Los Angeles – L’Italia c’è, lotta, sopravvive. Carlo Ancelotti da Reggiolo al 56’ fa entrare Gabriel Martinelli di Lauriano (Piemonte) che al 95’ segna nella partita dove l’arbitro Maurizio Mariani di Roma (e mettiamoci pure gli assistenti Daniele Bindoni e Alberto Tegoni) al 101’ fischia la fine. Paura, per favore, vai via. Il Brasile passa agli ottavi, il Giappone no, così impara a fare meno degli azzurri. Ancelotti, l’ultimo italiano rimasto su una panchina mondiale (Montella e Cannavaro sono già a casa), non ha più la povera cingomma in bocca (masticata nevroticamente) quando sostituisce Cunha con Martinelli, che, scartato dai grandi club e bocciato da Manchester United e Barcellona, nel 2019 finisce all’Arsenal che lo pesca dall’Ituano, serie C brasiliana.
Los Angeles – L’Italia c’è, lotta, sopravvive. Carlo Ancelotti da Reggiolo al 56’ fa entrare Gabriel Martinelli di Lauriano (Piemonte) che al 95’ segna nella partita dove l’arbitro Maurizio Mariani di Roma (e mettiamoci pure gli assistenti Daniele Bindoni e Alberto Tegoni) al 101’ fischia la fine. Paura, per favore, vai via. Il Brasile passa agli ottavi, il Giappone no, così impara a fare meno degli azzurri. Ancelotti, l’ultimo italiano rimasto su una panchina mondiale (Montella e Cannavaro sono già a casa), non ha più la povera cingomma in bocca (masticata nevroticamente) quando sostituisce Cunha con Martinelli, che, scartato dai grandi club e bocciato da Manchester United e Barcellona, nel 2019 finisce all’Arsenal che lo pesca dall’Ituano, serie C brasiliana.
Martinelli, l’importanza del padre
Aspettando la stella Neymar, segna uno (quasi) sconosciuto, quasi mai titolare nei Gunners, che nel firmamento celestiale del Brasile è un lumino che però firma la sua prima rete mondiale. Un altro gol fluido, dopo quello del canadese Eustaquio (sempre nel recupero) che però è portoghese. E un altro gol per colpa del padre. Nel senso che Gabriel nato a Guarulhos, San Paolo, dove i pali della porta non avevano nemmeno la rete, deve tutto al papà João Carlos. «Voleva diventare un professionista, ma non ci è riuscito, e così ha trasferito la sua ambizione su di me. Mi portava al campo e io gli dicevo, papà giochiamo, e lui no, alleneremo il tuo piede sinistro. Non avevo nemmeno sei anni, mio padre si metteva in porta, mi lanciava la palla e io calciavo, calciavo. Mi lamentavo anche, era una seccatura, io volevo divertirmi, non andare in giro a urlare che un giorno sarei diventato professionista. Però gli ho sempre dato ascolto. Mi diceva: ci saranno giorni in cui non giocherai bene, in cui la palla ti colpirà lo stinco, ma se corri potrai comunque dare qualcosa alla tua squadra. È quello che ho fatto, non ho mai smesso di correre».
L’arrivo a Londra e la cuoca brasiliana
È corso anche a salvare Ancelotti con una rete che ha fatto riemergere i suoi da una brutta situazione. Se sei il Brasile e pareggi con il Giappone vuol dire che fare harakiri non è solo una tradizione nipponica. Martinelli arriva a Londra a 18 anni, senza saper parlare una parola d’inglese, prende sette chili di muscoli e una cuoca brasiliana, ma ha paura a dormire da solo («a casa mia si stava tutti insieme»), per andare all’allenamento fa l’autostop, quando impara la lingua e può prendere la patente scoppia la pandemia e tutto è rimandato.
L’idea di Mancini dii farlo diventare italiano
Il ct azzurro Mancini ci fa un pensiero per gli Europei in casa, Gabriel era ancora selezionabile, origini italiane del papà e con quel cognome poi, ma lui dice che preferisce aspettare la chiamata del Brasile. Debutta nella nazionale verdeoro Under23, a Tokyo vince l’oro olimpico e nel 2022 gioca i Mondiali in Qatar. E a proposito di passaporti. Nel maggio 2023 si scopre che il brasiliano avrebbe usufruito, assieme al padre, di un certificato di residenza che il Comune piemontese di Lauriano, paese sulle colline tra Torino e Asti, elargiva dietro pagamenti a una società intermediaria. Martinelli non risulta indagato, ma nelle carte dell’inchiesta compare una foto che lo ritrae assieme al padre João Carlos nella piazza del paese, scattata nell’agosto 2019. E proprio suo papà risulta tra i 68 brasiliani con residenza in un bed&breakfast di Lauriano, composto da due sole stanze. Dove però i due non hanno mai passato una notte. Vabbè, la solita astuzia italiana, che dall’ala (dove c’era Vinicius) lo ha spostato al centro e che all’ultimo minuto ha salvato il Brasile.