Dal baratro al riscatto, il ritorno di Lukaku: “Sto attraversando un periodo difficile”
di Franco VanniC’era una volta il Romelu Lukaku inarrestabile, capace di trascinare allo scudetto prima l’Inter e poi il Napoli. Poi sono arrivati gli infortuni, la sfiducia e un’ultima stagione da comparsa. Al punto che il suo Mondiale sembrava in dubbio fino all’ultimo. Invece, nel torneo che può cambiare le carriere e creare leggende, il centravanti belga si sta riprendendo tutto. Gol dopo gol, partita dopo partita.
Una seconda occasione mondiale
Lukaku è arrivato negli Stati Uniti per il rotto della cuffia, reduce da un’annata anonima, a essere generosi. In campionato – condizionato da un grave infortunio che lo ha tenuto a lungo fuori - ha giocato poco (appena 40’ in serie A), segnando una rete. Numeri impensabili per uno che per anni è stato uno degli attaccanti più dominan…
C’era una volta il Romelu Lukaku inarrestabile, capace di trascinare allo scudetto prima l’Inter e poi il Napoli. Poi sono arrivati gli infortuni, la sfiducia e un’ultima stagione da comparsa. Al punto che il suo Mondiale sembrava in dubbio fino all’ultimo. Invece, nel torneo che può cambiare le carriere e creare leggende, il centravanti belga si sta riprendendo tutto. Gol dopo gol, partita dopo partita.
Una seconda occasione mondiale
Lukaku è arrivato negli Stati Uniti per il rotto della cuffia, reduce da un’annata anonima, a essere generosi. In campionato – condizionato da un grave infortunio che lo ha tenuto a lungo fuori - ha giocato poco (appena 40’ in serie A), segnando una rete. Numeri impensabili per uno che per anni è stato uno degli attaccanti più dominanti della massima serie. Eppure, proprio quando in molti avevano smesso di aspettarlo, il Mondiale gli sta offrendo una seconda occasione.
I primi segnali di riscatto
Il suo torneo non era cominciato in modo scintillante, ma già nella fase a gironi si erano intravisti segnali di rinascita. Contro l’Egitto, pur senza segnare, aveva provocato l’autogol che era valso il pareggio del Belgio. Poi è arrivata la rete contro la Nuova Zelanda, utile a restituirgli fiducia e centralità nella sua nazionale. Infine, la notte di Seattle: quella che rischiava di trasformarsi in un incubo nazionale, anche grazie a lui, si è tramutata nel più grande sollievo.
La scintilla della rimonta
Sotto 2-0 contro il Senegal, a pochi minuti dall’eliminazione, il Belgio sembrava spacciato. In quel momento è riemerso Lukaku. All’86’ ha segnato il gol che ha riacceso la speranza, il 2-1 che ha incrinato le certezze senegalesi e cambiato l’inerzia della partita. Tre minuti dopo, Youri Tielemans ha firmato il pareggio. Poi, al 125’, ancora Tielemans dal dischetto ha completato una rimonta folle. Ed ecco il dato che racconta meglio la parabola del centravanti: Romelu ha già segnato più gol al Mondiale di quanti ne abbia realizzati nell’ultima stagione col Napoli.
Leader anche senza pallone
Ma il contributo di Lukaku non si misura solo nei gol. Nella serata più tesa, con il Belgio vicino al baratro, si è trasformato anche in leader emotivo dello spogliatoio. È stato lui a fare da paciere tra Leandro Trossard e Tielemans in un momento di nervosismo, evitando che la tensione interna esplodesse proprio mentre la squadra cercava la rimonta.
Il rigore lasciato al compagno
Il gesto che racconta meglio il suo momento è arrivato sul rigore decisivo. Da bomber e rigorista naturale, Lukaku avrebbe voluto prendersi il pallone. Lo ha ammesso lui stesso dopo la partita: “Il rigore? Volevo tirarlo io, ma mentalmente sto attraversando un periodo difficile”. Da qui, la scelta di maturità: “Ho preferito lasciarlo a Tielemans, la squadra viene prima di tutto”.
Il ritorno di Big Rom
Il Lukaku di oggi non è soltanto un attaccante in cerca di gol, ma un campione che prova a ricostruirsi partendo dalla fragilità. Forse non è più il centravanti devastante di un tempo, ma il Mondiale, almeno per ora, sta restituendo al Belgio un Big Rom che sembrava perduto. E che nel momento del bisogno, a 33 anni e dopo tanti infortuni, continua a farsi trovare.