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Germania, dal calcio l'ultima delusione: il flop di un Paese che fatica a ritrovarsi

La delusione dei giocatori della Germania (afp)

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L'eliminazione al sedicesimi ai Mondiali diventa il simbolo della crisi: economia ferma, industria in affanno, governo in difficoltà. E il messaggio del cancelliere Merz, che dopo la sconfitta ringrazia la nazionale e dice di essere "orgoglioso", finisce nel mirino di tifosi e media
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“Neanche i rigori sappiamo più tirare”. La Germania si è svegliata tramortita, incredula. Un’altra cacciata dai Mondiali. Per diciassette milioni e mezzo di tedeschi incollati davanti alla tv è stata l’”ennesima umiliazione”, strilla lo Spiegel. Anche i giornali del mattino, più analitici, non meno catastrofisti, parlano chiaro: “la lunga serie nera della Nationalelf”, “la grande mancanza di idee”, “senza parole”, e insomma, “la Germania non è più la Germania”. E ai sommari scioccati si aggiungono mentalmente quelli dei giorni scorsi: i centomila probabili esuberi della Volkswagen, il sessanta per cento delle aziende tedesche che vuole emigrare all’estero, l’economia che non riesce a risollevarsi dalle secche di una lunga stagnazione cominciata col covid. Il Paese è precipitato in un clima da Goetterdaemmerung, da crepuscolo degli dei. E non sa come uscirne.

“Neanche i rigori sappiamo più tirare”. La Germania si è svegliata tramortita, incredula. Un’altra cacciata dai Mondiali. Per diciassette milioni e mezzo di tedeschi incollati davanti alla tv è stata l’”ennesima umiliazione”, strilla lo Spiegel. Anche i giornali del mattino, più analitici, non meno catastrofisti, parlano chiaro: “la lunga serie nera della Nationalelf”, “la grande mancanza di idee”, “senza parole”, e insomma, “la Germania non è più la Germania”. E ai sommari scioccati si aggiungono mentalmente quelli dei giorni scorsi: i centomila probabili esuberi della Volkswagen, il sessanta per cento delle aziende tedesche che vuole emigrare all’estero, l’economia che non riesce a risollevarsi dalle secche di una lunga stagnazione cominciata col covid. Il Paese è precipitato in un clima da Goetterdaemmerung, da crepuscolo degli dei. E non sa come uscirne.

E infatti. Non solo i rigori, avrà pensato qualcuno: neanche le automobili sappiamo più vendere, neanche l’economia sappiamo più muovere, neanche i nemici della democrazia sappiamo più tenere a bada. Uno dei capi più radicali dell’ultradestra Afd, Bjoern Hoecke, posta una foto della nazionale del 1954 che vinse i Mondiali. Tutti bianchi, tutti etnicamente tedeschi, “dovreste essere 11 amici, e per buone ragioni”, commenta. Da anni l’ultradestra tuona contro una Mannschaft che dovrebbe essere “più classicamente tedesca” (come disse Alexander Gauland), e meno “una squadra di mercenari politicamente correct” (come tuonò Maximilian Krah).

Il ct della Germania Julian Nagelsmann 

La favola già finita

Il “Sommermaerchen”, la “favola estiva” come fu ribattezzata l’estate dei Mondiali del 2006 in Germania che restituì l’orgoglio nazionale a un Paese che aveva ancora remore storiche a sventolare le bandiere nero-rosso-oro, è già finita. Si è aggiunta a un anno da incubo di perenne crisi del governo Merz, di Pil al palo, di un'ultradestra Afd che sembra ormai irraggiungibile e nell’ultimo sondaggio svetta al 29% nei sondaggi - otto, dieci, quindici punti sopra i partiti che hanno segnato la storia repubblicana. E il calcio di rigore finisce per essere la metonimia di un Paese precipitato in un precipizio nero.

Una forza che sembra annichilita

Anche il confronto con l’ultimo Mondiale vinto, quello del 2014, non potrebbe essere più impietoso. Allora c’era Angela Merkel, l’economia ruggiva e la Germania guidava con mano ferma l’Europa. E’ vero, sotto l’oro della bandiera covava già parecchia ruggine: il gas russo pagato a prezzi stracciati, la mostruosa dipendenza dalla Cina, una domanda interna eternamente anemica e una rivoluzione digitale saltata a piè pari. Ma da Berlino irradiava comunque una fiducia, una forza, che sembra del tutto annichilita.

Il post del cancelliere Merz

In più, in mezzo alla rabbia, alla “pressione schizzata alle stelle” denunciata da un tifoso tedesco all’uscita dallo stadio, è piombato come un asteroide il commento del cancelliere Friedrich Merz. Che dopo l’incredibile sconfitta ai rigori ha postato ieri a caldo un commento su X che suona così: “Con il vostro impegno e spirito di squadra ci avete entusiasmati. Siamo orgogliosi di voi”. Ma che partita ha visto?, si chiede sconsolata la Bild. Che pretende le dimissioni di Nagelsmann e accusa entrambi, cancelliere e allenatore, di “vivere in un mondo parallelo. Incapaci, entrambi, di vedere i propri errori e di prendersi le loro responsabilità”.

L’unico che forse riesce a strappare un sorriso su X è Carlo Masala, analista brillante dell’Università della Bundeswehr di Monaco e fiere origini sarde: “l’Italia, almeno, è stata così saggia da risparmiarsi quest’umiliazione globale”. Già.

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