Non solo Vinicius e Neymar, la svolta operaia del Brasile di Ancelotti
dal nostro inviato Emanuele GambaHouston – Carletto, Vinicius, le romanticherie di Neymar e Marquinhos-Gabriel, la coppia di difensori centrali più forte del mondo: finora il Brasile sono stati quei cinque (Neymar soltanto per questione di immagine), però alle loro spalle c’è una formazione inimmaginabile, se si immagina chi è e da dove viene chi di solito gioca nella Seleção. Ancelotti ha formato più di metà della rosa pescando a piene mani dal campionato di casa (sono sette quelli del Brasileirão) e piluccando anche tra quello arabo (Fabinho e Ibañez), russo (Douglas Santos e Luiz Henrique), turco (Ederson) e una Premier di seconda fila, tra il Newcastle di Bruno Guimarães, il Brentford di Igor Thiago (uno che si è affermato in Bulgaria, la cui nazionale stava per scegliere) o il Bournemouth di Rayan, il ragazzino che è la vera scoperta di Ancelotti e che sarà titolare anche oggi contro il Giappone, dato che Raphinha è ancora infortunato.
Houston – Carletto, Vinicius, le romanticherie di Neymar e Marquinhos-Gabriel, la coppia di difensori centrali più forte del mondo: finora il Brasile sono stati quei cinque (Neymar soltanto per questione di immagine), però alle loro spalle c’è una formazione inimmaginabile, se si immagina chi è e da dove viene chi di solito gioca nella Seleção. Ancelotti ha formato più di metà della rosa pescando a piene mani dal campionato di casa (sono sette quelli del Brasileirão) e piluccando anche tra quello arabo (Fabinho e Ibañez), russo (Douglas Santos e Luiz Henrique), turco (Ederson) e una Premier di seconda fila, tra il Newcastle di Bruno Guimarães, il Brentford di Igor Thiago (uno che si è affermato in Bulgaria, la cui nazionale stava per scegliere) o il Bournemouth di Rayan, il ragazzino che è la vera scoperta di Ancelotti e che sarà titolare anche oggi contro il Giappone, dato che Raphinha è ancora infortunato.
Tanti operai nella squadra di Ancelotti
Per la prima volta da quando è ct, Carletto confermerà la stessa formazione per due partite di fila: al di là di ogni questione di passione, ispirazione e istinto, che formano il dna brasiliano, il nostro caro allenatore sta cercando prima di tutto stabilità e solidità ed è per questo che ha innervato la rosa di gente senza paillettes, rinunciando a reclutare per forza soltanto nei cinque campionati più importanti, come era successo negli ultimi Mondiali. Sia nel 2018 sia nel 2022, per esempio, soltanto in tre giocavano in patria: due riservissime e il terzo portiere, mentre qui i titolari fissi sono due (Danilo e Paquetà), ma abbiamo già visto anche Danilo Santos e Alex Sandro, oltre naturalmente a Neymar.
Gli stipendi brasiliani a livello europeo
La svolta non glamour del Brasile ancelottiano ha ragioni diverse. Innanzitutto, grazie all’aumento esponenziale dei premi distribuiti dalla Copa Libertadores e alla modifica della legge che ha aperto all’ingresso dei capitali stranieri nell’azionariato dei club, le principali società brasiliane, come Flamengo e Palmeiras, hanno ormai fatturati che superano i 200 milioni di euro e distribuiscono stipendi in linea con quelli europei di medio-alto livello: questo consente loro di trattenere più a lungo i giocatori forti o di richiamarne qualcuno dall’estero (è il caso di Paquetá, Danilo, Alex Sandro, Danilo Santos e Neymar). Insomma, il Brasileirão è tornato un bacino cui attingere, in un periodo storico in cui il talento verde-oro non è più così diffuso: ci sono 1455 professionisti brasiliani che giocano all’estero, sparpagliati tra 88 campionati, e Ancelotti è dovuto andarsi a cercare quelli da convocare anche al di là dei cinque più importanti: nel 2022 erano in quattro a non venire da quelli, nel 2018 erano in sei, oggi sono 12.
Brasile favorito sul Giappone ma…
Contro il Giappone il Brasile, ricco o povero che sia, parte da favorito, ma non in maniera assoluta. I nipponici sono tra le squadre che hanno appassionato di più, tengono ritmi estremi (ieri si sono allenati alle 13, a 35°, senza battere ciglio) e hanno una coralità di squadra ammirevole. Sono qualità che possono mettere in difficoltà la compassata Seleção, che finora si è basata su capisaldi prosaici: starsene acquattati, tenere palla, sguinzagliare Vinicius, che qui ha il piglio del trascinatore. Si gioca a Houston dove c’è una canicola europea, ma tanto lo stadio ha l’aria condizionata. Arbitrerà il nostro Mariani.