trattati. «È stato tutto difficile fin dall’inizio. Una coppa disastrosa», ha detto Taremi, ricordando le complicazioni cui la sua nazionale è stata costretta: il campo base spostato dall’Arizona al Messico, a Tijuana, «che è fantastica, la amiamo, amiamo i messicani, sono gente così umile, ma siamo professionisti e non è giusto che siamo lì», l’obbligo per le partite di arrivare all’ultimo e di rientrare il prima possibile, le estenuanti attese all’aeroporto per il controllo dei documenti, i visti negati a diversi membri dello staff.
Le promesse non mantenute di Infantino
«Dopo la prima partita Infantino è venuto negli spogliatoi a dirci che avrebbe risolto i nostri problemi, ma poi cosa ha fatto?». Niente, se non farsi inquadrare in tribuna, con l’espressione impassibile, nelle tre gare giocate dall’Iran, come una forma di riguardo. «Se la Fifa pensa che tutto questo sia giusto è un suo problema, ma giusto non è. Quelli della nostra organizzazione logistica non possono essere qui perché non hanno il visto. Se vogliono che veniamo eliminati, va bene. Ma non è giusto».
Il biglietto che richiama la lealtà sportiva
L’Iran ha vissuto un Mondiale snervante e quest’altissima tensione ne ha condizionato i risultati: in una situazione di serenità avrebbe sicuramente battuto la Nuova Zelanda alla prima giornata, guadagnandosi la qualificazione diretta. Il lavoro del Team Melli è stato turbato anche dalla contestazione dei sostenitori dello scià, che a Seattle hanno fatto una parata dimostrativa fuori dallo stadio mentre dentro qualcuno ha fischiato l’inno. Agli iraniani è mancata la libertà di movimenti, la facoltà di decidere i programmi, un po’ di respiro. A Seattle avevano lasciato un biglietto negli spogliatoi ringraziando per l’ospitalità e stavolta facendo un richiamo all’etica sportiva: inevitabile, con tutti i biscotti che c’erano nell’aria.
L’eliminazione
Ma che sia stato biscotto o no, il biglietto non è bastato: il pareggio per 3-3 tra Algeria e Austria è arrivato, in modo rocambolesco, ed è arrivata anche l'eliminazione dell'Iran. Con 3 punti conquistati in 3 pareggi è fuori. L'Iran ha sperato nel ripescaggio, ci ha creduto davvero quando l'Algeria si è ritrovata avanti 3-2 al 92'. Poi, però, l'Austria ha ottenuto un incredibile 3-3 al 96': pareggio e promozione per entrambe le squadre. Il fischio finale ha sancito l'eliminazione dell'Iran e ha trasformato in realtà i timori espressi da Taremi.