Kane salva l’Inghilterra. Una doppietta del centravanti elimina il Congo dopo la grande paura
dal nostro inviato
Emanuele Gamba
Harry Kane (afp)
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Africani subito in vantaggio con Cipenga, grande l’affanno della squadra di Tuchel prima dei due gol nel finale delll’attaccante del Bayern Monaco
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Atlanta – Mentre i suoi barcollavano sull'orlo del precipizio della più catastrofica e indimenticabile delle eliminazioni, Harry Kane è saltato in corsa sul treno dei grandi bomber di questo Mondiale, dove lui dovrebbe avere di diritto un posto in prima classe, e ha salvato l'Inghilterra da un'umiliante (e fin lì meritatissima) sconfitta con il Congo: due gol nell'ultimo quarto d'ora hanno ribaltato la storia futura e anche quella passata, visto che gli inglesi non riuscivano a vincere una partita dopo essere passati in svantaggio addirittura dalla finale del 1966. Quanta strada possa fare ancora quest'Inghilterra è però difficile dirlo, vista la modestia delle sue prestazioni. Il prossimo appuntamento sarà all'Azteca con il Messico, che finora ha avuto due marce in più.
Atlanta – Mentre i suoi barcollavano sull'orlo del precipizio della più catastrofica e indimenticabile delle eliminazioni, Harry Kane è saltato in corsa sul treno dei grandi bomber di questo Mondiale, dove lui dovrebbe avere di diritto un posto in prima classe, e ha salvato l'Inghilterra da un'umiliante (e fin lì meritatissima) sconfitta con il Congo: due gol nell'ultimo quarto d'ora hanno ribaltato la storia futura e anche quella passata, visto che gli inglesi non riuscivano a vincere una partita dopo essere passati in svantaggio addirittura dalla finale del 1966. Quanta strada possa fare ancora quest'Inghilterra è però difficile dirlo, vista la modestia delle sue prestazioni. Il prossimo appuntamento sarà all'Azteca con il Messico, che finora ha avuto due marce in più.
Il Congo era passato in vantaggio fretta, con un'azione semplice: gran lancio del difensore centrale Mbemba per l'ala sinistra Cipenga, che ha scoperchiato l'intera Inghilterra, sistemata malissimo sia in difesa che a centrocampo. Nessuno ha seguito il taglio di Sadiki, sul cui movimento è dovuto andare a chiudere Spence, che dunque ha lasciato liberissimo Cipenga. E neanche Pickford è da assolvere, perché ha preso gol sul suo palo. Gli inglesi sono entrati in uno psicodramma, incapaci di dare varietà al ritmo monocorde del loro palleggio o alternative ai cross dalla trequarti, tutti preda di Mbemba o Tuanzebe (ha giocato un anno nel Napoli, qualcuno se lo ricorda?), tranne quelli intercettati per tre volte da Bellingham, a cavallo dei due tempi, due di testa e uno di piede, tutti risolti da Mpasi, portiere di riserva del Le Havre, con delle paratone. Nel frattempo, i congolesi correvano come assatanati, raddoppiavano, ripartivano, sfioravano più volte la seconda rete in contropiede (palo di Wissa al 42') e gli inglesi sprofondavano nella paura del peggio. Tuchel sbraitava ma non muoveva un dito, salvo cambiare i due disastrosi esterni, che non avevano azzeccato un dribbling.
È nella pausa per bere un goccio (inutile, visto che qui si gioca al chiuso e con l'aria condizionata, semmai potevano prendere un tè caldo), usata praticamente come time out, che finalmente l'allenatore tedesco ha cambiato qualcosa, mettendo Eze per cercare qualche spunto individuale e spostando Rice nella posizione di terzino destro, ovviamente di spinta. Poteva sembrare una stranezza, è stata invece la mossa decisiva: il pareggio è arrivato proprio grazie a una combinazione tra Eze e Rice, prima che Gordon indovinasse finalmente un cross giusto per la testa implacabile di Kane. Il bomber dell'anno, impalpabile fin lì (s'era notato solo reclamando un rigore che non c'era), s'è caricato il destino sulle spalle e ha resuscitato l'Inghilterra con un portentoso destro dal limite tra quattro congolesi. La palla gliel'aveva data di nuovo Gordon: le mosse alla fine Tuchel le ha azzeccate, meglio tardi che mai. Poi, il solito finale, con le orgogliose lacrime degli sconfitti, radunati in cerchio a centrocampo per ascoltare le parole appassionate di capitano e allenatore, e le feste invero esagerate dei vincitori. Ma il sollievo dopo la paura procura felicità doppia.