Chissà cosa hanno bisbigliato all’orecchio di Mahrez. Chissà perché molte delle facce dei giocatori dell’Algeria erano sconcertate. In panchina c’era chi rivolgendosi agli austriaci sembrava scusarsi, altri mimavano il numero tre. Algeria e Austria hanno pareggiato, disegno perfetto per condurle ai sedicesimi del Mondiale. È finita 3-3: possibile che un risultato del genere sia frutto di un biscotto? Se lo chiedono in tanti, su tutti l’Iran eliminato per quel pari. Nel modo più crudele (e curioso) possibile. Gli iraniani in ritiro hanno festeggiato il 3-2 al 93’ di Mahrez: un video li mostra euforici, neanche ci credevano più per quanto era stata immobile l’ultima mezz’ora di gara. In 120 secondi, euforia e disperazione sulla testata di Kalajdzic.
Chissà cosa hanno bisbigliato all’orecchio di Mahrez. Chissà perché molte delle facce dei giocatori dell’Algeria erano sconcertate. In panchina c’era chi rivolgendosi agli austriaci sembrava scusarsi, altri mimavano il numero tre. Algeria e Austria hanno pareggiato, disegno perfetto per condurle ai sedicesimi del Mondiale. È finita 3-3: possibile che un risultato del genere sia frutto di un biscotto? Se lo chiedono in tanti, su tutti l’Iran eliminato per quel pari. Nel modo più crudele (e curioso) possibile. Gli iraniani in ritiro hanno festeggiato il 3-2 al 93’ di Mahrez: un video li mostra euforici, neanche ci credevano più per quanto era stata immobile l’ultima mezz’ora di gara. In 120 secondi, euforia e disperazione sulla testata di Kalajdzic.
La formula favorisce il biscotto
Il passaggio del turno delle otto migliori terze (su dodici) è stato il vulnus di questo Mondiale: chi ha giocato per ultimo ha potuto fare dei calcoli per la qualificazione. Così da giorni Austria e Algeria (e non solo loro) sapevano che un pareggio le avrebbe promosse, rispettivamente come seconda e terza del gruppo J. L’Iran, che ballava sul filo nella classifica dei ripescaggi, aveva lasciato nello spogliatoio del Lumen Field di Seattle dopo il pari con l’Egitto una lettera scritta a penna: «Si può superare un girone, ma solo con correttezza e onore si cammina a testa alta».
Una melina buoni per tutti ma…
Così Algeria e Austria sono arrivate a Kansas City con addosso il peso di un pronostico per molti scontato. Più forte della voglia di rivalsa degli algerini a 44 anni dalla vergogna di Gijón, la sconfitta di misura dell’Austria con la Germania Ovest che li buttò fuori dai Mondiali del 1982. Un’ora con qualche acuto poi Mahrez, sempre lui, ha siglato il 2-2. Lì le squadre si sono fermate. Sarà stata la paura di perdere (una sconfitta avrebbe significato eliminazione), sarà stata una preferenza sul lato di tabellone migliore (Spagna e Portogallo o Croazia per chi arrivava secondo, Svizzera e Colombia o Ghana per chi arrivava terzo). Tant’è, la gara si è trasformata in una infinita serie di passaggi (alla fine 665 per gli algerini e 337 per gli austriaci), una melina a tratti imbarazzante. Fino alla zampata di Mahrez.
...arriva la zampata di Mahrez
Il capitano dell’Algeria ha segnato quando mancava un minuto alla fine del recupero. Ha esultato, ma i compagni sono apparsi smarriti: Chaibi gli ha sussurrato qualcosa, Bensebaini si è messo le mani sulla testa, un gruppetto ha iniziato a parlare fitto, a bordo campo è salita la tensione. La conseguenza? Nell’ultima azione della gara, Kalajdzic ha infilato Benbot, piantato sulla linea di porta. Tutt’e due avanti e l’Algeria ai sedicesimi contro la Svizzera. «È impossibile programmare un 3-3 nel recupero. Neppure Hitchcock ci avrebbe pensato per un film», si è giustificato il ct austriaco Rangnick. «Quanto successo alla fine ha dimostrato che nessuno voleva pareggiare», ha aggiunto il collega Petkovic. Resta stropicciato il messaggio dell’Iran: «Il fair play non è solo una regola del calcio, è l’anima del gioco»,